Ricordo – anzi, no, ricordo vagamente, ricordo bene solo il titolo – un film di Alexander Kluge del 1968, Artisti sotto la tenda del circo: perplessi. Me lo ha fatto venire in mente la cena consumata alla Taverna della Lampara, a Milano.

La Taverna si presenta dall’esterno con un gradevole colpo d’occhio: pareti rosse, calde, che introducono a un locale dall’aspetto tutto sommato abbastanza normale, un po’ sovrastato dal bancone del bar, al quale sono appoggiati alcuni tavolini da due. Runner arancio, tovagliolo rosso a contrasto (con scritte che non ho esplorato più di tanto). Il coltello ha il filo della lama voltato verso il piatto, bene. Però sta a sinistra. Personale dall’aria un po’ distratta, il mio ordine viene raccolto da un giovanotto in pantaloni flosci tipo tuta.

Menù breve – otto fra antipasti e primi, otto secondi, dolci della casa. Antipasti crudi e cotti, “tartar” di tonno all’aneto, salmone affumicato e rucola, “polipo” e patate, gnocchi con crema di gamberi e mela, trenette acciughe datterini mollica di pane, risotto mare-orto o mare-mari e monti fra i primi, dai 9 ai 13 €. I “piatti di mezzo” vanno dal gran fritto misto alla grigliata mista (23 €), comprendendo branzino al forno, spiedini, baccalà alla vicentina, salmone gratinato, gamberoni alla griglia (15/16 €).

Parto con il Polipo della lampara cotto dolcemente all’olio e limone con patate, pomodorino e rucola (11 €). Morbido il polpo, piacevole l’insieme, ho chiesto dell’insalatina invece della rucola; il giro di aceto balsamico non aggiungeva molto al piatto.

Gnocchi con crema di gamberi e mela (13 €): crema molto calda, non male, ma non ho sentito più di tanto la presenza della mela. Gnocchi discreti, piatto tutto sommato discreto.

milanese di gamberi torta mele

Milanese di gamberi con rucola e datterini, 18 €. Carina l’intenzione, mi è sembrata scarsa l’esecuzione. Troppo guscio dei gamberi, fritto così così, poco croccante, me lo aspettavo più bollente-appena-tolto-dalla-padella, niente che me lo rendesse particolarmente memorabile.

Torta di mele, un po’ “gnucca”, non so, come se fosse incompiuta.

Il pane arrivava dal freezer, messo nel forno lì sul bancone del bar.

Ecco il “perplessi”. Perplesso io, di fronte a portate che non mi hanno entusiasmato, e in parte proprio lasciato insoddisfatto. Perplessa forse anche la Lampara, come gli artisti di Kluge, le cui proposte erano se non ricordo male in anticipo, o in contrasto, coi loro tempi e col loro pubblico; qui ho l’impressione che non ci sia stata abbastanza sintonia fra le mie aspettative e i risultati.

Mentre stavo per alzarmi da tavola, i quattro signori al tavolo di fianco – diciamo “uomini d’affari”, due di loro stranieri – se ne sono andati, pagando il loro conto, protestando per l’antipasto freddo – secondo loro, “freddo” nel senso di appena tolto dal frigorifero.

Sarò stato sfortunato insieme agli uomini d’affari o anche voi avete avuto modo di restare perplessi a questa tavola?

Taverna della Lampara. Via Uberti 3.  Milano. Tel. +39 027385845