Era la notte del 5 marzo 1982 quando il corpo dell’attore John Belushi fu ritrovato senza vita all’hotel Chateau Marmont di Los Angeles, in cui risiedeva abitualmente quando era a Hollywood per lavoro. Il motivo (un’intossicazione da droghe) fu poi reso noto a tutti e la scomparsa di Belushi, allora poco più che trentenne, sconvolse il mondo cinematografico: il divo di quello che ancora oggi viene definito “cinema demenziale”, un genere spesso snobbato dalla critica, era nel pieno della sua carriera e l’amico e collega Dan Aykroyd lo aveva già contattato per il film da lui sceneggiato, il mitico Ghostbusters.


Belushi aveva debuttato solo quattro anni prima sul grande schermo con la commedia di John Landis Animal House. Nel film, ambientato in una realtà universitaria surreale e destinato alla leggenda (inaugurò un vero e proprio sottogenere con il suo slapstick irriverente), Belushi si calò nella parte del folle Bluto Blutarski, organizzatore di party assurdi e sgangherati e ripetitore fulminante di battute al vetriolo, che lo consegnò immediatamente alla popolarità. Tra le scene indimenticabili un’esibizione pazzesca di Belushi-Bluto che, sulle note di Sam Cooke che canta “(What a) Wonderful World” (misteriosamente scomparse nella versione home video del film), si riempie la bocca e le tasche di ogni genere di cibo, e quando arriva al tavolo degli Omega è unto da far impallidire Homer Simpson. Quando lo definiscono ‘porco’ lui s’ingozza con una mozzarella, gonfiando il viso come uno dei bambini famelici di Miyazaki, e chiede: “Indovina cosa sono adesso? Un foruncolo!”.

Da noi la parola venne tradotta con un fantasioso “lancia cibo”. Segue una mitragliata del latticino immolato alla causa della comicità landissiana, che dà inizio al ‘food fight’ più divertente della storia del cinema. Nel film Belushi si trasforma nel disgustoso animale citato nel titolo, un trascinatore irrefrenabile e un bad boy ingestibile, nella realtà diventa un rocker esplosivo e irresistibile, che The Blues Brothers lancerà sull’olimpo dei divi capaci di far parlare di sé anche a trent’anni dal loro ultimo gesto “irrispettoso e volgare”.

(Angela Cinicolo)

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