Peppe, fa tu. È il nome del lunghissimo menu che Peppe Guida propone agli ospiti dell’Antica Osteria Nonna Rosa a Vico Equense. Inverno, autunno o primavera non fa differenza. Di numero, ovvio.

Nonna Rosa è osteria ma si fregia di una stella Michelin. Amichevole e invogliante come quel fai tu che vuol dire 10 – 12 piatti a scelta dello chef.

Nel salottino prima delle due piccole sale, con trenta coperti in tutto, arriva il benvenuto. Non sto contando.

grissino pancetta

È tutto territorio: la farinata fritta con i broccoli ‘e tuorno’ (piante alte messe a protezione di coltivazioni nell’orto di casa), provolone del monaco, grissino croccante di casa con pancetta tesa da maiale allevato in proprio e olive del fondo di famiglia nella frazione di Montechiaro; delicate e leggermente aromatiche.

Accompagna una bollicina campana: Grotte del Sole Asprinio d’Aversa brut metodo classico. Il maître sommelier Luigi Casciello sceglie per me un tavolo. Il menu di primavera è in piena elaborazione e io mi lascio coccolare dall’infallibile degustazione ‘Peppe fa tu’. Devo provare a tenere il conto.

polpetta ragù

1. Gli amuse bouche. Arriva in tavola, accompagnata da Fiano Rocca del Principe 2011, l’intramontabile  polpettina al ragù su crema di ricotta: impossibile eliminarla dalla carta  – mi racconta Raffaella, la moglie di Peppe – la vogliono tutti.

A seguire su un  ‘piatto’ di legno di quercia, la pizza di scarola, un mini cestino di leggiadra pasta frolla con la farcia classica. Appena piccante e con una punta di acciuga: deliziosa.

Saliamo su una nuvola fritta. La zeppola di cavolfiore con burro e alici è un miracolo di sapore.

crudo gamberi

2. Ci spostiamo verso il mare, sempre accuditi da Luigi Casciello (attento lettore di Scatti di Gusto, discutiamo dell’abbinamento con gli spaghetti a vongole). Il crudo di gamberi rossi su salsa di ricotta e mandarino, acidità del frutto e dolcezza del gambero, si abbina alla grande con il fiano.

3. Il prosieguo è un misto tra inverno e primavera che scalpita: scarola di mare con rossetti all’insalata e fritti, bel gioco di consistenza e sapori di terra e mare.

4. Cambio vino sulla terrina di carciofi (dell’orto di Nonna Rosa) e ricotta con croccante di carciofi arrostiti. Con il Donna Laura Falanghina Riserva Masseria Frattasi Casciello sottolinea che vuole promuovere le eccellenze campane.

capelli d'angelo con gamberi

5. Il vino ci fa compagnia sul primo assaggio di minestrina di capelli d’angelo, con piccoli gamberi rossi e gobbetti (rari gamberetti rosa pallido e striature blu all’altezza della testa, si cuociono sempre interi per preservarne il sapore) con pomodoro e lime: esplosione di mare al palato esaltata dalla freschezza del lime. Piatto decisamente primaverile.

genovese

6. Un classico s’impossessa del tavolo, candele spezzate a mano e genovese tradizionale con grattugiata di pecorino fresco (ma ne ricordo interpretazioni con i paccheri). Esecuzione da manuale. Qui il vino si adegua: D’Angelo aglianico del Vulture, Canneto 2004. Abbinamento di scuola, anche se io, da bianchista pura, avrei continuato con la falanghina Masseria Frattasi.

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7. Seguono i ravioli farciti di formaggi freschi, erbette aromatiche con crema di piselli e pancetta. Dolce tradizione appena rivisitata.

8. Il mare d’aprile fa il suo ingresso con una spettacolare e freschissima triglia ripiena di ricotta, erbette di campo, baby carotina e olio aromatizzato alla camomilla (ortaggi e olio sono sempre della tenuta di famiglia a Montechiaro).

Il freschissimo pre dessert con ananas e rum e fogliolina di menta ci dispone il palato per una carrellata di dolci, opera del figlio di Peppe, Francesco.

come una santarosa

9. Partiamo da  come una santarosa: gelato di latte e ricotta accompagnato da santarosa scomposta con crema e amarena. Esperimento riuscito, gusto antico e delicato.

10. Restiamo sul territorio con la sfoglia di mela annurca, con base di confettura di albicocca della mitica Nonna Rosa, pinoli tostati e gelato alla nocciola. Un capolavoro di leggerezza e equilibrio di sapori.

11. Nonostante lo stato di assoluta pienezza e soddisfazione del corpo e dello spirito, non rinunciamo alle ultime due golosità: le consistenze di cioccolato (la mia passione). Crema fondente, mini caprese, mousse sotto forma di ovetto pasquale e decorazione di fondente croccante.

