Terre dei Fuochi. Schiavone condanna la mozzarella di bufala di Caserta e Pomì scarica il pomodoro

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Mozzarella di bufala

Entro venti anni gli abitanti di numerosi comuni del Casertano rischiano di morire tutti di cancro. La terribile profezia del 1997 di Carmine Schiavone ha tutt’altro tono rispetto al reportage di Servizio Pubblico curato da Stefano Maria Bianchi e accusato di faziosità dal Consorzio di Tutela della Mozzarella Campana Dop. Una vera bufala, ricordate il titolo del servizio che si fonda in buona parte sull’inchiesta della DDA di Napoli? La realtà, se possibile, è ancora peggiore. A mostrarla in tutta la sua cruda verità sono gli atti desecretati dal Presidente della Camera Laura Boldrini dell’audizione della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse che sono stati messi in rete dal Vicepresidente Luigi Di Maio sulla sua pagina di Facebook.

La storia, come racconta lo stesso Schiavone, inizia nel 1988 con 240 ettari e le sue ricostruzioni si fermano quando viene arrestato nel 1992. Ma i riscontri, purtroppo, ci sono come si legge nel documento ripreso da molti quotidiani italiani in queste giorni.

Un territorio vastissimo condannato a morte dalla camorra che intuisce le potenzialità economiche del traffico illegale dei rifiuti (“mi sono reso conto che in realtà il profitto era di almeno 600-700 milioni [di lire] al mese”, spiega Schiavone) e utilizza gli appalti (anch’essi “contaminati”) per la costruzione della superstrada Caserta-Napoli che attraversa i Regi Lagni per poter interrare rifiuti ordinari, speciali, radioattivi. A leggere le 63 pagine del documento (46 di verbali, le restanti di allegati) non più segreto (e ci si chiederà a lungo perché tutto è stato coperto come i rifiuti illegali) viene la pelle d’oca.

E arriva la batosta per l’agroalimentare di un territorio vasto che comprende la provincia di Caserta, arriva a nord sino a Latina (ma sarebbero potuti arrivare a interrare rifiuti fino a Milano pur di fare affari) e a est in Molise. Tutto suddiviso per aree e clan che controllavano gli interramenti da 7 a 40 metri di profondità. La camorra non ha problemi ad avvelenare le popolazioni dei paesi in cui essa stessa risiede. Si comincia con la spazzatura a km 0. Quella di Santa Maria Capua Vetere che finisce a Parete, Aversa e nella zona circostante. Ma poi il “salto di qualità” porta ad allargare il giro a tutta Europa: “(…) arrivavano dalla Germania camion che trasportavano fanghi nucleari”. O solventi da fabbriche della zona di Arezzo piuttosto che “da Massa Carrara, da Genova, da La Spezia, da Milano”.

mozzarella nera

Rifiuti radioattivi, quelli del cancro e della profezia che Schiavone dice dove sono finiti: “Alcuni dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale oggi vi sono i bufali e su cui non cresce più erba”. Dove?. “Vicino alla superstrada, in un terreno di Noviello”. Oggi è tra il 1988 e il 1992 e i bufali sono quelli della mozzarella, l’oro bianco della Campania che ora si tinge di nero peggio di una costa imbrattata dal petrolio. Quello almeno lo vedi.

Invece gli abitanti di Casapesenna, Casal di Principe (sei ettari dietro il campo sportivo), Castel Volturno e così via sono condannati a morire. Un territorio infinito come il dolore che provocano queste dichiarazioni. Si scava fino a incontrare l’acqua per riempire di rifiuti le buche: da un metro e mezzo a 30-40 metri. Sabbia contro rifiuti. La “tassa” di smaltimento pagata dalle discariche autorizzate per sversare da qualche altra parte e non riempire i siti legali è di 500 mila lire a fusto. In nero. Un fiume di denaro e di rifiuti (migliaia di tonnellate, ritiene il Presidente della Commissione Parlamentare, milioni ribatte Schiavone: “Io penso che per bonificare la zona ci vorrebbero tutti i soldi dello Stato in un anno”.

