Sprechi alimentari. Un quintale a persona non vi sembra troppo?

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La crisi economica c’è e non è ancora finita nel secchio della spazzatura. A giudicare dal cibo che buttiamo i fantastici anni delle vacche grasse non sono ancora alle spalle. Sennò come li spieghi quei 42 kg di cibo che ogni persona compra e non consuma ogni anno? O i 94 prodotti in eccesso?

L’istantanea dello spreco l’ha scattata il Politecnico di Milano insieme a Nielsen Italia e alla Fondazione per la Sussidiarietà che con un’indagine hanno stilato il rapporto degli sprechi alimentari in Italia.

42 kg a persona, dicevamo, per un valore di 117 euro (300 a famiglia) tra alimenti andati a male (il 42%) e avanzi (il 58%) ai quali vanno aggiunte le eccedenze che hanno origine nella filiera produttiva (il 55% del totale degli sprechi contro il 45% prodotto in casa). Una montagna di cibo che con fatica e solo in parte riesce a intercettare il bisogno delle fasce più deboli, quelle che si rivolgono alla solidarietà per mettere insieme il pranzo con la cena: enti caritativi e banche del cibo che raccolgono le eccedenze di produzione agricole e dell’industria alimentare e le redistribuiscono.

Una causa per la quale il Governo italiano si è battuto in Europa per scongiurare il rischio di un taglio degli interventi comunitari a favore degli indigenti. Aiuti che per l’Italia ammontano a 100 milioni di euro, riconfermati per il biennio 2011 e 2012.

Il dato dolce-amaro lo dà la Confederazione Italiana Agricoltori: negli ultimi 5 anni “la crisi ha cambiato il rapporto tra gli italiani e la tavola, rendendoli meno ‘sciuponi’ e più attenti al riciclo in cucina“.

[Fonte: helpconsumatori.it Foto: rosmarinonews.it]

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