Niente mance al ristorante giapponese perché il pasto è contemplazione

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Niente più mance per i dipendenti del ristorante Sushi Yasuda di New York City. In cambio ferie pagate, copertura sanitaria, permessi per malattia, stipendio più alto . Ecco i quattro elementi con cui il proprietario del ristorante Scott Rosenberg, ha totalmente rivoluzionato il rapporto con i propri collaboratori. In America il personale di sala (e non solo) vive della regola non scritta che di fatto obbliga il cliente a lasciare sempre la mancia, perché la remunerazione settimanale del personale è notoriamente bassa.

Dunque, una notizia come questa è davvero un cambio di norme inaspettato.

E’ vero, stiamo parlando di un esclusivo sushi restaurant di Manhattan con un fatturato di circa 9.000 dollari al giorno. Ma è vero anche che i datori molto poco spesso sono attenti alla qualità della vita lavorativa dei loro dipendenti. Allora, perché mai Rosenberg ha ribaltato una condizione della quale nessuno si era lamentato e che, di fatto, giovava più alle sue tasche che a quelle dei camerieri?  Presto detto perché secondo il proprietario il pasto è anche contemplazione del cibo. In questo modo il cliente non viene obbligato a fare rudimentali conteggi sui dollari e centesimi.

E poi, aggiungerei, si è potuto permettere il lusso di aumentare i prezzi à la carte del 15%, senza per questo perdere l’ondata di sold out sia a pranzo che a cena. A conti fatti, il cliente la mancia la lascia lo stesso ma senza rendersene conto.

Questione di stile, signori miei!

Ma si sa, un dipendente felice è un dipendente che lavora meglio. Un dipendente che lavora meglio mette il cliente a proprio agio e in condizione di tornare. E con questa manovra Mr. Rosenberg sembra aver vinto su tutti i fronti senza rimetterci il becco di un dollaro.

[La Stampa. Immagine: tracyfarleass]

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