Le pizze speciali per la Festa dei Gigli a Nola. Che è anche Patrimonio Unesco

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Conoscete la Festa dei Gigli a Nola?

Ha tradizioni antichissime e me le racconta nuovamente Francesco Sangiovanni al tavolo di Rossopomodoro al Vomero. Sto gustando una melanzana ripiena di Sicilia che in Campania ancora non sono al massimo, ma molto buona, cui hanno dato il nome di melanzanotta.

melanzanotta

Non so se l’intento di questi involtini con provola affumicata, basilico, pomodoro fresco gratinato e origano sia di far sembrare il tutto più leggero rispetto a una parmigiana. “Se li mangi in sequenza il risultato calorico sarà lo stesso”, mi dico mentre accompagno con un trancio di pizza napoletana in cui c’è una percentuale rilevante di farina integrale.

Buona anch’essa, napoletana e soffice come te l’aspetti.

Floridiana

Scura, ma noi non siamo razzisti sorrido mentre guardo il muro della Villa Floridiana che una quarantina di anni fa ospitò uno dei primi murales collettivi del quartiere con richiami religiosi e teste mesciate di signore vomeresi. C’era anche un bacio saffico che destò molto scalpore e fu coperto con la scusa di cancellare alcune scritte poco edificanti per l’occhio delle Sorelle di Maria Ausiliatrice che si affacciavano di fronte.

Un caso di fusione tra sacro e profano, tra tradizione e voglia di sperimentare che il popolo napoletano ha nel suo DNA ed è inestirpabile anche quando qualcuno gli si oppone sbandierando le ragioni del “prima è meglio”.

Converrete che discutere con un Sangiovanni di festa antichissima e di incrocio tra cibo e santità è abbastanza inusuale.

La Festa dei Gigli ricorda il ritorno di Ponzio Meropio Paolino, poi diventato Santo per meriti di servizio alla sua gente nella metà del V secolo. Paolino, vescovo con una sua ricchezza terrena pagò il riscatto per i nolani resi schiavi dai Visigoti di Alarico nel 410. La leggenda racconta che nel 431 fece ritorno a casa dopo aver garantito con la sua persona. E i Nolani lo salutarono sbandierando dei gigli e lo accompagnarono alla sede vescovile con tutto l’apparato dei gonfaloni delle corporazioni e dei mestieri.

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Gli 8 gigli alti 25 metri (e pesantissimi) che con un complesso cerimoniale lungo un anno si costruiscono tra vestizioni, canzoni e cene dedicate per ricordare le antiche corporazioni: Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Barca (il simbolo del ritorno), Beccaio, Calzolaio, Fabbro, Sarto.

C’è molto di cibo in questa festa che fa parte di quelle celebrazioni delle grandi macchine a spalla italiane come la Santa Rosa a Viterbo, la Varia di Palmi e la Faradda di li candareri di Sassari.

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Devozioni e abilità che sono entrate nel Patrimonio Immateriale dell’Unesco nel 2013.

Non so se state pensando alla stessa cosa. Ma quale migliore benedizione per l’arte dei pizzaioli che aspira a eguale riconoscimento che ricevere la benedizione in uno dei luoghi in cui più affonda la tradizione napoletana del fare e anche del dire diventato emblematico? Qui c’è la paranza che è il manipolo dei 128 cullature, i cullatori, che appoggiano sulle proprie spalle i varre e i varrielli, le assi di legno per manovrare la macchina altissima decorata con figure di cartapesta.

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E che dire di più del Mastro corporativo che come un direttore di orchestra organizza il Giglio con un Maestro di festa, un Maestro musichiere e un Capo paranza?

Solo che ci sono le tavuliate, cioè le cene con le riffe per raccogliere i fondi necessari alla festa.

Cibo e festa si intrecciano alla grande.

street food napoletano

“Ci saremo anche noi con il camioncino dello street food di Rossopomodoro”, mi avverte Francesco Sangiovanni. Tradotto, pizza al forno a legna e postazione per la pizza fritta su un camioncino Fiat degli anni ’60. La tradizione si fa strada.

“Menu?”, gli faccio.

Pizza fritta e classiche marinare e margherite“, mi dice Sangiovanni mentre spolvero giudiziosamente una fetta di “focaccia” con solo olio per assaporare al meglio l’impasto integrale nel suo pieno fiore.

“Ma come, c’è la Festa, c’è il motivo Unesco e non volete legare una pizza particolare a Nola con tutte le cose buone che si producono?”.

Lo confesso, sono i momenti in cui la pizza per me dà il meglio: ti mette in pace con il mondo intero e ne mangeresti molto altra. Troppo.

“Non ci sono i salumi che andrebbero a nozze nella fritta? Palla di Nola e pizza fritta in due dischi per fare una palla. La super palla”, dico pensando a un’altra fritta che ho assaggiato il giorno prima e alla produzione per Pietro Parisi, il cuoco contadino di Palma Campania.

Davide Civitiello Nola

Al tempo si diceva di non sfrucoliare San Giuseppe e Sangiovanni fa di tutte le erbe un fascio. Anche perché ha la fortuna di poter contare sul Lab di Rossopomodoro di via Partenope e sul Campione del Mondo. Così, l’ormai onnipresente – pizzologicamente parlando – Davide Civitiello è andato a Nola per ingraziarsi la Festa Patrimonio dell’Unesco e regalare due pizze speciali ai partecipanti.

“Una al forno“, mi messaggia, “con il cornicione ripieno di ricotta di bufala e papaccelle cui ho aggiunto le melanzane visto che i vulii (i desideri) te li sei fatti  venire con le melanzane”.

pizza ripiena della Festa dei Gigli Sangiovanni e la pizza

“Sarà salata?”, mi parte lo sfottò per il pizzaiolo iper tradizionalista che riesce ad essere innovativo nonostante tutto. L’aurea religiosa impedisce la risposta.

cottura pizza fritta Davide Civitiello e Francesco Sangiovanni

“E poi c’è la fritta, la super palla sempre ripiena e con sopra ricotta di bufala e salame di Nola”, mi spiega mentre manda foto.

“Come sono”, posso solo chiedere ormai a così lunga distanza.

Acquaiolo, com’è l’acqua? Buonissime, ovvio”, risponde Civitiello.

Non ho motivi di dubitare, ma voi che avete a cuore la festa dei Gigli di Nola e partecipate alla bellissima rappresentazione del ciclo della vita che si perpetua di anno in anno, potreste assaggiare.

pizza ripieno cornicione Festa-dei-Gigli-mani

Le due pizze sono nel menu speciale della Festa che avrà il suo acme domenica. E stasera e domani sera potrete dedicarvi un po’ anche al cibo e alla pizza che sa mettere insieme tradizione e modernità senza troppi giri di parole.

E non vi dimenticate le melanzane e le papaccelle, mi raccomando.

E se siete al Vomero, fatevi dare il tavolino a bocca di porta: secondo me è il migliore.

[Immagini della Festa: Paolo Peluso]

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