La Garbatella, piccolo gioiello urbanistico, satellite di nuova esplorazione del caotico pianeta Roma. Forse è per questo Qwerty ci si trova subito a suo agio! Qui i muri ancora ti parlano di tradizione, di genuinità, di quelle ricette con cui sei cresciuto, sapori che ormai senti parte del tuo DNA. Gli spazi raccolti dei lotti e delle piazze comunicano armonia e così anche piazza Bartolomeo Romano, la piazza dello storico teatro “Palladium”, dalla quale si dirama una piccola strada (via Luigi Orlando), dove brilla una luminosissima insegna verde che più verde non si può con su scritto “Ristoro degli angeli“.

Data la fame atavica di Qwerty ci dirigiamo all’interno con la speranza che oltre agli angeli, possano trovare ristoro anche un povero marziano dalla fame compulsiva e un foodblogger alle prime armi. L’ambiente è quello di un bistrot dall’atmosfera leggera, senza troppi formalismi e senza tempo. Uno di quei posti dove ti fermeresti le giornate intere a scrivere o a leggere, ma per nostra fortuna qua si mangia, e come se si mangia. Veniamo accolti dalla padrona di casa, Elisabetta, e subito cominciamo a capire qual è il file rouge di questo ristorante, anzi faremmo meglio a parlare di “file vert”. E già perché dal verde acceso dell’insegna del locale, al verde accesissimo dei capelli di Elisabetta fino ad arrivare al verde sincero e puro dei vegetali recuperati tutti a km 0 che vengono serviti a tavola, questo posto sembra vivere il verde in tutte le sue sfumature e in tutti i suoi sapori. Il marito di Elisabetta, Ivo, comincia a elencarci i piatti fuori menù (spesso di pesce freschissimo) che ruotano ogni giorno e nel frattempo io mi attardo, commosso, a leggere la frase con cui si chiude il menù: “In questo locale è consentita la scarpetta”. Una frase che fa guadagnare punti in partenza, e che Qwerty vuole mettere in pratica prima possibile.

Cominciamo con la tartare di pescato del giorno che oggi è di tonno. Plauso innanzitutto perché il colore del pesce non è rosso barbabietola ma di un colore rosato naturale, che a mio avviso si fa mangiare più volentieri (anche con gli occhi).. Lievemente agrumata, la tartare è condita con una vinaigrette a base di senape e della moutarde de dijon in accompagnamento. In bocca è piacevolmente speziata, equilibrata nel dosaggio del condimento e la grinta viene data dalla mostarda che è veramente speciale. Inizio ottimo.

Continuiamo poi con il Tortino di patate e broccoletti con mozzarella di bufala Dop. Un piatto di gola e di pancia in cui si comincia a far largo prepotentemente un’ottima materia prima, che in bocca restituisce sapori familiari ma perfettamente dosati tra di loro. Il tortino viene smorzato dalla freschezza della bufala, e la chiffonade di finocchio lascia una piacevole e intelligente nota fresca che si addice perfettamente a questo antipasto. La bocca torna fresca, pronta per entrare in zona “Primi”.

Le “Fettuccine degli Angeli” con burro di montagna, parmigiano stravecchio e sesamo tostato sono ormai un classico di questa tavola “Garbata”: Un piatto godurioso e veramente interessante in cui il burro è profumatissimo, e il parmigiano persistente in bocca. Profonda e piacevolissima, la salsa finisce con lo sposarsi perfettamente con il sesamo tostato il quale si fa sentire in masticazione con tutta la sua croccantezza. Il dente delle fettuccine poi, fatte rigorosamente in casa, è perfetto.

Dei Ravioli di baccalà su vellutata di patate, non so veramente che dire.. Forse il top della serata. La sfoglia è tirata in maniera magistrale, la farcia esplode in bocca con tutta la sua sapidità. Il tutto viene ammorbidito da una fantastica vellutata di patate dalla consistenza leggera, quasi impalpabile. Un accoppiata classica in un gran piatto, dove si sente la mano dello chef.

Le Polpette vegetali con salsa tzatziki sono ben strutturate e di ottima fattura. Piacevoli e leggere si sposano benissimo con lo tzatziki che lascia in bocca un’ottima punta grassa e acida. Sottolineo la qualità di tutte le verdure che ci vengono servite in accompagnamento che, come mi dice Elisabetta, sono tutte recuperate da produttori locali a Km0 e si sente!

Buonissimo anche il Pecorino della sabina alla piastra con miele siciliano ai fiori d’arancio. Un altro piatto dove la materia prima è protagonista assoluta. Il pecorino è croccante ai bordi, morbido al centro e il miele lo completa creando un fantastico contrasto tra dolce e salto che manda ai matti sia me che Qwerty. Golosissimo.

Le Patate della “Garbatella”, un altro classico del Ristoro, ripassate in padella con alloro, cipolla, rosmarino, finocchietto, peperoncino e sfumate con aceto e vino; il sapore di quella semplicità che ti sa di pranzi della domenica e di gite fuori porta. Anche se siamo vicini alla fine della cena, sazi e soddisfatti, continueremmo a mangiarle a oltranza..

Passiamo in zona dolci dove assaggiamo il Contrasto degli Angeli: Marron glacè, yogurt e caramello. Ottimo gioco di sapori nel quale il Marron glacè viene impreziosito e alleggerito da uno yogurt delicato, bilanciato dalla dolcezza decisa del caramello. Un ottimo modo di chiudere la cena, goloso e leggero al punto giusto.

Insomma tanta sostanza in questo locale a Roma sud, sapori semplici e decisi ma conditi con la passione dello chef Federico Sparaco, e dall’esperienza di Elisabetta Girolami e dal marito Ivo in sala. Un locale dove veramente si sente il sapore di quello che si mangia, e dove ogni tanto può caderti lo sguardo su qualche targhetta sparsa qua e la sui tavoli del ristorante con su scritto “Su questa tavola probabilmente Federico Fellini mangiò pasta e fagioli”. Io e Qwerty ce ne andiamo soddisfatti e sfamati, ma Qwerty si chiede ancora in che parte di Roma ci troviamo. Io rispondo che siamo a Garbatella, città giardino, quartiere popolare, e perché no, da stasera per me anche culla di nuovi gusti e sapori popolari.

al Ristoro degli Angeli.  Via Luigi Orlando, 2. 00154 Roma. Tel. +39 06.51436020

(Gianleonardo Gentile)

Foto Palladium: Stefano Cerioni/Trekeart

Tag consigliato: Un marziano a Roma

5 Commenti

  1. La carta dei vini non è ricchissima e vi sono principalmente etichette del territorio.. anche se noi abbiamo bevuto un discreto Rakelena.

    Per quanto riguarda i prezzi, per una cena completa da antipasto a dessert sui 50 euro a testa, però le porzioni sono abbondanti quindi si può scendere anche a meno uscendo sempre sazi e felici.

    • Io l’ho interpretato come fresco, non barbietolizzato ecc ecc. D’altronde il selvaggio del pescatore sul gozzo mi fa venire in mente per analogia il cow boy con il lazo.

      Il pescato del giorno si addice di più a una spigola 😀

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