Veronelli risuscitato. La vita è troppo corta per bere vini cattivi

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“L’uomo è nato per festeggiare la vita”. Questa una delle citazione di Luigi Veronelli, un maestro nel celebrare tutto ciò che rende l’esistenza degna di esser vissuta: la terra, i suoi frutti, la cultura, la bellezza. Tanto l’ha assaporata la vita che, a quanto raccontano le cronache del giornale abruzzese Il Centro, Veronelli è anche riuscito a sconfiggere la morte per partecipare alla presentazione della sua biografia postuma nella città marsicana di Avezzano ( “Luigi Veronelli. La vita è troppo corta per bere vini cattivi” di Gian Arturo Rota e Nichi Stefi, edito da Giunti Editore e Slow Food Editore).

A Roma, nell’hotel Columbus a due passi dalla Santa Sede, è intervenuto soltanto lo spirito di Veronelli. È toccato quindi agli autori, insieme a Fabio Rizzari e Armando Castagno, presentare il libro che racconta la grandezza, la gentilezza d’animo e gli insegnamenti di questo grande uomo a nove anni dalla sua scomparsa.

Nichi Stefi e Gian Arturo Rota hanno condotto un’indagine sull’uomo Veronelli. Su questo maestro di vita, filosofo, rivoluzionario che ha sempre cercato di raccontare il mondo contadino legato alla terra e ai suoi frutti. “Questo libro – spiegano gli autori – è una raccolta dei documenti di Veronelli, conosciuti e non. Una biografia composta di frammenti, lettere e articoli articoli messi insieme grazie al lavoro svolto sull’archivio di questo umile maestro della cultura materiale in Italia”. Aneddoti e citazioni si susseguono in un ordine, come avrebbe voluto Veronelli, rigorosamente alfabetico: si parte dal capitolo ‘Alfabeto’, passando per le divertenti pagine di ‘Hacker’, per chiudere con la ‘Zeta. La fine, il nuovo inizio’.

Leggendo questo volume, che ha la qualità di essere a tratti biografico senza cadere nella retorica celebrativa, si può conoscere la vita di Luigi Veronelli in tutte le sue sfaccettature e in tutte le sue fasi: dall’anarchico che scrive “per valorizzare i miei contadini” all’editore che pubblica l’ultimo libro messo a rogo in Italia (“Storielle, racconti e raccontini“, opera del Marchese De Sade), dal giovane e inesperto giornalista che afferma di voler scrivere di vino e di cibo quando va a bussare alla porta del direttore de Il Giorno al bravo e onesto critico che si concentra sui pregi e solo in seconda istanza sui difetti del vino.

Gian Arturo Rota e Nichi Stefi sono riusciti a dipingere, in poco più di trecento pagine di parole e immagini, il ritratto di Luigi Veronelli, la sua figura, le sue idee e le sue battaglie. Una biografia, come scrive nella prefazione Carlo Petrini, che dà “l’opportunità di comprendere un pezzo di storia del nostro Paese”. Scusate se è poco come risultato.

[Immagine: Daniele Amato]

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