Pizza New York Style da campionato mondiale

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pizzaioli Trofeo Caputo New York

Prima edizione di successo per il Trofeo Caputo negli Stati Uniti che ha selezionato i concorrenti Oltreoceano che a settembre si batteranno per il titolo mondiale durante la festa sul Lungomare dedicata alla pizza napoletana.

Al Neapolitan Express Studio all’East 111th Street di New York è andata in scena una due giorni di confronti e di competizione con l’obiettivo di diffondere il verbo della pizza napoletana guardando con un occhio all’ortodossia partenopea e con l’altro alle esigenze di una città e di un gusto lontano mille miglia dal Vesuvio.

La quadra è stata trovata dividendo la gara in due categorie: tradizionale napoletana e New York Style.

Gazmir Zenelli pizza campione New York

Due, quindi, i vincitori sui 60 concorrenti che hanno preso parte alla tappa. Per la Traditional Neapolitan il trofeo è andato a Gazmir Zeneli di Rossopomodoro che lavora ai forni di Eataly nel Flatiron District.

Per la categoria NY Style il gradino più alto del podio è stato conquistato, come detto, da Nino Coniglio di Williamsburg Pizza di Brooklyn.

Per entrambi, assegno di 1.000 dollari e un pallet di farina dell’organizzatore Mulino Caputo.

Nella categoria tradizionale, alle spalle del vincitore si sono piazzati Francesco Montuori di Rossopomodoro Chicago e Israel Hernandez di Antica Forma Pizzeria di Vernal nello Utah.

Nella categoria NY Style al secondo posto si è piazzato RC Gallegos della RC’s NY Pizza di Houston in Texas che si è imposto su Aurelio Petra della Dellarocco’s di Brooklyn.

New York Style pizzapizza totonno NY

La pizza napoletana ha dunque trovato una sua variante qui a New York grazie all’intuizione di Gennaro Lombardi che nel lontano 1905 aprì la prima pizzeria seguito da Totonno e dagli altri.

Una tradizione che cambia, si evolve, si adatta a nuovi usi e costumi e diventa nuova tradizione. Tanto da essere inserita in un Torneo che ha le sue radici a Napoli. Le differenze più evidenti pella pizza New York Style rispetto alla tradizionale napoletana sono la cottura che può avvenire nel forno a gas (dovuta alle limitazioni nell’autorizzazioni di utilizzo dei forni a legna) e soprattutto la grandezza: la pizza newyorkese è solitamente divisa in 8 fette ed è anche conviviale. La “slice“, la fetta è diventata in pratica sinonimo di quella pizza che in un secolo si è trasformata la “Pepperoni”, la regina equivalente della Margherita.

“La competizione serve ai pizzaioli per confrontarsi, per esprimersi anche con creazioni diverse anche rispetto alla tradizionale Margherita e con la NY Style che è un prodotto eccellente soprattutto se si ha cuore la qualità degli ingredienti, dalla farina al pomodoro”, spiega Antimo Caputo. “Tutti si chiedono quale sia il segreto della buona pizza. Io ripeto sempre che la pizza è un prodotto molto semplice e che è l’anima del pizzaiolo che combina tutti gli elementi insieme. E l’armonia di questi dipende dal pizzaiolo”.

Nicola Farinetti firma Pizza Unesco

Insomma, Napoli chiama e New York risponde anche sul versante delle abilità dei pizzaioli. La trasferta in terra americana delle delegazioni napoletane è servita anche a tenere alta l’attenzione sulla petizione che chiede all’Unesco di inserire l’Arte della Pizza nella lista dei beni immateriali Patrimonio dell’Umanità.

Ci credono sulle due sponde dell’Oceano e tutti si stanno dando da fare per raccogliere firme e diventare ambasciatori della buona pizza (nella foto, Nicola Farinetti con Alfonso Pecoraro Scanio e Davide Civitiello). New York Stile compresa.

Le firme, per la cronaca, hanno superato quota 90.000 adesioni e anche anche voi potete aiutare firmando su Change.org o scaricando il modulo da far firmare.

[Link: America Oggi. Immagini: Eater]

3 Commenti

  1. Il vincitore della NY style, sul sito della sua pizzeria (se ho trovato quello giusto), ha a listino una “Margherita” che recita questi ingredienti: “Pecorino, Basil, Parmigiano-Reggiano, Olive Oil, Homemade Fresh Mozzarella & Tomato Sauce”.
    Per me può bastare…

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