Si è conclusa la prima giornata del Trofeo Caputo che laureerà il Campione del Mondo dell’arte della pizza versione Associazione Pizzaiuoli Napoletani. In una giornata di confronti diresti che sono 7 le macro-categorie di pizza che conosce il mondo come te la raccontano al banco dell’accettazione delle domande

  1. Pizza juniores (fino ai 25 anni)
  2. Pizza classica
  3. Pizza a pala
  4. Pizza Napoletana STG Trofeo Caputo
  5. Pizza senza glutine
  6. Pizza in teglia
  7. Gare acrobatiche divise in specialità.

Il presentatore Enzo Calabrese che deve aver tornito l’ugola da un blocco di titanio (alla settima ora di concorso) non smette di sottolineare della novità della pizza in teglia che piace sempre di più causa pizza a taglio che si diffonde e si espande. E poi c’è questa parificazione tra elettrico e a legna che sdogana a tutti i livelli (oltre Bonci, intendo) il primo.

La variante senza glutine libera una fetta del mondo dall’incubo della pizza che dovrebbe essere sogno. E quindi cosa vorresti di più da una competizione che è inclusiva?

La pizza a pala super conviviale dell’università vicana e la junior dei giovanissimi che si affacciano al mestiere (o all’arte) sono quelle più giovanili, ne converrete (poi accade che una junior metta insieme impasto con base di patate, stracchino, fesa di tacchino, carciofo alla giudia e aceto balsamico e invidi i 22 anni di entusiasmo)

Sono perplesso dai giocolieri, ma lo show è show (poi casomai non si mangia).

Dove ho fatto fatica è comprendere la definizione di pizza classica. Avrei pensato a Margherita e Marinara. Stop. Invece, classica è quella tonda per distinguerla da tutte le possibili pizza qualchecosa che vengono sfornate ai 4 angoli del mondo (anche perché forse non vi hanno detto che a Nola arrivano pizzaioli da mezzo mondo). Classica, ma fantasiosa nel senso che il condimento è libero (e ci sono variazioni che ti rendono chiaro il concetto di Torre di Babele).

La fatica è minore se guardi la categoria del Trofeo Caputo che si gioca sul tecnico: Pizza Napoletana Specialità Tradizionale Garantita (e qui trovate il disciplinare) che rende la competizione appuntita e non scoraggia, anzi. Più del 50% delle richieste di iscrizione sono per questa categoria.

Se siete abituati alla competizioni ristrette, il Campionato Mondiale del Pizzaiuolo e il Trofeo Caputo non fanno per voi. Qui si gareggia in 300 (tre-cen-to) nella prima giornata (!) e c’è qualcuno che si iscrive anche a due categorie. Domani si supererà quota 400. Un fiume che mette a dura prova il lavoro ai banchi delle giurie chiamate a pronunciarsi sulle singole specialità.

Prendi Angela de Vivo da Sarno, per esempio. Segue le orme dei pizzaioli creativi e gourmet di Napoli più accorsati e si lancia in una pizza con impasto di noci e lievito madre con burrata, pancetta e pomodori.

E non può saltare la STG, quindi raddoppia l’impegno.

O Paolo Bosio, da Brescia, che va di lievito di birra e nella categoria teglia inforna una focaccia con guanciale, gorgonzola, patate, pomodorini freschi. Dovrebbe ben riuscire, ma con 300 concorrenti non si può dire.

I giurati vanno veloci e anche loro sono di estrazione diversa: super tecnici, giornalisti, chef e personaggi del mondo enogastronomico.

La palma della simpatia talebana va a Marianna Iaquinto. Al tavolo si misura, si soppesa, si fanno domande specifiche. Giudicano la pizza STG che è come mettere il bollino di qualità. O la targa all’autovettura che deve essere messaggero di qualità e di rigore. Non facile.

Qualcuno accusa che la manifestazione è troppo locale per essere definita mondiale. Solo che l’Antico Molino Caputo vende in 52 Paesi e richiama con questa manifestazione francesi, scozzesi, cinesi, americani. Compresa la concorrente di Masterchef di Oltreoceano.

E imprenditori che hanno 5 pizzerie a Las Vegas. Che ospita un Trofeo all’altro capo del mondo.

E la pizza napoletana che va nel mondo, sintetizza Enzo Coccia che si sta preparando per andare negli States per innalzare la pizza agli onori della cronaca.

(Ha collaborato Luigi Savino)

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