Polpettica 2. Da Napoli a Tunisi, fare polpette in tondo e in ovale

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Polpettica-2-23

Percorrere sapori attraverso un cibo comune a tante culture di cucina, un cibo, semplice, domestico e universale al contempo. Così è nata questa piccola idea di “Polpettica”, un’idea che ha incontrato il favore di chi ha partecipato ma anche di chi ha solo “osservato”, in ragione, forse, di quella “profondità” che è dote prevalente delle cose semplici (per questo proprio, difficili a farsi..!)

Un viaggio che parte sempre da Napoli, capitale meridionale e mediterranea, lazzara e signora, attaccata alla sua cultura ma ancora aperta alla diversità.

La prima tappa ci aveva portato fino a Beirut, ai kibbé di carne cruda, insoliti eppure pappati gioiosamente da una platea di napoletani doc.

Questa Polpettica 2, in otto passaggi, incluso il napolo-siculo-benvenuto “non polpettico” della chef Antonella Rossi è iniziato con una ‘ pall’e riso cult napoletana” e un altrettanto cult “pane cunzato all’eoliana” con capperi e cucunci a fare bella mostra di sé, per proseguire con una polpetta di uova in salsa di pomodoro, ricetta “domestica” napoletana di antico rimando, una vegetale di patata, cime di rapa e pomodoro secco con granella di pistacchio, creazione “d’area” della chef, per passare attraverso una tradizionale polpetta di sarde con passi e pinoli in salsa di concentrato di pomodoro lievemente zuccherato, una delicata e speziata polpetta di merluzzo alla tunisina adagiata su una striscia di harissa, e le profumatissime deliziose “badduzze” di vitello sicule cotte “alla maniera greca” cioè steccate tra due foglie di limone….

I dolci finali, riassunto di culture e sapori “fratelli”: palline di noci e mandarino, tartufi di cioccolato, mezze sfere di cous cous dolce con striscia di caramello.

Ianare, Coda di Volpe “selezione” de La Guardiense e Piedirosso

Da un’idea di Raffaella Fortunato con Giustino Catalano

Ottimamente “cucinata” dalla Chef patronne di Napoli Mia Antonella Rossi.

1 commento

  1. Una precisazione. Con tutto il rispetto per la Grecia, la Sicilia il suo debito culturale gastronomico lo ha saldato 2400 anni fa con Archestrato da Gela e lo stuolo di grandi cuochi siracusani e leontino-catanesi citati largamente da Ateneo 1800 anni fa. Da quel momento in poi la specificitá della gastronomia siciliana é fuori discussione, e di assimilazione disinibita ma mai piu di imitazione, tolte le recenti vicende legate a qualche chef complessato e somaro benché stellato. Ciò detto lasciamo solo ai siciliani e nello specifico agli etnei l’uso della foglia di limone per cuocere le polpette, che se mi consentite in questo caso ha una sua precisa particolarità della quale sono me medesimo l’autore.

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