Non solo si deve fare silenzio per non rischiare di essere sbattuti fuori, ma da Eat si mangia anche male. È la definitiva stroncatura del critico del New York Post Steve Cuozzo, che in un articolo suggerisce come il mantra del ristorante passi dall’essere ‘no talking’ al ‘no tasting’ – dal non fiatare al non degustare. Nell’impietosa recensione di Cuozzo, il locale, il cui voto conclusivo è quello delle inappellabili zero stelle, non è criticato solo per la stranezza che l’ha portato alla ribalta (“Mangiare in silenzio non è un’esperienza punitiva, è solo noioso”, fa notare), ma anche per la qualità dei piatti e dell’ambiente.

Steve Cuozzo

Il critico passa in rassegna le portate della cena, che almeno sulla carta dovrebbero tutte vantare ingredienti a kilometro zero, con un occhio puntato alla stagionalità e al biologico.

La zuppa però è di sole patate invece che di verdure di stagione (cosa che gli ha consigliato di mettere da parte un Haagen-Dazs), il filetto di platessa è freddo e il gelato vegano invece di sapere di cioccolato vira verso l’aceto.

Questa, in buona sostanza, l’esperienza di Cuozzo al ristorante fondato da Nicholas Nauman. Una lista che farebbe inorridire anche il palato meno fine. E i giudizi negativi fioccano anche per quanto riguarda l’ambiente del locale, “più che minimalista, simile a un armadio vuoto”. Inoltre, il menu 4 portate Byob costa 40 dollari a persona e si può pagare solo in contanti.

Insomma, la piccola cucina di Greenpoint, a nord di Brooklyn, non si può proprio dire sia piaciuta all’esperto del quotidiano statunitense, che accusa non proprio velatamente i suoi ideatori di aver fondato la propria fortuna su un’idea che ha molto più a che fare con il marketing attira-clienti che con la dimestichezza ai fornelli.

chef Nauman

E per finire, non pago della stroncatura, Cuozzo contrappone la figura di Nauman, che prima di arrivare a Eat lavoricchiava in un music bar e che dichiara la sua fede “qualcosa di simile al buddismo”, a quella dello chef del tre volte stellato Le Bernardin Eric Ripert, che essendo buddista rincara la dose facendo sapere: “Quando voglio mangiare in silenzio, o sto a casa o vado in un monastero”.

Come a dire, di certo non andrei da Eat. Rimane solo da capire se, una volta riposate le orecchie, gli avventori del locale si dirigeranno altrove per soddisfare anche il palato.

[Link: New York Post. Immagini: Christian Johnston]

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