Red Bull ha paura dell’Antitrust e toglie i bambini dagli spot

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La bevanda non è raccomandata per i bambini, per le donne in gravidanza e durante l’allattamento. E’ bastato un po’ di buon  senso (e un bel po’ di paura) per evitare a Red Bull il procedimento dell’Antitrust per pratica commerciale scorretta avviato la scorsa estate.

L’azienda leader nella vendita degli energy drink, sotto accusa per le elevate dosi di caffeina che contengono (in media 80 mg in una lattina da 250 ml), si è impegnata infatti a modificare le sue campagne pubblicitarie e in poche mosse tenta di riconquistare l’organismo che vigila sulla pubblicità ingannevole. Questi gli impegni presi:

  • Rivedrà il sito internet, evitando il ricorso ai cartoni animati, enfatizzando l’elevato contenuto di caffeina e invitando a un uso moderato del prodotto;
  • Specificherà che la bevanda non è raccomandata per i bambini, in gravidanza e durante l’allattamento;
  • Eviterà che le campagne pubblicitarie abbiano come target i giovani consumatori e qualsiasi forma di promozione presso le scuole;
  • Limiterà gli acquisti di spazi pubblicitari su canali prevalentemente indirizzati ad un pubblico di bambini e adolescenti, riducendo così, secondo l’Antitrust, i possibili contatti con i più giovani;
  • Non impiegherà bambini negli spot pubblicitari, per evitare possibili azioni emulative, una sottovalutazione degli effetti della bevanda e un uso eccessivo del prodotto;
  • Eviterà, nella comunicazione commerciale, termini quali “schianto”, “incidente” oppure “kamikaze” e simili”.

[Link: helpconsumatori]

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