Non ci si ferma davanti a nulla. “Ammazzammo il direttore dell’ASI, una società collegata al gruppo Riina, ed assorbimmo l’Unicop, un’industria conserviera di Teano. Inoltre, bloccammo 600 ettari di frutteto del gruppo Riina (con i Nuvoletta) e mandammo via gli operai”.

E la rete di illegalità è molto più fitta e ampia di quello che si crede circoscrivendo lo smaltimento in una provincia. “Sì, in Sicilia, come noi facevamo in Campania”. La terra avvelenata non conosce confini. “Nel Lazio”. E a nord a Latina lo smaltimento illegale avveniva già prima del 1988. E poi la provincia di Frosinone.

In un paio di pagine la mappa si allarga e scorrono località. E in Campania? In tutta la regione? “No: parliamo della provincia di Caserta, di una parte del beneventano, arrivando fino a Giugliano (…). Arrivammo fino al Lazio”. A sud non arrivavate fino a Napoli? “No”. Neanche a Salerno? “A Salerno c’era Carmine Alfieri anche se, come ho detto, c’era un mutuo soccorso per cui, se quello diceva dobbiamo scaricare qua, scaricava”.

Le risulta che nella discarica di Battipaglia siano stati riversati rifiuti tossici da parte del clan dei Casalesi o di clan in contatto con quest’ultimo?
“Non lo so. Però, è possibile, visto che il sistema era unico, dalla Sicilia alla Campania. Anche in Calabria era lo stesso: non è che lì rifiutassero i soldi. Che poteva importargli, a loro, se la gente moriva o non moriva? L’essenziale era il business. So per esperienza che, fino al 1992, la zona del sud, fino alle Puglie, era tutta infettata da rifiuti tossici provenienti da tutta Europa e non solo dall’Italia”.

Non è mal comune mezzo gaudio, sia chiaro, ma sentire che zone a forte vocazione turistica come il Salento e province popolose come Bari e Foggia siano state utilizzate come discariche dà un quadro più ampio della preoccupazione se la mozzarella di bufala casertana sia a rischio.

Le aree a rischio della regione Campania sono già circoscritte dal 2009 con una mappatura e una perimetrazione. Occorre fermare la discesa in falda acquifera che ha un tempo stimato di 60 anni. 30 sono stati bruciati e ai 300 milioni di € in 3 anni stanziati per le bonifiche dalla Regione Campania serve aggiungere un altro miliardo. Vetrificare il sottosuolo è l’azione immediata come è necessario blindare le filiere di produzione.

Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana può diventare la bandiera di questa difesa del territorio da compiere sul campo. Chiudersi a riccio o gridare alla faziosità giornalistica non aiuta come non aiutano modifiche di disciplinare che al pubblico dei consumatori appaiono come rinunce alla qualità. Anche gli ultimi avvenimenti, con il salvataggio in extremis dei caseifici obbligati ad utilizzare esclusivamente latte della zona di area Dop, avvertono che i controlli devono essere profondi. L’appartenere a un’area Dop non è più sigillo di garanzia.

Al contempo, stupiscono gli attacchi di produttori del Nord che per difendere il proprio prodotto inneggiano a una guerra in cui perdono tutti: il sud che ha accettato di inquinare i propri territori e il nord che al momento sembra essere solo “mandante” di un traffico illegale. Carmine Schiavone non sa cosa sia avvenuto dal 1992 in poi. Venti anni in cui i rifiuti possono essere arrivati dappertutto, dovunque sia stata costruita una strada e compiuti scavi.

Pomì ha specificato che il pomodoro utilizzato nelle sue conserve è solo del Nord con pagine di pubblicità dedicate. E un avviso ai consumatori.

I recenti scandali di carattere etico/ambientale che coinvolgo produttori ed operatori nel mondo dell’industria conserviera stanno muovendo l’opinione pubblica, generando disorientamento nei consumatori verso questa categoria merceologica.

Il Consorzio Casalasco del Pomodoro e il brand Pomì sono da sempre contrari e totalmente estranei a pratiche simili, privilegiando una comunicazione chiara e diretta con il consumatore. Per questo motivo l’azienda comunicherà sui principali quotidiani nazionali e locali, ribadendo i suoi valori e la sua posizione in questa vicenda.

