Oscar Farinetti cucina

Italy is Eataly: sarà questo il nome del più grande ristorante che mente (e pancia) umana abbia mai pensato. Ancora una volta il genio di Oscar Farinetti ha partorito l’idea che vale un’esposizione universale. Altrimenti come potresti definire l’uguaglianza tra Italia, mangiare e Eataly che verrà dichiarato ai previsti 150 mila turisti che ogni giorno affolleranno Expo 2015 a Milano? L’idea è semplice: Eataly realizzerà nel grande viale di circa un chilometro e mezzo, ai cui lati ci saranno i padiglioni degli oltre 100 Paesi partecipanti, un grandissimo ristorante.

Ottomila metri quadri che lo faranno diventare in un sol colpo il punto di riferimento per tutti coloro che vorranno mettere qualcosa sotto i denti. Ma Italy is Eataly non avrà un’unica brigata o comunque una struttura fissa perché Farinetti, mutuando il concept delle osterie a rotazione di Eataly Roma, realizzerà ben 20 ristoranti, uno per ogni regione di Italia. È come se avesse splittato il ristorante Italia all’ultimo piano del contenitore dell’Ostiense in una pioggia di tipicità locali.

Tipicità che è la manna per qualsiasi turista con un minimo di voglia di scoprire i tortellini piuttosto che la vera carbonara. I 20 ristoranti saranno gestiti ognuno da un ristoratore di una delle regione per un mese intero. Quindi ogni mese avremo a Milano 20 ristoranti espressione di un territorio con un centinaio di piatti a disposizione dei clienti. L’operazione, su cui evidentemente Farinetti ha deciso di puntare una fiche molto sostanziosa (anche in questo caso il profilo è lo stesso: materie prime a carico dei ristoratori cui andrà circa il 70% degli incassi), porterà in sei mesi 120 ristoratori, 6 per ogni regione.

La più grande operazione di conoscenza del cibo, di tutti i cibi, made in Italy realizzata da 50 anni a questa parte e in linea con il pensiero “politico” espresso da Farinetti a Che tempo che fa intervistato da Fabio Fazio sul suo ultimo libro che racconta un decimo di queste potenzialità: 12 coraggiosi del vino (mi sa che i numeri piacciono moltissimo a Farinetti anche in un significato simbolico). Puntare su turismo e sul cibo raddoppiando turisti ed esaltando l’agroalimentare in 3 anni. Sembrava un programma perfetto per un Ministro italiano (ma è il 2015 la data probabile delle prossime elezioni politiche?).

famiglia-Mazzola-la-Torre-Massa-LubrenseDino-de-Bellis-a-Eataly-Roma

120 ristoratori, dunque, che si esibiranno sul palcoscenico del mondo. Sono tanti e riuscire a comprendere chi saranno ora che il patron di Eataly ha messo le macchine su avanti tutta è difficile. Sicuramente ne faranno parte alcuni degli osti visti a Roma nello spazio a rotazione: Tonino Mazzola e la sua famiglia della Torre One Fire che rappresenterà la Campania mentre il Lazio potrebbe avere validi alfieri nei Cacciani di Frascati, nei Pulicati dell’Oste della Bon’Ora di Grottaferrata, in Dino de Bellis del Salotto Culinario o nella famiglia Gargioli di Armando al Pantheon piuttosto che Leonardo Vignolo di Da Cesare.

Un’importante operazione di rappresentanza delle correnti culinarie che necessitano di un grande sforzo di organizzazione. Ecco, oltre a quelli indicati, voi quali chef e ristoratori scegliereste in ogni regione d’Italia per animare Italy is Eataly e affidare i destini dell’Italia gastronomica nel mondo?

[Immagini: Serena Eller Vainicher, Vincenzo Pagano]

16 Commenti

  1. Un conto sono gli Osti, e un altro sono gli Chef.

    Per restare nel Lazio, un conto è un ristorante gestito dalla brigata di una valida osteria come Armando al Pantheon e un conto è un ristorante gestito da uno chef stellato come Riccardo Di Giacinto.

    My 2 cents: essendo l’Expo una vetrina di livello mondiale, punterei su personaggi di quel calibro…

  2. “….Dino de Bellis del Salotto Culinario o nella famiglia Gargioli di Armando al Pantheon piuttosto che Leonardo Vignolo di Da Cesare.”
    noooo anche scatti di gusto incomincia ad usare il “piuttosto che” alla ca**o di cane!!
    perchè???

  3. dunque se ho ben capito uno chef o un ristorante per apparire e avere la sua dose di visibilita’ mediatica dovrebbe entrare in un meccanismo di gerarchia verticale sottostando alle regole e dinamiche di un’azienda globalizzata quale e’ eataly.

    mi sfugge qualcosa o meglio mi lasciano perplessa le dinamiche di management di farinetti.
    manca l’aspetto ludico…che ormai e’ un diktat affinche’ un busness funzioni- per tutti- altrimenti diventa una sola .

    mah !

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui