I giovani e l’alcol, incontro fatale e precoce

Puntata notturna a Piazza Sempione, Roma. E’ sabato e c’è il figlio da riportare a casa dopo una pizza in zona con gli amici. L’appuntamento è davanti alla pasticceria, dove i nostri sedicenni hanno consumato l’ultimo piacere della serata.

Un giro della piazza e uno sguardo alla scalinata, affollata di ragazzi non ancora “maturi”. No, 18 anni non ce l’hanno ancora. Dev’essere un punto di ritrovo di giovani del quartiere che senza la patente arrivano poco lontano. Tra le medie e prima dell’università, insomma quella fascia d’età per la quale si è riaccesa, perentoria, l’allerta alcol.

Camminano in gruppo e i maschi hanno tutti, rigorosamente, una bottiglia in mano. Dev’essere birra, il design è attraente e lo sguardo serio lancia strali di sfida all’adulto comodamente seduto in auto. Camminano con passo lento ma la falcata è lunga. Quasi al rallentatore, gli occhi che dicono al mondo: sono grande anch’io.

Flash back agli anni della Tolfa, del cappotto di renna, della camicia che spunta da sotto il maglione e delle assemblee a scuola per cambiare il mondo. Stessi sguardi di sfida, stessa rabbia sublimata, stessa voglia di vivere e di sentirsi grandi. Tanto simili eppure tanto diversi da questi giovani con la bottiglietta in mano.

Finiti da qualche tempo sotto la lente di medici-pediatri-opinionisti-forze dell’ordine che a ripetizione lanciano l’allarme: gli adolescenti bevono troppo e cominciano troppo presto. L’ultimo in ordine di tempo è partito dal Ministero della Salute che in una sua relazione recente constata “il passaggio dal modello mediterraneo, con consumi quotidiani e moderati di alcol, incentrati prevalentemente sul vino a un modello più articolato che risente sempre più dell’influsso culturale dei Paesi del Nord Europa”. Come il binge drinking, più elevato, per la verità tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni e che consiste nel consumare “numerose unità alcoliche in un breve arco di tempo”. O come i consumi femminili di alcol fuori pasto, raddoppiati tra le ragazze di 14-17 anni negli ultimi 15 anni.

A confermare l’allarme c’è anche la sezione ligure della Società italiana di alcologia che in un dossier anticipato da Repubblica sentenzia: si comincia a bere presto, già alle medie e persino per una quota preoccupante di bambini l’alcol è un’esperienza tutt’altro che sconosciuta.

La relazione dà conto di un monitoraggio effettuato su un campione di 1500 ragazzi tra i 12 e i 13 anni da Giovanni Testino, epatologo dell’ospedale San Martino e vicepresidente della Società Italiana di alcologia. Da cui risulta che il 77,3% del campione (maschi e femmine equamente rappresentati) ha dichiarato di aver bevuto sostanze alcoliche almeno una volta e il 77,5% di questa quota lo ha assaggiato per la prima volta in famiglia mentre il 3,8 % dei bambini di 5 anni presenti nel campione ha detto di conoscere già l’alcol. Dati preoccupanti se si tiene conto anche del fatto che dal primo assaggio all’abitudine il passo non è così lungo visto che dei 1160 ragazzini che l’hanno provato quasi la metà ha continuato a berlo regolarmente: una volta al mese il 21,5%, tutte le settimane il 21%, tutti i giorni il 10%.

Il bere precoce è il risultato anche di campagne pubblicitarie martellanti, spiega la Società Italiana di alcologia (“In tv ogni 13 minuti passa uno spot”, fa sapere Testino) ma anche di una sottovalutazione da parte dei giovani consumatori dei danni alla salute cui può esporre il consumo precoce di alcol: il 64,4,% dei ragazzi del campione ritiene che “se si beve poco si può tranquillamente guidare il motorino”.

E siamo, inesorabilmente, al problema degli incidenti stradali. “Particolarmente preoccupante appare l’associazione rilevata dall’Istat tra il binge drinking e l’assidua frequentazione di locali da ballo”, si legge nel rapporto del Ministero della Salute, “a sua volta associata ad un uso molto frequente di autoveicoli, che segnala l’esposizione dei giovani a gravi rischi di incidente stradale”. Ma anche all’assunzione di sostenze stupefacenti. “Altro problema relativo ai giovani è la diffusione di un consumo di alcol con finalità di sballo e ricerca dell’ubriachezza, che accomuna l’alcol ad altre sostanze psicoattive e può facilitare il passaggio all’uso di queste ultime”.

I nostri ragazzi ci aspettano davanti alla pasticceria. Contenti di riportare a casa dei giovani golosi, prendiamo la strada del ritorno. Speriamo che non imparino mai a scambiare lucciole per lanterne, lo sballo per la felicità, la bottiglietta in mano per qualche piacere meno subdolo. Magari i nostri ragazzi finiranno nelle statistiche degli adolescenti in sovrappeso, ma almeno siamo scampati a quelle sull’alcol.

[Fonte: helpconsumatori.it, repubblica.it, Ministero della Salute  Foto: panorama.it]

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