Ais vs Assoenologi. I concorsi diventano un fatto di monopolio?

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Non faccio a tempo a scrivere l’editoriale sui Decanter Awards 2012 e sulla differenza fra i concorsi internazionali e quelli italiani, ed ecco che scoppia la guerra fra enologi e sommeliers proprio su questo tema. Le ragioni del contendere sono ben spiegate dal Presidente Giancarlo Prevarin (Giuseppe Martelli è Direttore e non Presidente come avevo erroneamente scritto nel mio precedente editoriale). Prevarin in un articolo apparso sulla rivista L’Enotecnico, organo ufficiale dell’Assoenologi, dal titolo “Forse ha ragione chi dice che è meglio essere temuti che amati”, rende pubblico il tentativo di “colpo di stato vinicolo” ordito ai danni degli enologi da parte dell’Associazione Italiana Sommeliers. In che consiste? Nel fatto che la senatrice Laura Bianconi del Pdl, presidentessa dell’Associazione Luigi Veronelli che raggruppa i parlamentari “amici del vino” (ed ha sede nell’hotel Rome Cavalieri negli stessi locali dove hanno sede Bibenda e l’Ais Roma,) ha proposto un emendamento, il 41 bis, al Ddl sulla semplificazione, teso a fare assegnare all’Ais il controllo e la gestione di tutti i concorsi enologici italiani, che allo stato attuale è di competenza dell’Assoenologi. Apriti cielo.

I componenti del Ministero per le Politiche Agricole hanno dato parere fortemente negativo alla cosa. E pare che anche in Parlamento la cosa sia stata presa non bene da molti, stando a quanto afferma Prevarin. C’è comunque da dire una cosa. Gli enologi, che sono coloro che fanno il vino, a mio avviso non dovrebbero essere anche quelli che lo giudicano. Il principio di terzietà, che regola ogni forma di giudizio in ogni campo, non mi sembra che venga rispettato in un caso del genere e questo dovrebbe far capire che qui non si parla tanto di lotte lobbistiche all’interno del mondo del vino, ma dei principi del diritto. Considerando poi che le commissioni dei concorsi locali sono formate in prevalenza da enologi della stessa zona, si arriva al paradosso che chi fa i vini che concorrono poi se li giudica anche. E’ vero che i campioni vengono mascherati, come è vero che quasi nessuno dei concorsi enologici italiani ha un vero impatto sulle scelte dei consumatori, ma qualche dubbio di forma, se non di sostanza, mi pare proprio che possa essere espresso, Ais o non Ais. E, parlando di diritto, forma e sostanza coincidono, come sanno tutti gli studenti di Giurisprudenza del primo anno.

[Link: doctorwine]

6 Commenti

  1. Mi sembra interessante anche il passaggio “E’ vero che i campioni vengono mascherati, come è vero che quasi nessuno dei concorsi enologici italiani ha un vero impatto sulle scelte dei consumatori”: è strano che, sia per il vino che per il cibo, la valutazione non tenga praticamente MAI conto di quello che mangiano e bevono i comuni mortali. Più che di terzietà, qui è sempre applicato il principio di, come dire?, “suità”, o “lorità”…

  2. In realtà i panel test, per correttezza, dovrebbero essere composti da enologi terzi che valutano bottiglie nude. Con tutto il rispetto per l’AIS, essa non forma figure professionali con le competenze tecniche necessarie per valutare correttamente un vino (nonostante quello che costa, ahimè!): tuttavia è anche vero che si potrebbero costituire due giurie, una tecnica costituita da SOLI enologi, e una popolare in cui inserire giornalisti e sommelier, senza escludere i normali consumatori. Non si tratta di caste, ma di competenze: cosa direste se un enologo si ritrovasse nella giuria TECNICA del “premio Strega” o in quella di un’assegnazione per un premio in architettura?
    Si fa troppa confusione in questo settore (VOLONTARIAMENTE ritengo) e spesso l’approccio con esso è basato sulla presunzione del sapere, ma si devono chiarire necessariamente i due ruoli:

