Salone del gusto 2012 preview 01

Lo confesso un po’ l’ho temuto. Ma no che avete capito. Domani il Salone del Gusto più grande che mente umana ricordi sarà pronto ad accogliere i tantissimi visitatori che lo affolleranno fino al 29 ottobre. Si lavora sodo a preparare gli stand. Ma appena metti piede nel primo padiglione l’invito è a conoscere il tuo cibo. Buono, pulito, giusto. Finisce che qualche marachella la confessiamo tutti sacrificata sull’altare della golosità e del facile commercio. Nel senso che compriamo anche dove ci è più comodo.

Roberto Burdese sta spiegando ai giornalisti che lo seguono in questa visita anticipata le tappe fondamentali dei percorsi nel Salone. Mi arriva sospinta dal passa parola la cifra di 1000 stand. Sperare in qualche cosa di buonissimo anche se non proprio salutare in questo grandissimo mercato ha il conforto statistico, per fortuna.

Il più grande “libraio” è Marco Bolasco che al Salone ha tanti titoli per attrarre i gastrolettori e sabato modererà un incontro sul tema dei nuovi mezzi di comunicazione, blog in testa, e l’interazione con il marketing 2.0 come quello espresso da Emidio Mansi.

E a proposito di marchi che hanno fatto la storia della Gdo in Italia come potresti rimanere insensibile dallo stand della Lavazza che dopo Nino Manfredi (sembra un’altra era geologica)ha preso a cuore le ragioni della sostenibilità e dei coltivatori del caffè. Un modo di fare impresa etica che sembra facile come bere Na tazzina di caffè e non lo è. C’è tutto un mondo in quei sacchi pieni di chicchi e Massimo Bottura proverà a farlo sentire ai propri fan.

La pizza, buona, buonissima in questa edizione ha uno spazio tutto suo accanto al cibo da strada. Le olive ascolane hanno traslocato dalla zona della passata edizione per fare posto all’enoteca. Tutti si aspetteranno grandi performance da queste aree. La task force che la pizza mette in campo è forte: Associazione Verace Pizza Napoletana, Molino Quaglia, Consorzio della Mozzarella di Bufala Dop. Più una nutrita schiera di pizzaioli provenienti dal nord come dal sud.

L’area internazionale è grandissima e testimonia l’evoluzione di Slow Food verso un carattere mondiale ma non globalizzato. Una sfida quella della difesa dei “localismi” che sarebbe sembrata una follia in termini. Invece, il progetto dell’orto che raccoglie i semi nei Paesi più difficili quanto ad autonomia (e il continente africano è lì a ricordarcelo)per mettere a disposizione le conoscenze ai contadini potrebbe sembrare l’uovo di Colombo.

Metto insieme i pomodorini “tipo Pachino” (tipo, eh) e le melanzane “tipo rotonda” (che assomiglia al pomodoro) e li confronto mentalmente con i pomodori siccagni della valle del Bilìci. Sarebbe da assaggiarli direttamente dalla pianta come le zucche. Che stanno vicino alle banane. Insolito, come babbo natale che fa il bagno in Australia.

Guardo anche il cartellone che annuncia, tra le ennemila cose buone e giuste, la messa in opera delle colonnine dell’acqua agganciate alla rete idrica comunale. Così si calcolerà a fine manifestazione il risparmio di co2 causato dal trasporto dell’acqua minerale. E per le bottiglie della Lurisia c’è il messaggio del vuoto a rendere e da riutilizzare per abbassare la produzione dei rifiuti.

Per fortuna dei più golosi c’è l’area della Francia che è in fase avanzata di allestimento. C’è la Boîte à Nougat, torrone morbido della Provenza, che promette di innalzare curve glicemiche a go go. E poi, sempre dal sud della Francia, Péchés Gourmands, i biscotti del sorriso e dei sablé tutto burro che sottolineano come il mondo delle bontà colorate non sia solo macaron.

Ma c’è soprattutto già in tenuta di combattimento il prossimo nemico delle tavole etiche: il foie gras già sconfessato in California. Per ora è lì insieme alle terrine. E forse questo Salone del Gusto non è un esercizio talebano. Lo spazio per il confronto e per essere ancora felici nonostante il foie gras c’è ancora.