SPQR. L’intervista di Nossiter a GQ è una non notizia

Vino

Diamine, non ci si può distrarre un attimo che ne succede una. Oggi ero tranquillo a sciare nella mia Val Badia, perso tra bianco e sole, tutto pensavo tranne che al vino. Squilla il telefono e mi dicono “ma non hai letto l’intervista a Nossiter su GQ?”, mah nella mia mazzetta GQ non c’è, quando ero ragazzetto c’era l’antenato Max ma per altri usi, ora non me ne curo. Ma sembra che non sia possibile, che il prode Gionata ne abbia sparate di grosse contro tutti.

Così alla 17 smessi gli sci, mi sono procurato il giornale e letto l’intervista.

Mah alcune cose che ho letto, sarebbero anche condivisibili. Le diciamo in tanti sulla carta stampata, in rete e nelle enoteche da tanto tempo. I ricarichi di molta ristorazione, sui vini sono impensabili. Vero! Se avessi un euro per tutte le litigate sull’argomento sarei ricco, però che senso ha puntare il dito verso Roma o verso l’Italia? La stessa cosa l’ho provata personalmente a Londra, New York, Parigi e mi dicono non sia diverso neanche nella Rio di Nossiter. Perché prendersela con la sola penisola, se non per attirare curiosità in un intervista su un giornale italiano.

Si inizia alla grande “degli scandalosi ricarichi sui prezzi, degni dei cartelli petroliferi, alle pagine di disinformazione che farebbero arrossire persino Mediaset”, accidenti, ma allora fa sul serio. Peccato che la regola del ricarico folle del 3.1 minimo, non è stata decisa in Italia, ma è propria della hotellerie internazionale. Sbagliata? Sono convinto, ma perché prendersela solo con i ristoranti italiani.

Poi le roncolate arrivano ai ristoratori romani. Ci voleva il prode Nossiter per scoprire che da Felice non ci si va per la bontà della cantina, bastava che leggesse una qualsiasi delle sue odiate guide per rendersene conto, ma dimenticavo siamo tutti conniventi secondo lui. E il Convivio Troiani? Decenni di onorata carriera di uno degli chef più talentuosi della capitale distrutti in un attimo come patria del “bunga bunga” e non credo che berlusca ci abbia mai messo piede.

E per fortuna che c’è lui a ricordarci che Leonardo di Cesare al Casaletto, ha un gusto personale e una carta interessante. Che Luca Boccoli faccia per Settembrini una selezione interessante e che Elena del Sanlorenzo sia una validissima sommelier, dalle scelte interessanti. Capisco il suo odio per le guide, ma bastava fare un giro in rete per sapere queste cose, che non sono notizie per nessuno.

Per non parlare di Garofoli, produttore marchigiano, autore con il suo selezione Giocchino Garofoli 2006 di uno dei vini che quest’anno in degustazione ci hanno emozionato di più, bollato come “semi industriale”, ma che significa? Capisco bene l’idea di vino industriale, meno quella di semi…

Insomma una serie di bordate che servono più che altro ad impressionare il lettore “a la mode” di GQ che a informare. Quello che invece è interessante notare è vedere che gli anni passano, ma le vecchie cattive abitudini non cambiano. Sono diffidente per natura verso i dualismi, tutti i dualismi. Non hanno prodotto mai niente di buono (fin dai tempi delle crociate, passando per fascismi e comunismi), ma nel vino poi non hanno proprio senso. Il vino è un contratto che passando nel bicchiere si perfeziona al palato, solo con la mediazione del nostro gusto. Pensare che esista un vino buono ed uno cattivo per come viene fatto e non per il sapore che ha è un evidente nonsenso, oltre ad una bestialità.

Nonsenso come l’elenco di nomi che vengono sciorinati in ordine sparso, accomunando tutto e tutti, da Casale del Giglio con Angelo Gaja, a dal Forno con Zonin, passando per Beha con Maule. Mischiando tutto e tutti, non con descrizioni dei vini ma in una ideale lavagna con segnati buoni e cattivi. Buoni TUTTI i naturali, cattivi TUTTI gli altri.

Semplice no… Peccato che il mondo (e il vino) non funzioni così. La sola cosa che veramente dispiace, la vera notizia è che si continua a perpetuare una visione del mondo del vino disturbante e legata a piccole polemiche. Immaginate cosa penserà di noi l’ignaro lettore di GQ che saltando tra una tetta in vista e una giacchetta attillata, si imbatterà in questo confuso j’accuse. Ve lo dico io: S.P.Q.R. Sono Pazzi Questi Romani!

[Link: Puntarella Rossa]