I dessert sono abbinati al fantastico rosolio di casa fatto con foglie di amarena selvatica, aglianico, alcool e zucchero. Miglior abbinamento con il cioccolato.

graffe

12. Si chiude con la tradizione: le irrinunciabili, bollenti e morbide zeppole fritte con zucchero e cannella, impastate e fritte dalle mani di Nonna Rosa, la mamma di Peppe, fantastica ottantaquattrenne che non rinuncia alla passione dei fornelli.

E visto che siamo in tema di conti, vi dò qualche numero. I menù degustazione sono due. Uno a scelta del cliente con quattro piatti dalla carta a 50 €

E poi c’è il famoso “Peppe fa tu”, con 10 – 12 piatti scelti dallo chef che costa  70 €.

Entrambi esclusi vini (e il costo medio di un pranzo o di una cena oscilla intorno ai 60 €).

E io mi chiedo e vi chiedo: quanti stellati conoscete con un così favorevole rapporto qualità – prezzo?

Antica Osteria Nonna Rosa.Via Privata Bonea, 4. Vico Equense (Napoli). Tel. +39 081 8799055

[Immagini: Vincenzo Pagano, Giulia Cannada Bartoli, Passione Gourmet, Altissimo Ceto]

16 Commenti

  1. osterie stellate?
    A parte che la/e stella/e, come trip advisor e come tutte le guide ritengo siano solo un’indicazione, che il gastronauta attento deve acquisire solo come tale e non qualificano un’attività; il cibo, come il caldo oppure il freddo, sono rigorosamente soggettivi.
    Magari non è proprio vicino a questa da te decantata ma, se sali un po’ più a nord, a Milano, sul navigli, c’è Pont de Ferr; una stella e prezzi come Nonna Rosa. Provalo.

    • la denominazione Osteria è utilizzata anche dall’Osteria La Francescana di Massimo Bottura con tre stelle michelin. L’etimologia del termine non è dipregiativa, tutt’altro, viene dal francese ‘ospitare’. all’Antica osteria Nonna Rosa la cultura dell’accoglienza è sacra, sembra di rientrare a casa dopo una lunga giornata di lavoro accolti dal calore familiare. personalmente faccio una distinzione abissale tra la Guida Michelin e tripadvisor , sito del tutto fuori controllo, e dove è risaputo, le recensioni sono a pagamento. Certo il cibo è soggettivo, ma non la qualità, la passione, la tradizione, la storia di una famiglia che ha lavorato duramente per arrivare dov’è. conosco molto bene Pont de Ferr:). grazie per il Suo garbato intervento:)

  2. l’Osteria Nonna Rosa vale la passeggiata.La Signora Giulia mi trova in linea con il suo pensiero ed alla stregua trovo nella foto di apertura il senso di appartenenza a questa terra. Queste sono le nostre radici e ben venga chi continua nel suo lavoro di promozione. Bravi!

  3. e tutto molto bello e senz’altro anche buono io pero’ preferisco ancora poche portate e piu’ consistenti con questa moda di assaggini mi sembra di fare zapping alla tv e alla fine non apprezzi niente dalla confusione creatasi francamente ho frequentato locali simili e nonostante tante volte tutto era perfetto me ne uscivo con la fame e la sensazione di 5\6 coiti interrotti

    • Sono d’accordo con Lei Fontici, sicuramente meglio ordinare alla carta. c’è pero da considerare che attraverso tutti questi assaggi si può davvero valutare la capacità dello chef e farsi una idea più precisa e più completa sulla sua competenza in cucina e sulla validità delle sue scelte.

  4. Sarebbe bello leggere i commenti di persone che ci sono state, perché è uno dei migliori locali di pesce, forse il migliore in assoluto di zona, un cuoco che permette anche a noi contadini di godere di buona cucina di pesce di mare, creativa che si distingue dalle proposte troppo semplici, a prezzi ragionevoli

    PS il Mauro di qui sopra non sono io

  5. Peppe Guida è un grande della cucina campana, alcuni suoi piatti sono indimenticabili, tipo la pasta e piselli con hamburger di seppia per non citarne tanti altri. Che poi al Pont de fer si mangi anche bene, non può che far onore alla cucina italiana.

  6. Semmai si suppone più corretto far derivare dal latino HOSPITES – da cui OSPEDALE – Ospitalità e lo stesso HOTEL prima che dal francese il
    sostantivo Hosteria o Hostaria etc. No vorrei apparire noioso,ma spesso dimentichiamo la nostra madre lingua GRECO sopratutto e poi Latino per pigrizia e favorendo imprecisioni anche se talvolta in buona fede.
    Vorrei ricordare che la CAMPANIA vanta la primogenitura della più antica, osmotica e variegata cucina d’ occidente e non a caso era chiamata dai più illustri scrittori antichi e moderni ” ORTO DEL MONDO “

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