ristorante graspo de ua

Paghi quanto vuoi. Traduzione italiana del “pay what you want” da cui tutto ha origine. Nella ristorazione, nella musica, nei musei, è dagli Stati Uniti che l’idea di far pagare “a piacere” è nata e in tempi non sospetti.

Poi è arrivata la recessione, una lunga, ininterrotta congiuntura senza crescita. E quando il gioco si fa duro anche i duri iniziano a giocare.

Nella ristorazione italiana il duro si chiama Alessandro Mazzetto e il teatro dell’impresa è una città che non ti aspetteresti, Venezia, patria di ristorazione cara, volentieri ad usum del turista pennuto (da spennare).

Al ristorante dell’hotel Graspo de Ua, a due passi da Ponte di Rialto, uno dei menu (5 le portate) è in bianco. Sta al cliente stabilire il prezzo, indicando la cifra che (in tutta coscienza) ritiene giusta per i piatti che ha scelto (compreso il servizio). Stesso trattamento al The Beehive Hotel Café, in via Marghera a Roma, altra città turistica.

Immaginiamo l’obiezione: ma nel paese dei furbi non è un gioco pericoloso? Negativo, risponde Alessandro Mazzetto, patron del Graspo de Ua,  in un’intervista rilasciata a D di Repubblica online e replicata dal Tg1. “Non è che offrono poco (gli Italiani ndr). In genere sempre sui 40 euro, il 15% in meno rispetto all’anno scorso per effetto della crisi, che comunque fa media. Piuttosto hanno difficoltà nel dare giudizi”.

[Link: d.repubblica.it]