Orti urbani. Nella guerra alla crisi spunta il fattore inquinamento

Metti che hai cresciuto amorevolmente insalata e pomodori sul balcone, mangiato con lo sguardo rampicanti legumi sul muro del terrazzo, innaffiato con dedizione fagiolini e zucchine nell’orto condiviso (che, come ricorda l’inchiesta di Repubblica, fa faville insieme ai Gruppi di Acquisto Solidale per combattere con la condivisione la crisi). Metti che il tuo senso eco-urban era alle stelle e i tuoi contorni goduriosi come mai prima. Ha la violenza di una tegola in testa la notizia che arriva dall’Università di Berlino secondo la quale gli ortaggi coltivati in città sono contaminati dal traffico.

La scoperta dell’uovo di colombo, dirà chi finora aveva taciuto nel timore di essere scambiato per cinico e pure fuori moda, un fulmine a ciel sereno destinato a seminare confusione tra il popolo dei coltivatori urbani, la conferma di un allarme lanciato qualche mese fa in Italia dall’Università di Tor Vergata.  Metalli pesanti in maggiori concentrazioni rispetto alla verdura di campagna, ha sentenziato il Dipartimento di ecologia dell’Università tecnica di Berlino all’unisono con l’Orto botanico dell’Università nazionale di Khmeinitsky in Ucraina, conclusione subito amplificata dalla rivista italiana on line “Intersezioni“.

Vasta la platea di vegetali oggetto della ricerca tedesca: pomodori e fagiolini, ortaggi da radice e fusto (carote, patate e cavoli, rapa), ortaggi da foglia (cavolo bianco, crescione, bietola), piante aromatiche (basilico, menta, prezzemolo e timo). Troppo lungo l’elenco delle sostanze sgradite delle quali la ricerca ha evidenziato la presenza superiore: cadmio, cromo, piombo, zinco, nickel e rame. Presenza che cresce al diminuire della distanza degli ortaggi dalle aeree di traffico. Un esempio: la bietola coltivata in una zona centrale della città contiene sei volte più zinco di quella proveniente dai mercati generali e venduta in supermercati, negozi e mercati rionali.

Una buona notizia: se tra l’orto e la strada trafficata sono presenti edifici o alberi, questi fanno da barriera e da filtro, contenendo il livello dei metalli presenti.

[LInk: Intersezioni.itliberoquotidiano.it, meteoweb.eu]

5 Commenti

  1. Forse sarebbe il caso che il 90% dei comuni italiani, specie grandi città e metropoli, smettessero di cementificare ovunque. Io non farei mai un orto in città, e nemmeno in periferia, però l’idea di “riossigenarsi” creando magari tetti verdi sta diventando l’idea del secolo.

    Se proprio si vuole fare un orto in città, sarebbe interessante capire se è più abbordabile coltivare un certo tipo di verdure/spezie/piante aromatiche piuttosto che altro.

  2. mi sembra un giusto avvertimento e allo stesso tempo penso che sia una generalizzazione. La mia insalata coltivata al 5 piano in un palazzo più alto dei circostanti in zona periferica credo che sia meno inquinata di quella coltivata in riva all’Aniene bagnata con quelle acque e venduta al mercato

    😀

  3. beh… direi di sì Daniela 🙂 tutto può essere… ormai al supermercato su certi prodotti, potremmo mangiarci pure l’antrace e nessuno ce lo verrebbe a dire… parlo per esagerazione eheheh.

    PS: io ho 3 piantine di timo che mi sono durate 3 mesi fino a che non ho spennacchiato l’ultima fogliolina! su quelle ci metto la mano sul fuoco e guai a chi me le tocca :)))))

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