PappaMilano. Uno, nessuno, centomila, otto Visintin e 100 ristoranti

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Secondo alcuni, Valerio Massimo Visintin – il critico giornalista enogastronomico del Corriere della Sera che sostiene di essere me – si sarebbe presentato con il volto ricoperto di lasagne, o imbacuccato in una cofana di pastamadre selvatica, a mo’ di blob semovente, o con la testa all’interno di un cavolo-verza con due fori per gli occhi… Altre volte si dice si sia presentato in molteplici copie, tutte clonate e vestite di nero con gli occhiali neri e il cappello nero… Ieri sera invece era uno solo, nerovestito e quant’altro, ma giusto per gradire ce n’erano anche altri otto, con cappello nero e barba finta nera, costretti alla sceneggiata da Visintin stesso, che coperto dall’anonimato poteva tiranneggiare liberamente i suoi adepti, appoggiato anche dal pubblico (numeroso) accorso alla Feltrinelli Baires qui a Milano…

Gli otto erano variamente identificabili, sotto le (vagamente) mentite spoglie, come foodblogger, giornalisti e comunicatori in movimento fra carta, radio e web, scrittori, sommelier, alfabeticamente (come i locali presentati nel libro) Samanta Abalush Cornaviera,  Lorenza Fumelli, Andrea Kerbaker, Giorgio Maimone, Aldo Palaoro, Stanislao Porzio, Ira Rubini, Ilaria Santomanco; e si sono prodotti in otto diverse prolusioni con liste eulogiative più o meno afferenti alla star della serata e al suo libro, con momenti mooolto gustosi…

Anche noi siamo accorsi – e posso dire senza tema di essere smentito che io, anche se non ho il suo fascino dark, sono più bello di lui (o perlomeno, io almeno una faccia ce l’ho…) – e ahimé ho scoperto anche più vecchio. Lui invece ha più di tutto il resto: locali recensiti, libri, fama, seguito… e PappaMilano 2013, l’ennesima – undecima – edizione della guida di Terre di Mezzo a “100 ristoranti di qualità a buon prezzo”. Divisi in locali nuovi (33) e locali confermati (con quel tocco di leggera presunzione che fa parte del “gioco serissimo”, e con quel tanto di snobismo che fa glissare sui siti Internet dei locali) e risto-botteghe, i ristoranti proposti sono caratterizzati da parte loro appunto da qualità ed economicità, e ri-caratterizzati (spesso) da VMV con il suo tocco personale, che svaria da caustico ad acidulo a sornione (anche se ho l’impressione che il gusto della frase a effetto a volte sia un’esigenza insopprimibile della penna più che un vero e proprio appunto…).

Bello iniziare con i locali comunque nuovi – segno di attenzione di fiducia di sprone – che permettono un’interessante panoramica di una situazione decisamente in movimento, speriamo con risultati positivi ecc. E allora, sempre alfabetizzando: Alla Toscana, Amaltea, Bello e Buono, La Bis Tecca, Il Capriccio, Cooperativa Liberazione, Crispi, Crono, Cucina del Toro, Cucina Fusetti, Dopolavoro Bicocca, Fiori Chiari Plates, La Gerla, Isola Del Gusto da Pino, Liù, Locanda del Menarost, Lupo Bistronomia, Manna, Maruzzella, Milano Bakery Cosmopolitan Brio, Mistral, Nerino 10, Omelette & Baguette, Osteria Crespi, Osteria da Me, Parma & Co, Refetterio, Salefino, Salutati, Trattoria della Gloria, Un Posto a Milano, La Villetta, Volemose Bene…

Insomma – una presentazione piacevole e interessante, vero Christian? “Proprio come diceva lui nel suo post dell’altro giorno – il pubblico era sorridente e felice. Non abbiamo visto nessuno tamburellare con le dita su agende o quaderni o gente guardare con impazienza l’orologio…”

Sia io che Christian abbiamo già iniziato a compulsare, leggere, chiosare, annotare le nostre rispettive copie di PappaMilano 2013: ma questa è un’altra storia…

[Con Christian Sarti. Immagine: Lucia Erba]

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