I furbetti dello scontrino. Scovali a Milano con lo stile Cortina e tassa.li con un’App

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Dalla neve di quasi-Milano alla movida di Milano. Cambia poco, sotto i riflettori del Fisco finisce la capitale (im)morale d’Italia, quella dei cumenda (una volta) e dei Suv (ora) o degli scandali al Pirellone. Quella Milano così ben illustrata (e denunciata) da Alessandro Rimassa con la querelle dello scontrino non emesso dal prestigioso pizzo-panificio Princi. Finirà che il trentenne rompiscatole avrà anche ragione visto che il suo ragionamento sulla corrispondenza degli scontrini per un periodo di un anno è la strada seguita dagli agenti dell’Agenzia delle Entrate alla caccia dei furbetti dello scontrino.

Sette ore passate in prossimità delle casse per confrontare la differenza tra l’incasso di una serata “monitorata” come questa rispetto agli altri sabato sera. Nel giorno degli “spettacolari” controlli di Cortina gli incassi di negozi e ristoranti salirono del 400 per cento. Per poter vedere i dati di Milano dovremo aspettare ancora qualche giorno. [Secondo le prime stime di domenica su 230 controlli della Guardia di Finanza nel centro di Milano 75 sono risultati irregolari nell’emissione di scontrini: quindi un locale su tre ne era sprovvisto]

Furbetti che sembra non abbiano in simpatia l’Inps

Secondo le prime indiscrezioni, sugli oltre 120 controlli messi a segno sabato notte si sono registrate “evidenti incongruità” nell’emissione di scontrini. Numerosi anche i lavoratori in nero, riscontrati dagli accertamenti degli ispettori Inps che hanno preso parte al blitz, fra i quali figurerebbero anche alcuni clandestini.

Dove si mangia e si beve è più facile che ci sia evasione?

Sotto la lente sono passati gli scontrini e le ricevute fiscali di bar, birrerie e locali della zona di piazza san Babila, di corso Como e dei Navigli, ma anche i ristoranti nella zona di Brera e altre attività nella notissima via Montenapoleone, cuore della Milano del lusso e della moda.

Volete sapere chi è stato il primo ad essere controllato? Un ristorante, Al Tronco, di Alfredo Zini vicepresidente dell’Epam, l’associazione di Confcommercio che riunisce e difende gli interessi dei ristoratori milanesi. Non uno qualsiasi come spiega il Corriere:

Il blitz è partito dalla testa del sistema per lanciare un messaggio a tutti i livelli della catena. Zini è imprenditore noto, a Milano; è uno dei luogotenenti di Carlo Sangalli, influente presidente di Confcommercio; è l’uomo che discute e tratta regole e orari del settore con la giunta di Giuliano Pisapia.

Nulla da nascondere se non in po’ di contrarietà per i modi dell’accertamento: sabato sera (pieno) in un momento di crisi. Suona un po’ stonato ma non peggio dell’aspettativa

«(…)Rispettiamo anche questo blitz, ma evitiamo accanimenti, grazie. Se poi i controlli serviranno a eliminare la concorrenza sleale, in fondo, tanto meglio»

Gli indignati dello scontrino negato hanno ora anche il santo protettore, ovviamente in versione web 2.0. Si chiama Edoardo Serra ed è un ingegnere informatico fresco assunto alla Apple di Parigi che ha sviluppato l’App per gli smartphone che è un ordine: tassa.li. Tutti possono partecipare al gioco di georefenziare la mancata emissione dello scontrino fiscale e diventare novelli Rimassa. Nell’intervista di Stefano Lorenzetto ci sono molti spunti di riflessione. Ne prendo uno che sembra significativo per la categoria dei gastro-strippati:

A quale categoria va la palma dell’imbroglio?
«Per il numero di casi accertati, va senz’altro a bar e ristoranti, con 13.640 segnalazioni, seguiti da negozi con 4.049, servizi con 3.828 e locali notturni con 1.223, dati aggiornati a venerdì 27 gennaio».

I blitz andranno avanti, aveva avvertito Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate e presidente di Equitalia. Dopo la Roma magnona e la Milano da bere a quale città toccherà?

3 Commenti

  1. Trovo che passare la giornata al fianco degli esercenti sia un ottimo modo per poter confrontare gli andamenti degli incassi con le settimane precedenti. Mi rimane un dubbio enorme sulla possibilità di elevare sanzioni in base a un ragionamento deduttivo non supportato da alcuna prova concreta.
    Non vorrei che tutto si tramutasse in una serie, vincente, di ricorsi in commissione tributaria.
    Trovo che un’analisi seria del tenore di vita dei contribuenti rimanga il sistema più efficiente, abbinato a sanzioni che puniscano chi evade, ma anche, come nel caso sembra di molti esercenti controllati recentemente, chi dà lavoro in nero che si traduce in una doppia evasione.
    Per quanto riguarda l’appl. capisco che possa risultare divertente ma, visto il conclamato numero di recensioni false che girano sui siti specializzati, la paura è che si possa facilmente trasformare in uno strumento di delazioni infondate. Lo stesso autore dell’articolo dichiara tra l’altro di aver inserito una segnalazione inventata su Verona, proprio per testare i presunti filtri esistenti.

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