Si tratta di un atto dovuto non soltanto nei confronti dei consumatori, ma anche nel rispetto delle aziende agricole socie, del personale dipendente e di tuti gli stakeholders che da sempre collaborano per ottenere la massima qualità nel rispetto delle persone e dell’ambiente.

Potrebbe non essere sufficiente. Schiavone indica le mutazioni in grado di coprire l’attività illegale.

La copertura per gli scavi di sabbia era assicurata da un consorzio in mano al clan dei casalesi che aveva la licenza per allevamento ittici “mentre in realtà si prendeva sabbia per il calcestruzzo e per le costruzioni e poi le vasche venivano sistematicamente riempite di rifiuti”.

E nessuno può essere sicuro solo per essere lontano dalla Terra dei Fuochi. Nemmeno i ristoranti che da oggi devono avere un occhio ancora più vigile nell’approvvigionamento delle materie prime. I messaggi che aziende come Pomì hanno necessità di lanciare ai consumatori siano realmente tranquillizzanti su dati obiettivi: chi non è d’accordo con Pomì che “è meglio essere estranei a pratiche simili”? Meglio sapere che il sottosuolo della Pianura Padana è integro.

[Link: Corriere. Immagine: elaborazione grafica]

6 Commenti

  1. E chi dice che realmente il sottosuolo della pianura padana sia integro? Anche quello della terra dei fuochi apparentemente lo era – tanto che ci coltiva(vano) tranquillamente e, con altrettanta criminale tranquillità ci fa(nno)cevano pascolare le bufale…
    Non lo augurerei mai, ma di certo non mi meraviglierei se un giorno, in pianura padana, venissero alla luce situazioni simili a quelle della terra dei fuochi.

  2. No, le situazioni non sono simili, ne’ aismilabili. Perche’ decisamente piu’ antiche, prceenti al periodo di cui parla il pentito.
    Nella pianura padana, in tempi non sospetti, si dovetteintervenire con l’incremento ex lege dei famosi “massimi consentiti” di inquinanti, al fine di permettere la distribuzioen come potabile di acqua di falda.
    L’inquinamento presente e ampiamente percolato nel sottosuolo della pianura padana e’ principalmente figlio di agricoltura e allevamento.
    Gli inquinanti industriali sono presenti ma ben protetti, tranquillo. Non sono (ancora) andati in falda per il differente sistema di interramento. 🙂

  3. Noi meridionali siamo un popolo straordinario, abbiamo il vittimismo che ci scorre nelle vene forte e potente, abbiamo fatto anni di battaglie per la tracciabilità dei prodotto alimentari e quando un azienda “osa” dire da dove arriva la sua materia prima iniziamo a lanciare strali e tentativi di boicottaggio per una fantomatica lesione al nostro buon nome. Non è che ci incazziamo con quelli che hanno riempito la nostra splendida terra di veleni per decenni, no, quelli continuiamo a difenderli e votarli, ci incazziamo con Pomì perchè usa solo pomodori del nord. Se non cambiamo la nostra maledetta mentalità non cambierà mai nulla, c’è poco da fare…

    • Daniele, è un male tutto italiano e qui a scattidigusto non ne sembrano immuni, anzi, forse secondo loro Pomì dovrebbe affondare con la nave facendo il saluto militare ai dipendenti che perderebbero il posto con il fallimento dell’azienda… (e poi direbbero: cattivi, cattivi imprenditori che licenziate i dipendenti).
      Lo vogliamo capire che bisogna smetterla di fare le vittime del “nord cattivo” o del “sud fannullone”, ma vanno rimboccate le maniche e RIPULITO il paese? Tutto il paese? E magari pure suddiviso in città stato, visto che il meglio lo abbiamo dato nel Rinascimento, mentre il peggio lo stiamo assaporando con questa marcia repubblica?

  4. Salve, io domando come mai, ad oggi arrivano ancora dalla zona di Caserta,quella sotto accusa,i prodotti inquinati come le mozzarelle di bufala?

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