Davide Oldani

Siete rimasti fermi alla diatriba home restaurant sì – home restaurant no?

Siete convinti che per vedere al lavoro uno chef e sentirsi a casa propria nel suo ristorante sia necessario prenotare il tavolo dello chef?

Allora siete indietro.

Davide Oldani, lo chef Pop per antonomasia nel suo nuovo locale accanto al D’O ha ricostruito una casa con i suoi ambienti. E soprattutto, il tinello, quello che serviva per pranzare ed era “l’anticamera” del salotto, cioè la convivialità formato domestico.

“Il tavolo dello chef? Roba vecchia – ha spiegato a Maurizio Bertera – Il primo si può dire che l’ho inventato nel ‘96 quando lavoravo da Giannino. Ma oggi serve qualcosa di diverso: accoglierli nel nostro mondo, invitarli a casa”.

Ristoranti-Milano-Filippo-La-Mantia

Ci sarebbe a dargli manforte anche Filippo La Mantia che ha stravolto i 1.800 metri quadri del Gold diDolce & Gabbana iaffidandosi a Piero Lissoni realizzando ambienti caldi e mixando il design contemporaneo con la storia di Richard Ginori. Lo chef siciliano ha eliminato la carta del mezzogiorno perché il buffet siciliano è un successo: tutti a servirsi e a mangiare in poltrona.

A-Casa-Eatery

A Milano, avverte Bertera, sono all’avanguardia sul tema nuovi concept di ristorazione accogliente.  E cita il cafè-ristorante con salotto e un angolo libreria dell’Arabesque della stilista Chichi Meroni; Aromando, bistrot da pranzo domenicale degli anni ’60; A Casa Eatery “ispirato a una sequenza di tinelli e dove si possono acquistare prelibatezze sugli scaffali all’esclusivo Home Delicate Restaurant in zona Tortona”.

Casa Perbellini

E su tutti c’è Giancarlo Perbellini che in piazza San Zeno a Verona ha aperto il suo nuovo ristorante che mica per caso ha chiamato Casa Perbellini.  C’è un’anticamera con banco e un tavolo, un salone – con una trentina di coperti – diviso in due parti con la più grande che non ha separazione con la cucina a vista, “aperta e senza manco un vetro a separarla”.

La nuova frontiera della ristorazione è accettare la sfida di far sentire a casa il cliente. C’è da definire il “Ristorante come a casa” e non l’home restaurant . Se fosse applicato anche all’interior domestico, l’idea manderebbe a farsi benedire anni di open space e la teoria che la convivialità si crea preparando i piatti insieme agli ospiti. O comunque ammettendoli in cucina su banchi e trespoli.

Aveline

Il tinello, invece, torna a separare le funzioni e a promuovere un nuovo luogo del mangiare (l’Aveline di San Francisco è stato celebrato da AD come “l’esempio più ricercato di ristorante con tinello annesso”). In fondo regala allo chef una nuova sacralità o stiamo semplicemente cercando nuovi modi per far andare le persone al ristorante invece che restare a casa?

[Link: L’inchiesta. Immagini: Manuela Vanni, Glocal, Puntarella Rossa, Living Corriere]

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