    – Enologo è un agronomo, entomologo e tecnico di chimica alimentare LAUREATO all’università, che segue il vino dall’impianto del vigneto alla vendita in bottiglia; se portato, volendo potrebbe anche fare l’head marketing manager import -export di una o più cantine;

    – Sommelier è una qualsiasi persona appassionata del vino, formata da un’associazione (l’AIS per l’appunto) per fornirvi i migliori consigli sugli abbinamenti vino-cibo ed aiutarvi a riconoscere gli odori presenti nel vino, che l’ENOLOGO ha fatto sviluppare attraverso la lavorazione e la sua preparazione sulle molecole e sulle cultivar.

    Spero di esser stato chiaro, FELICITA’ A TUTTI.

  3. Mi inchino alla lucida, serafica, obiettiva e più che corretta posizione di Vito. Io, impulsiva come sono, non avrei mai potuto centrare così bene la risposta, mi limito solo ad aggiungere che dal momento che le guide redatte dai sommelier hanno già un così forte e potente e innegabile impatto commerciale sul mondo del vino, davvero mi sembrerebbe assai poco etico e corretto affidare loro pure i concorsi, inoltre, trovo odiose le insinuazioni di scarsa professionalità rivolte agli enologi per supposto “campanilismo”. Invito, per esempio, a guardare i risultati del concorso di vini rosati tenutosi in Puglia. Indubbiamente c’erano parecchi enologi pugliesi nelle commissioni di degustazione eppure, i rislutati sono pubblici e consultabili nel sito del concorso suddetto, non sono stati certamente i vini rosati pugliesi quelli più premiati, tutt’altro, anche con una certa delusione dei produttori pugliesi per cui i nostri colleghi svolgono consulenza. Quindi o gli enologi pugliesi sono cretini o hanno mostrato professionalità. Ovviamente propendo per la seconda ipotesi. Ultimo ma non ultimo, sempre in nome di quella professionalità di categoria che mi sento di difendere a spada tratta, al di là della perfetta organizzazione dei concorsi gestiti dall’assoenologi e dell’assoluta integrità, rigore e serietà di chi li gestisce in prima persona, vedi Giuseppe Martelli, Giacomo Moretti e il loro competente e affidabile team, un enologo serio chiamato a valutare il lavoro di un collega lo fa con assoluto rispetto e obiettività perchè, a differenza dei sommelier che se lo ritrovano direttamente nel bicchiere, sa quanta fatica, sudore, agitazione e insonnia c’è dietro quel meraviglioso nettare che per noi non è passione del palato ma d’intera vita.
    Vice presidente sezione Lazio-Umbria Assoenologi.

  4. I migliori apprezzamenti sono per i sommelier umili che per le loro scarse conoscenze della matrice vino si astengono a dare sentenze. Il problema è che è certo ormai che a suon di moneta ottieni grappoli, bicchieri, coppe trik trak e castagnole. Questo è perchè qualche giornalista amante del vino o qualche amante del vino e basta ha seguito un filone d’oro che dal 1980 circa è divenuta una strada lastricata d’oro. Guai a contraddire l’esperto sommelier (vedasi significato wikipedia). Perdi di notorietà, ti valorizzano i vini del vicino a tuo discapito cosi che il lettore sposta i consumi di la e non più di qua. Dicono di essere professionali,crudeli spietati ma guarda caso vincono sempre gli stessi. Come mai?.?. E’ un business però al quale molti enotecari forti e seri non seguono più. Questo è il segno che del marcio c’è davvero altrimenti non ci sarebbe una inversione di tendenza. concludo che per giudicare un vino solamente dalle caratteristiche organolettiche ci vuole il know how. Chi ce l’ha sa fare chi non ce l’ha lasciasse fare.

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