Città del Gusto Roma

Da tante postazioni di cucina, a tante cucine di appartamenti. Sessantamila metri cubi di cemento, tra appartamenti residenziali ed una nuova casa dello studente.

Questo potrebbe diventare la Città del Gusto, all’interno della quale vi è la scuola del Gambero Rosso.

A dare l’allarme è stato il Comitato NoPup Fermi che ha addirittura organizzato una raccolta firme per chiedere alla Regione Lazio ed al Comune di Roma di tornare sui propri passi.

E il motivo, che poi è anche un po’ lo sponsor della causa, è che i cittadini vogliono “meno cemento”.

Nell’abbattimento della Città del Gusto, che era inizialmente stata pensata per contribuire alla riqualificazione dell’area del Tevere compresa tra l’area del Gazometro e l’ex fabbrica Mira Lanza, sarebbero compresi anche il supermercato ed il cinema attigui e gli spazi verdi sarebbero sensibilmente ridotti.

Quindi, facendo due conti, più studenti e più case per loro, ma una scuola (di cucina) in meno.

Si fa sentire anche il presidente dell’XI Municipio, Maurizio Veloccia, dichiarando su Twitter che quella che si sta per verificare in zona Marconi ha tutta l’aria di essere una vera e propria battaglia urbanistica.

Per questo motivo spiega: “L’unico strumento che abbiamo è quello della persuasione politica”. Spera inoltre che il progetto iniziale venga rivisto, “Mantenendo almeno il cinema in quanto non ce ne sono altri nel quartiere e fare in modo che gli oneri vengano investiti in questo territorio“.

Insomma, della Città del Gusto si interessano poco. O comunque meno del cinema.

Il cambiamento della destinazione d’uso dell’immobile permetterebbe questa variazione da commerciale a residenziale.

Un indizio del cambiamento è stato visto nella pagina Facebook del Wine Bar all’ultimo piano con un messaggio del 16 gennaio.

Gentili Clienti ed Amici,

vi informiamo che per motivi tecnici, il locale è al momento chiuso. Ci scusiamo per io disagio.

Lo spostamento dell’area televisiva e delle redazioni del Gambero Rosso nella parte attualmente destinata alla scuola e al teatro potrebbe lasciare intendere un prossimo trasloco delle intere attività della società. Affittare studi televisivi per le produzioni in zona non è un problema.

Non resta che attendere una nota ufficiale.

[Link: Roma Today. Immagine: Facebook]

5 Commenti

  1. In Francia si sarebbero incatenati pur di non perdere la città del gusto
    In Italia saranno contenti questi sono i segnali della crisi di identità

    • Non sono così sicuro che il giardino altrui sia così bello, verde, rigoglioso. Ma voglio essere realista, e mi/ti domando: hai mai visto, in un centro storico di una qualunque delle ns. città, qualche attività economica che abbia resistito all’avanzare della rendita fondiaria?
      Perché il vecchio sistema di vita di quartiere che lascia il posto alla triade banca/moda/localegiusto ha un solo nome: rendita fondiaria. L’unica attività economica che produce reddito nel tempo e nello spazio delle nostre città.
      Se città del gusto sloggia, è anche (non solo, per carità) dovuto a questo

    • Chiudono perché ormai sono superati, questa è la verità. Ci sono guide, siti e firme molti più autorevoli, credibilità tiene nel vino. Sul canale tv il “suicidio” è stato non passare al dtt e hanno poco personale per la dimensione di ciò Che si fa e per la dimensione percepita.

      Tutto inizia, tutto finisce.

  2. Ma oltre la poesia, che è pur sempre un aspetto importante
    nella nostra esistenza, mi chiedo ma tutti i dipendenti che fine faranno? E poi, siamo certi che il management sia stato in grado di gestire al meglio la struttura?

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