Farinetti aprirà Eataly come un pazzo ma non è tanto matto da fare il ministro

Oscar Farinetti

Oscar Farinetti aprirà Eataly in tutto il mondo nei prossimi quattro anni. E non vuole fare il ministro dell’Agricoltura nel governo Renzi che dovrebbe nascere martedì.

“Non ci fermiamo più ed apriamo come pazzi”, ha spiegato a margine di un incontro al Politecnico di Milano. Insieme a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ha detto che l’Italia deve puntare alla biodiversità.

E, per sgomberare il campo da qualsiasi illazione sul programma, ha sottolineato che non farà il ministro perché ognuno deve fare il proprio mestiere, escludendo la possibilità di presiedere il dicastero dell’Agricoltura da cui dovrebbero dipendere le fortune del made in Italy a tavola.

“Forse gli italiani hanno le scatole piene di imprenditori di successo che si mettono in politica”. È la dichiarazione che assomiglia alla pietra tombale sulla sua possibile nomina.

Farinetti ha però ribadito la sua vicinanza al sindaco di Firenze che è un “coraggioso” e ha assicurato un aiuto nel caso fosse necessario.

“Però gli starò molto vicino, se ha bisogno, per quello che possiamo fare noi e cioè agricoltura e turismo che sono le due cose di nostra competenza”.

Per Farinetti le mosse da fare subito sono la riduzione delle tasse, la creazione di un contratto unico di lavoro, l’attenzione all’export, la diminuzione del costo del lavoro e il varo di un piano della scuola.

“Bisogna farlo nei prossimi due-tre mesi altrimenti siamo fottuti e il Paese è morto”, ha concluso nello stile che diretto che lo ha avvicinato al sindaco di Firenze.

E c’è chi ha fatto subito precipitare la situazione: ”In queste ore si vorrebbe sopprimere il Ministero all’Agricoltura: sarebbe una scelta suicida. Noi siamo per un Ministro dell’Agro-alimentare che accorpi ogni funzione e compito”. Lo ha detto all’Ansa il vicepresidente nazionale della Confederazione Italiana Agricoltori, Dino Scanavino.

La strada alla poltrona di via XX Settembre è più accidentata di come sembra. Tanto per (non) cambiare.

[Link: AGI, Ansa, Repubblica, Il Post Immabine: Stefanini/Imagoeconomica]

5 Commenti

  1. Non essere ingeneroso, Armando. Qualcosa di quel programma, in realtà, è già stato fatto ed è in fase avanzata di realizzazione: pensa al piano per la sQuola (che per costoro si scrive sempre con la q).
    Dalla Gelmi#ni, al suo successore del governo dei Supponenti, fino all’attuale ex ministro, il programma dello smontaggio, azzeramento, distruzione della sQuola di ogni ordine e grado è sostanzialmente completato.
    Per quanto riguarda l’attuale ex ministro, ti basti osservare che l’ateneo di cui era rettore è stato l’unico che ha visto “per motivi di eccellenza” triplicare i fondi destinati al rinnovo dei docenti,mentre tutti gli altri sono strangolati.
    Qui siamo molto oltre il programma reaganiano, Armando, siamo molto oltre 🙂

  2. In campo economico c’è poco da discutere: siamo alle ricette neoliberali.
    Ma il punto è un altro.
    La crisi è industriale? Allora si dà la colpa alla finanza.
    Il debito privato ha creato in Europa voragini nel sistema bancario?
    Nessun problema: diciamo che occorre ridurre il debito pubblico perché è lì l’origine del male.
    Diagnosi sbagliate portano a ricette sbagliate.
    E il PD è il garante delle diagnosi errate.

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