La crisi c’è e si sente, mormorano parecchi ristoratori. Colpisce trasversalmente perché se l’utenza media di un ristorante “medio” è la più a rischio (per scomparsa, ahinoi del ceto medio), quella low cost è sempre più attenta al prezzo mentre la high sta soppesando l’incrocio tra i controlli fiscali, la sobrietà, il rispetto e il valore della ricchezza in una dimensione attendista che preoccupa.

La crociata anti-abusivismo del Comune di Roma e del Municipio I combattuta dal mini-sindaco Orlando Corsetti che si è scagliato contro i tavolini selvaggi, ossia contro la consuetudine di allargare bar, ristoranti e “localini” all’esterno con improvvisati e tremendi dehors riscaldati da funghi a gas, è stata accolta da molti come elemento di depressione. Anche se le baracchette telonate spesso sono un vero e proprio colpo basso al buon gusto. Nel centro storico sono 14 le piazze in cui vige il divieto di allargamento negli spazi pubblici: Piazza della Rotonda, Piazza Barberini, Piazza Madonna dei Monti, Piazza Mignanelli, Piazza di Pietra, Piazza della Repubblica, Piazza Sant’Apollinare, Piazza Santa Cecilia, Piazza Sant’Eustacchio, Piazza San Giovanni in Laterano, Piazza Sant’Ignazio, Piazza Santa Maria in Trastevere, Piazza San Lorenzo in Lucina e Campo dè Fiori, mentre a Piazza del Fico e a Piazza della Quercia vige la tolleranza, anzi il tavolino “zero”.

Alcuni ristoratori hanno dato poco peso all’ordinanza al centro delle discussioni nei giorni a ridosso del Natale. E ora rischiano la chiusura dopo aver riposizionato strutture e tavolini “temporanei”. 50 sono i verbali di chiusura già commissionati e 9 dovrebbero essere eseguiti in questa settimana (i commercianti hanno 15 giorni per decidere quando far cadere lo stop programmato dalla sanzione – da 1 a 3 giorni).

Da Trastevere in piazza Tavani Arquati al rione Trevi in via del Traforo, da via della Vite in pieno centro storico a due passi da piazza di Spagna a via Celsa nei pressi di piazza Venezia fino a via Zanardelli, via Merulana e via dei Soldati: in queste strade nove locali saranno puniti con la chiusura per aver posizionato dehors fuori legge.

Tra i destinatari della sanzione di chiusura temporanea, ci sarebbe il Carlo Menta a Trastevere, mentre a piazza della Quercia e a piazza del Fico i ristoratori si stanno organizzando per impugnare l’emendamento del I Municipio che ha dato il via libero alle rimozioni contestuali alla multa (con la seconda sanzione c’è l’intervento dei Vigili Urbani e se si diventa recidivi c’è il rischio del ritiro della licenza di occupazione di suolo pubblico).

La geografia del divieto a Roma, però, è quanto mai varia. A fronte della battaglia contro i tavolini selvaggi in I municipio, c’è il marciapiede fai-da-te inventato nel XX Municipio per consentire ai locali di costruire un pezzo di marciapiede dove c’erano gli stalli della sosta auto e costruire un dehors telonato. Accade in via Flaminia Vecchia ed è evidente che il decoro urbano in questo caso ha limiti diversi.

I dehors per aumentare il numero dei coperti disponibili scongiurerebbero il rischio di chiusura, ma definitiva, come teme Tonino Augugliaro dell’Enoteca 84 sempre a Campo de’ Fiori: “Senza tavolini, dovrei chiudere. Giusto tutelare il decoro, ma spesso sono proprio i locali a riqualificare le zone più degradate”.

Posti aggiuntivi che avrebbero fatto gola in Sicilia. A Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) un ristoratore di un locale in contrada Spine Sante è stato malmenato alla chiusura assieme ai suoi parenti. Motivo? Quattro avventori non avevano trovato posto. Tavolini occupati. E non avevano nemmeno prenotato.

Diventeremo come i lemming pronti al suicidio di massa per non aver trovato posto al ristorante e per non poter mangiare all’aperto ai primi tepori primaverili?

[Link: corriere.it, repubblica.it, tempostretto.it, vignaclarablog.it]

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