Questo piatto è un rinnovo di un bel ricordo, il pranzo della domenica a Bologna con la mia cara coinquilina. E’ uno dei momenti più cari che porto dentro, ora che sono lontana da quella città in cui ho vissuto così a lungo. Ho eseguito il piatto-ricordo apportando qualche variante e associando ingredienti, idee, ricordi.

Ingredienti (per una persona)

1 petto di tacchino bio
1 zucchina grande bio
1 bicchiere di vino
1 filo d’olio extra vergine d’oliva
sale e pepe

Ho scelto una bella fetta di tacchino bio e delle zucchine, bio anch’esse. Sempre di più guardo ai cibi rigorosamente biologici e visto che cucinare a casa sta diventando sempre più difficile per i tempi del lavoro, preferisco scegliere i migliori ingredienti e fare un piatto, anche veloce, il più possibile genuino.

Prepara la carne riducendo il petto di tacchino in straccetti. Lo si può fare con un paio di forbici oppure direttamente con le mani scegliendo possibilmente un pezzo di carne molto tenero. Infarina bene gli straccetti e salali. Scalda un filo d’olio in padella, aggiungi del vino e i pezzetti di tacchino infarinati. Lascia cuocere lentamente.

Durante la cottura aggiungi dell’altro vino, lasciando cuocere sempre a fiamma bassa in modo da insaporire il tacchino e far evaporare tutto il vino. Quando gli straccetti avranno preso colore (sarà sempre un tono delicato e chiaro) e si sarà formata la classica cremina, grattugia sopra un pezzetto di zucchina e fai cuocere sempre a fiamma bassa per un minuto. A fine cottura aggiusta con il pepe.

Per il “contorno”, taglia una bella zucchina verticalmente e dispni qualche pezzo in una teglia aggiungendo
un filo d’olio, sale e pepe. Fai cuocere per una mezzoretta.

A cottura ultimata ho sistemato le zucchine morbide sul fondo di un piatto, a mo’ di letto sul quale ho posto la carne.

Il tacchino può essere sostituito dal pollo. La prossima volta proverò questo piatto con il pesce, un bel trancio di merluzzo con patate e insalata belga. Questo contorno ispira molte variazioni, sono in attesa delle vostre!

[Enza Maria Saladino]

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