Londra. Da Mug House per un hamburger e al Borough Market a fare spesa

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Mug House è nascosta sotto gli archi della ferrovia del London Bridge, da qualche anno teatro di una gigantesca opera di ristrutturazione urbanistica. Siamo nel quartiere Southwark, a sud del Tamigi, a Londra, la capitale europea che ad ogni viaggio scopri in pole position nella gara della modernità.  Spazi riconquistati all’archeologia industriale e restituiti alla città. E’ qui che da qualche anno espongono le loro merci alcuni tra i più selezionati artigiani del cibo. E’ il Borough Market dove facciamo una capatina per vedere come mangia la comunità gastrofanatica di Londra.

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E così quando entriamo nel Mug House, soffitti bassi e atmosfera da pub antico, abbiamo già all’attivo uno shopping tra i banchi del mercato dove ci siamo assicurati una pagnotta di segale di St. John Bakery, un Cheddar gallese dal “gioielliere” Neal’s Yard Diary e una lombata di vitello di The Ginger Pig (prendete nota per i vostri acquisti).

Frescura, botti di vino per decoro e muri spogli conferiscono un’aria da pub d’antan al luogo. Arriviamo al Mug House per vie traverse: volevamo testare un indirizzo che un commentatore appassionato di hamburger (Edoardo) ha avuto la cortesia di postare nella lista dei migliori hamburger di Londra. E’ il Cooperage, a due passi dal Borough Market, solo che i locali dell’hamburgeria sono stati sgombrati per lasciare spazio ai lavori della metropolitana e al posto dell’insegna troviamo due operai indiani a sorvegliare l’ingresso del cantiere. Una scritta ci informa che lo staff del Cooperage si è diviso e che una parte ha raggiunto quello del Mug House, in Tooley Street.

Siamo abbastanza affamati per cedere alle lusinghe del navigatore che certifica la vicinanza dai luoghi. In pochi minuti i nostri piedi sono sotto il tavolo del Mug House dove a farci accomodare è una cameriera dall’aria un po’ stralunata che alla seconda domanda sul locale ci consegna al manager. Che ci spiega, con apprezzabile sintesi e fare molto professionale, che il Mug House è uno dei 26 locali della catena londinese Davy’s fondata nel 1870, che qui si mangia cibo “homemade” e stagionale, che il menu è firmato da un head chef (Sean Davies) responsabile per l’intera catena anche del food cost, che lo affianca uno chef resident e che il menu è doppio: stagionale e à la carte.

Basta la parola catena e ci assale il dubbio di essere capitati dalla parte sbagliata… dello staff ma poi ci informano che la carne è di Donald Russell, fornitore ben noto all’alta ristorazione londinese oltreché di Buckingham Palace e da qualche anno, gigante della vendita online.

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Nella mini-graduatoria degli hamburger assaggiati nel nostro viaggio in Gran Bretagna non è al primo posto ma un riflesso del Cooperage deve essere arrivato anche qui, nella penombra del Mug House. La carne, saporita, ci viene servita con chips, supplemento di formaggio e salsa di pomodoro. Homemade, naturalmente, preparata con aceto, zucchero, peperoni rossi e gialli, carote e senape.

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Ce la caviamo con un conto da 30 sterline in due comprensivo di hamburger e bevande. Niente dessert perché è il Borough Market, nuovamente, la nostra destinazione. Dove ci attendono caffè e brownie di Monmouth, altro luogo di delizie sotto gli archi della ferrovia del London Bridge. La nostra giornata nel distretto gastrofanatico si conclude tra i fornelli di casa per un assaggio di carne, pane e formaggio a 5 stelle.

Mug House. 1-3 Tooley Street. SE1 2PF – Londra. Tel. +44 (0)207 403 8343

1 commento

  1. Il Mughouse è da incorniciare, difficilissimo trovare un pub con una cucina di questo livello. Ho mangiato un liver buono come si mangia negli stellati, con la crosticina fatta ai ferri e l’interno succoso, la carne era talmente saporita e quasi dolce che non pareva di mangiare fegato. Il tutto era accompagnato da un purè anch’esso preparato con patate di alta qualità e cipolle stufate da accademia. Non ho assaggiato l’hamburger. Anche il toast con polpo e zafferano era molto gustoso. (By Eva)

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