Ogm. Siamo tutte cavie? Le immagini di un film dicono si

La Russia sospende le importazioni di mais geneticamente modificato della Monsanto. E’ l’ultimo atto (per ora) di una storia dai contorni vagamente fantasy. Gli ingredienti del mistero ci sono: studi scientifici condotti nella più assoluta segretezza, battaglie tra istituti di ricerca e, sullo sfondo, attacchi di hacker degni di una spy story in salsa elettronica.

Ora proviamo ad analizzarli i protagonisti e i passaggi di questa storia, destinata a rimettere al centro uno dei tormentoni del dibattito globale: Ogm si o Ogm no.

Nel 2006 il professor Gilles-Eric Seralini, docente di biologia molecolare all’Università di Caen e la sua équipe, dopo aver avventurosamente recuperato semi di mais Ogm in campi canadesi (per non dare troppo nell’occhio si “appoggiano” ad un istituto agrario  del luogo e li imbarcano per il porto di Le Havre in sacchi di juta), iniziano l’esperimento (nome in codice In Vivo) che resterà segreto fino al 2011. A finanziarlo due giganti della Gdo, Auchan e Carrefour.

Per restare nell’ombra i ricercatori comunicano tra loro con mail criptate, non parlano al telefono dell’esperimento e lanciano uno studio-esca per depistare gli sguardi curiosi della comunità scientifica e soprattutto della Monsanto che del brevetto del mais transgenico NK 603  è titolare.

Non passa un anno e, come racconterà Seralini, il bilancio dell’esperimento “è raggelante. Dopo meno di un anno di dieta a base di mais OGM, tra i nostri topi un’ecatombe di cui non avevo immaginato l’ampiezza”.

Il 20 settembre del 2012 Le Nouvel Observateur lancia il sasso, anzi la bomba, riprendendo un articolo pubblicato il giorno precedente sulla rivista scientifica americana, “Food and Chemical Toxicology“. L’articolo contiene i risultati (e relative, raccapriccianti immagini) dello studio condotto dal professor Seralini: i ricercatori hanno alimentato per 2 anni un gruppo di topi con mais Ogm contenente l’erbicida Roundup, un altro con mais Ogm senza Roundup e un terzo con mais non geneticamente modificato e senza erbicida. Risultato: i topi dei primi due gruppi hanno sviluppato nel tempo tumori e malattie gravi, per il terzo l’aspettativa di vita è di gran lunga più lunga. Tranchant il commento del Nouvel Observateur: “Lo studio polverizza una verità, quella dell’innocuità del mais geneticamente modificato”.

A stretto giro di posta arrivano le proteste dell’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, che critica lo studio: non è stato sottoposto alla sua verifica, attacca. Gli fanno eco alcuni centri di ricerca per i quali l’ampiezza del campione è insufficiente mentre altri incoraggiano il professor Seralini a proseguire su questa strada con nuovi approfondimenti.

Un passo indietro. A rinfocolare il dibattito sugli Ogm ci ha pensato anche Anonymous, sceso in campo contro Monsanto, alla quale ha sottratto, e divulgato, dati sensibili con operazioni di hakeraggio. Ai blitz nella rete ha partecipato anche Anonymous Italia.

E torniamo all’oggi. Dopo il gran rifiuto della Russia e l’uscita nelle sale francesi, il 26 settembre, del film-choc di Jean-Paul Jaud “Tous Cobayes? (Siamo tutte cavie?), tratto dal libro di Gilles-Eric Seralini, in uscita in Francia il 3 ottobre, il dibattito è solo all’inizio.

[Link: corriere.it, nouvelobs.com Immagine: nouvelobs.com, ilsecoloix.it]

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