Lasagne alla bolognese, o della carne equina che c’è in Primia e non in Nestlè

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Ma la carne equina non era carne gourmet? E non costava di più? Sono stati numerosi, in questi giorni, i commenti di lettori che nell’apprensione generale provavano a “fare luce” su uno degli scandali alimentari più gravi degli ultimi anni, rilanciato proprio nelle ultime ore da un altro caso di positività: le “lasagne alla bolognese” con carne di cavallo prodotte da La cucina di Bologna di San Giovanni in Persiceto (Bologna), marchio Primia, che sono state ritirate (confezione da 600 grammi, lotto n. 12326 con scadenza 23 maggio 2014).

La risposta è: dipende. La carne equina non è sempre una prelibatezza. Non lo è quando attraversa i vicoli bui della frode, i sentieri tortuosi della filiera internazionale. Non lo è se passa fra le mani di qualche furbetto che non si fa scrupoli a mettere in pericolo la salute dei consumatori.

Il gioco, sempre più frequente in tempi di crisi economica quando la leva prezzo diventa decisiva nella scelta di acquisto, è ben spiegato in un articolo di Jenner Meletti di Repubblica. Che esemplificheremo in una parola: il pastone.

Il pastone è quel miscuglio che le multinazionali dell’industria alimentare preparano aggiungendo, alla carne bovina, carne equina di cavalli non destinati all’alimentazione umana. Esemplari che popolano ippodromi, maneggi e fattorie e ai quali può essere somministrato il fenilbutazone, un potente antinfiammatorio vietato negli esemplari equini “commestibili”. I proprietari che decidono di sbarazzarsene per limitare le spese di gestione (alimentazione e bruciatura delle carcasse, obbligatoria) li “smaltiscono” all’estero, presso aziende senza scrupoli (soprattutto all’Est, precisa l’allevatore intervistato da Repubblica), dove vengono abbattuti e finiscono nel pastone e da qui negli hamburger, nei tortellini e nelle lasagne. Proprio come dovrebbe essere accaduto alla pasta prodotta dalla Primia con carne acquistata dall’azienda import export Dia di Calcinato della provincia di Brescia. Così il cerchio si chiude, tristemente, a tavola.

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Intanto lo scandalo della carne di cavallo si è allargato a macchia d’olio in tutta Europa. In Francia tre delle sei carcasse di cavallo provenienti dalla Gran Bretagna (con tracce di fenilbutazone) sono probabilmente entrate nella catena alimentare e quindi arrivate all’uomo seppure il rischio per la salute è minimo, come ha ricordato un portavoce del ministero francese dell’agricoltura. In Germania, invece, ha innescato un polverone la proposta di Hartwig Fischer, deputato della Cdu al Bundestag esperto di cooperazione allo sviluppo e di Africa, raccolta dal ministro per la Cooperazione allo Sviluppo, il liberale Dirk Niebel: le lasagne e gli altri cibi contenenti carne equina non dichiarata in etichetta si potrebbero dare ai poveri invece che gettarli nella spazzatura. A condizione che siano sicuri dal punto di vista alimentare. Irrispettosa, così ha bollato l’idea il portavoce della Conferenza episcopale tedesca, Matthias Kopp, che ha trovato alleati nel numero uno dell’equivalente del nostro Banco Alimentare.

Un’idea che piace invece, in Finlandia, alla Pouttu, società alimentare che ha dovuto ritirare dal mercato cinque tonnellate di carni per kebab con carne di cavallo non segnalata e che ha chiesto alle autorità di poter donare i suoi prodotti ai poveri. Per evitare uno spreco.

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In Italia, invece, alla Primia i Nas dei Carabinieri hanno effettuato un sequestro cautelativo di 2.400 confezioni di lasagne alla bolognese (diverse dal lotto di produzione 12326) e circa 6 tonnellate di macinato e carne dichiarati bovino che saranno analizzati dagli istituti zooprofilattici. Notizie migliori per la Nestlè che ha ottenuto il dissequestro dei prodotti: ben 26 tonnellate di carne, sequestrate il 21 febbraio dai Nas, potranno tornare in commercio.

[Link: repubblica.it, lastampa.it Immagine: agi.it]

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