Per chi lo ama, ne parla e lo racconta, il Calvados rappresenta una vera miniera d’oro (distillato). Hanno attinto alla sua storia, alle sue origini e a quello che è diventato nel tempo schiere di addetti ai lavori, giornalisti, scrittori, cineasti e soprattutto appassionati perché il fascino del frutto distillato è irresistibile. Ragione per la quale ci riserviamo di tornarci su abbastanza spesso.

Oggi ci dedicheremo a una versione diversa rispetto alla più nota (Pays d’Auge): quella del Domfrontais, territorio in cui si produce un Calvados di mele con aggiunta di pere (rispettivamente il 70% e il 30%). La bottiglia è quella di Lemorton che, sin dalla scatola, è tutto un programma. Leggiamo: vieux calvados domfrontais Lemorton (marque déposée), 70 cl, 40% vol., En direct de la propriété, distillé au feu de bois, vieilli en fût de chêne, mis en bouteille à la ferme – Prix d’honneur de la meilleure cave domfrontaise.

Si tratta di una riserva dal color ambrato con riflessi rosso e arancio tipici della zona. Colpiscono al naso ma anche in bocca, il nitore e la pulizia di questo liquido d’oro antico che ne attenuano la potenza alcolica e ne mettono in risalto profumo e gusto.

Al naso, se vi è mai capitato di mettere insieme al forno pere e mele, arriva quell’odore dolce e pungente che sprigionano i due frutti in cottura, accompagnato da sentori di cannella e noce moscata. Al palato, oltre a mela e pera in essenza, vaniglia insieme a miele e ciliegia sotto spirito con un finale leggero di cioccolato bianco. Una sorta di anestesia prima di “sentire” effettivamente la piccola scossa che il Calvados regala dopo la dolcezza del primo impatto.

E veniamo quindi al “trou normand” (normand hole o buco normanno), espressione riferita alle notevoli capacità digestive del Calvados. Nei banchetti in Normandia, infatti, era (ed è ancora) piuttosto diffusa l’usanza di mandar giù a metà pranzo un bicchierino di Calvados per facilitare la “discesa” dell’acquisito e predisporre lo stomaco all’arrivo delle nuove pietanze. Oggi questa funzione viene anche svolta da un meno impegnativo sorbetto alla mela ma bisogna riconoscere che il “trou normand” ha un fascino non inferiore alla sua efficacia. Provare per credere.

Nota: “Le Trou Normand”, oltre a essere il nome di molti bar e ristoranti, è anche il titolo di un film francese con Bourvil e una giovanissima Brigitte Bardot (1952) ma anche il nome del finto ristorante tipico allestito appositamente per la comitiva di orchestrali russi del film “Il concerto” di Radu Mihaileanu.

[Carlo Bertilaccio]

1 commento

  1. Non divento matto per i distillati, soprattutto il giorno dopo, ho assaggiato un Calvados per la prima volta settimana scorsa, proprio uno con le pere con 15 anni di invecchiamento, molto gradevole, in effetti dopo una bisteccona era anche digestivo.

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