Kebab-Puccini-02-Lucca-Comics-2012

Si chiama Shenuuda Makar, ma tutti lo chiamano Simone, ed ha un piccolo locale in via Fratelli Carle a Torino. Lui è egiziano, viene da Assiut, ed è in Italia dal 1996. Di professione è kebbabaro. E anche pizzaiolo. Capita, come ha raccontato Mauro Pianta sulla Stampa, che un avventore anziano con addosso i segni della povertà prenda un kebab e vada via senza pagare. Simone il kebbabaro l’aiuta così perché lui prima aveva un negozietto alla Crocetta, ma la crisi glielo ha portato via. E come lui ci sono tanti altri che ricevono una mano silenziosa dal kebbabaro egiziano che risolve la giornata del ragazzo italiano che ha perso il lavoro o i figli di una famiglia in difficoltà.

Non si preoccupa se qualcuno dovesse fregarlo millantando una povertà che non c’è: “Boh, io vedo chi ha bisogno sul serio. Se mi fregano, pazienza: è un problema loro”, spiega e aggiunge: “Te l’ho detto – risponde – mi hanno tirato su così. E poi io sono cristiano, un cristiano copto. Per me se qualcuno ti chiede da mangiare è come se lo chiedesse Gesù”.

[La Stampa]

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