La Speranza. Dire addio ai 20 anni con pranzo e tartufo low cost nelle Langhe

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Maurizio e Sabrina Quaranta ristorante Speranza

Fare una gita in Langa e mangiar male è quasi come andare a Sharm per prendere l’acqua, ma per un festeggiamento dei trent’anni non si può correre questo rischio. Così mi sono documentato e tutti gli indizi mi portavano verso il ristorante La Speranza a Farigliano.

I proprietari Maurizio e Sabrina, ex stellati, hanno decido di rifugiarsi qui per proporre una cucina più tradizionale e destinata ad un pubblico più ampio. Questo non a discapito della qualità sia nel piatto che in tutto quello che gli gira intorno. Ecco allora un servizio molto professionale, guidato in sala dalla moglie dello chef, e una linea di cucina che non concede sbavature, ottimamente orchestrata.

Siamo stati fatti accomodare nella piccola saletta vicino all’entrata, calda, confortevole e intima. Sul tavolo abbiamo trovato dei semplic pani, uno bianco e l’altro ai cereali, ben confezionati e dei lodevoli grissini dal gusto apprezzabile. Nell’attesa delle portate il palato è stato preparato con del peperone in agrodolce con tonno, memoria delle corserve della zia. Nel caso esistesse un’accezione positiva del termine ruffiano, così definerei il menu proposto perché penso possa davvero accontentare tutti senza scadere nella banalità e con prezzi che… avercene: antipasti e primi sotto i 10 euro, secondi a 13 euro e dolci a 6 euro con buona proposta di passiti al calice.

Visto il periodo ovviamente non poteva mancare il re delle tavole di langa, il tuber magnatum pico proposto, con menu a parte, sui classicissimi piatti più noti a 3.50 euro al grammo. Dalla carta dei vini, di livello e con ricarichi nella media, scegliamo un Roero ’10 di Matteo Correggia (20 euro), su consiglio della signora, apprezzandone i suoi tratti freschi e sgrassanti, senza peccare in struttura nonostante un affinamento esclusivamente in acciaio.

Partiamo subito in quarta con un equilibrato ed al contempo deciso Sformatino di peperoni e bagna cauda per Alice, dove morbidezza del composto e salsa perfettamente tirata fanno di esso un antipasto molto goloso.

Plauso anche per la zuppa di ceci e trippa, con la quale si è riusciti ad alleggerire (chissà se l’apparenza inganna) una ricetta ricca mantenendone tutto il gusto.

Nell’attesa dei tajarin la proprietaria ci presenta i suoi gioielli conservati sotto un’ampolla che porta un profumo inebriante, scegliamo un piccolo tubero destinato a “perire” su di un tajarin al burro di Occelli. Inno al buon mangiare e alla tradizione: pasta ottimamente tirata, cottura perfetta e ottima morbidezza del condimento, impreziosita poi dalla grattata tanto attesa.

Io opto per un secondo, una coscia di faraona alle mele con spinacino, nella sua piacevolezza però forse l’unico piatto ancora in cerca di un trait d’union tra carne e condimento. Dopo aver tirato il collo a Correggia, ovviamente figurativamente parlando, non dobbiamo far altro che scegliere il dolce per concludere al meglio la nostra cena. Non possiamo farci mancare il semifreddo al torrone, dalla consistenza che rasenta la perfezione, con l’intenso gusto di latte e panna e dalla dolcezza per nulla stucchevole. Molto ben fatto anche il budino al gianduia supportato egregiamente da un calice di Pedro Ximenex Toro Albalà, my love.

Con il caffè ci viene ulteriormente offerta una piccola mousse con granella di pistacchi e caramello per poi giungere ad un conto finale che mi fa pensare ad un vecchio programma della Zanicchi. Totale, 1o5 € in due compresi 25 € di aggiunta tartufo

E’ sempre bello essere ospitati da persone che dedicano tutta la loro passione in questo lavoro, e riescono a trasmetterla al cliente, durante e dopo la cena, anche con qualche semplice chiacchiera ad ora tarda. Il miglior modo per dire addio ai miei vent’anni.

Ristorante La Speranza. Piazza Vittorio Emanuele II, 43 – 12060 Farigliano (Cuneo) – Tel.  +39 0173 76 190

[Immagine: Original Italy]

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