Che Mario Monti abbia presenziato all’inaugurazione del nuovo stabilimento della Barilla a Rubbiano di Solignano (Parma) mentre qualche settimana fa snobbava l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, è proprio un segno dei tempi. E i dati, appena divulgati da Coldiretti sul sorpasso delle esportazioni di cibo e vino (+18% in 5 anni) sull’automobile (-14%), lo confermano. Da una parte un settore in crisi e un’azienda che se ne va, dall’altra un comparto in crescita e un’azienda di punta che promette di restare.

Nel 1965, al culmine del boom economico, Pietro Barilla inaugurava il primo impianto fuori Parma. 47 anni dopo tocca al figlio Guido, presidente dell’azienda di famiglia, fare la sua parte in quella che con un pizzico di enfasi potremmo leggere come la rinascita (o forse solo la riscoperta) dell’agroalimentare italiano. Per Mario Monti, che del Board del Barilla Center for Food and Nutrition è stato membro fino al 2011, “un comparto unico al mondo, un punto di forza del nostro Paese”, dove “il sistema industriale ha un ruolo centrale”. Una piccola rivincita dell’economia reale sull’economia di carta, come ha ricordato Guido Barilla.

35 mila tonnellate di sughi l’anno, un potenziale di 24 ricette e 60 mila tonnellate (150 tonnellate di sughi a base di pomodoro e 50 tonnellate di pesti al giorno), 120 lavoratori impiegati e una cucina di 15 mila metri quadrati: queste le cifre del nuovo stabilimento che, promette Barilla, sarà sostenibile (- 32% di CO2 e -47% di acqua impiegata rispetto agli altri stabilimenti che producono salse), utilizzerà prodotti al 100% italiani, di provenienza soprattutto locale e lavorati senza aggiunta di aromi artificiali e conservanti.

[Link e immagini: repubblica.it]

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