Ponte del 25 aprile. Pesto trapanese e cuscus in Sicilia

Ristoranti

 

scatolame tonnara Favignana

Tre giorni con il ponte del 25 aprile per visitare e assaggiare la Sicilia oltre alla Toscana. Della nostra isola, scelgo la parte ad occidente con Trapani, Erice, Segesta, San Vito Lo Capo, Custonaci, Marsala, la Riserva dello Zingaro, le Egadi.

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La Sicilia Occidentale è la terra delle arancine (occhio al femminile), del cùscusu (occhio all’accento e alla “u” finale ballerina), delle busiate (che non sono i maccaruna), dell’assai (abbondanza indefinita).

Pronti per partire con noi?

1. La Tonnara di Favignana e il pesce

tonnara di Favignana

L’ex stabilimento è ed era una città, a suo modo. 32.000 mq da visitare, se volete. Regolato come un orologio, disegnato per far lavorare separati uomini e donne. Giuseppe Giangrasso, il custode, padre di 8 figli, dal 1962 ne è la memoria vivente – memoria orale e canora, quando intona le scialome dei tonnaroti, ritmate, sensuali, allusive. La bellezza dell’archeologia industriale è seducente. E poi ci sono perle, come il busto di Gaetano Caruso, inventore delle scatolette con apertura a chiavetta, o il nido aziendale. C’è anche un Antiquarium, con manufatti della tonnara e reperti della battaglia delle Egadi. Non ricordarvi le Guerre Puniche vi procurerà un immediato calo di zuccheri. Preziosa allora la visita guidata con uno dei volontari – giovani che studiano fuori e tornano a vivere sull’isola, cercando di metterne a reddito la cultura.

La Trattoria Due Colonne a Favignana è un’istituzione. Gusterete prodotti della tonnara e pescato fresco in ogni portata. Vi aspettano caponata, crudo di tonno, pesce spada e salmone, spaghetti con gambero rosso di Mazara profumato agli scampi con mandorla e rucola. Un pasto vi costerà circa 55 €.

Potete imbarcarvi sull’aliscafo in debito di smaltimento. Potete aggravare il debito, si fa per dire, se al molo – presso’ U bar du Marinaru – avrete concluso il pasto con un caffè al pistacchio, cioè con base di crema al pistacchio in fondo alla tazza e schiuma sopra.

2. Erice e la pasticceria leggendaria

dolci pasticceria Maria Grammatico Erice

Erice è, per i trapanesi e per i siciliani tutti, il rifugio dalla calura. A quota 800 m, anche nella più torrida delle estati offre refrigerio e bellezze da ammirare. Basse case in pietra tra le vie strette; lastricato geometrico in pendenza; chiese scure, dismesse; un castello, un belvedere.

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In realtà è un regno traboccante di dolciumi e visitato da folle gaudenti che fanno trillare la cassa in continuazione. La regina, Maria Grammatico, appare come una signora saggia e amorevole, dagli occhi maliziosi. Nelle credenze, lungo il banco, pasta reale glassata di colori pastello, piramidi di sospiri alla mandorla, minne delle monache, fruttini Martorana, agnelli a Pasqua e cuori a Natale, biscotti da zuppa, brutti e buoni, cotognata. E libri. Non limitatevi a gustare. Comprate anche per leggere: “Mandorle amare”, la storia di Maria, da orfanella in un convento a imprenditrice. L’autrice, americana, ha scritto il libro in due lingue, donando a Erice e alle sue specialità rinomanza internazionale.

3. Custonaci e il pesto trapanese

cassatelle Custonaci

Custonaci è una scoperta. Un teatro naturale trasformato in Riserva. Un Santuario, Maria Santissima, e un calendario pieno di eventi culturali e sportivi. Ma scoprire la grotta-villaggio Mangiapane con le 50 rappresentazioni museali dei mestieri di un tempo guidati dalla presentazione dei fondatori dell’associazione del presepe vivente (con oltre 150 interpreti ogni anno a Natale) vi appagherà i sensi al pari delle spince natalizie di Custonaci, un dolce povero – non di calorie che si formano prendendo l’impasto (farina, latte, patate) tra le mani per fare un buco con un dito, poi giù nell’olio bollente. E come le cassatelle pasquali che racchiudono un finissimo ripieno di ricotta di pecora appena zuccherata.

busiate al pesto trapanese

Se li chiedete a Il Cortile di Custonaci potreste assaggiarli anche fuori stagione. Altrimenti scegliete il pesto trapanese del menu del 25 aprile proposto a 17 €.

4. San Vito Lo Capo e il cous cous di pesce

cous cous di pesce San Vito Lo Capo

A San Vito Lo Capo c’è la bellissima chiesa-fortezza di San Vito e molti uomini si chiamano Vito. E San Vito è celebre internazionalmente per il cous cous – tradizionale e rivisitato. Qui lo scrivono così, non come a Trapani. A cena andate a San Vito ad assaggiare i piatti del cuoco Enzo Battaglia alla casa del Cous Cous: il suo cous cous di pesce è monumentale, e insieme, un’antologia siciliana da tradizione (insalata di arance, panelle, caponata, ricotta fresca condita, milanisa).

5. Scopello e il pesce

antipasti mare Liborio Giorlando

Si può avere l’impressione che in questa parte di Sicilia manchino strutture di lusso. Tenute Plaia è un’eccezione: intorno alla corte le stanze, una piccola piscina, un giardino paradisiaco con vista e grande ristorante con 40 ambitissimi posti esterni, marcato dalla cucina di Liborio Giorlando (che bel nome, sicilianissimo!). Cinzia Plaia, patronne, riferisce sorridendo di un lungo corteggiamento professionale tra lei e lo chef. Voi lasciatevi conquistare direttamente. Un esempio, i 5 antipasti composti in un solo piatto: sarda a beccafico, involtino di spada, spatula con marmellata di arancia, sfoglia al nero con gamberi rossi di Mazara, tortino di carciofo e nero di seppie

6. Trapani e il diploma in pesto trapanese e busiate

pesto trapanese scuola

A Trapani, un tempo, una ragazza che non sapesse fare busiate e cùscus poteva restarsene zitella. Adesso si sente necessità di autentico e desiderio di un recupero delle radici. In un palazzo patrizio del centro c’è Nuara – cooksicily, scuola di cucina siciliana. Mettetevi il grembiule e fate le busiate, pasta avvolta e poi sfilata lungo un ferro da calza (busa in dialetto). Afferrate il pestello e preparatevi il pesto alla trapanese sotto lo sguardo vigile di Francesco Pinello o di uno dei suoi colleghi chef.

Cenate con il risultato delle vostre fatiche, chiacchierando con il direttore della scuola, Paolo Salerno, che vive la tutela del cùscus vero come una missione e che ogni anno anima Stragusto, festival dei mangiari di strada. La data della prossima edizione? 27-31 luglio 2016.

7. Marsala e il Marsala

Marsala Cantine Florio antipasti mare Le Lumie Emanuele Russo

Dirigetevi alle Cantine Florio di Marsala e percorrete i chilometrici corridoi in battuto di tufo. Dopo tale fatica, ristorarsi con la degustazione all’interno dell’Enoteca dal design suggestivo o cercare, per una cena, posto alle Lumie, dove Emanuele Russo vi preparerà il pesce da par suo.

Convinti che la vostra meta per questo weekend sia la Sicilia?

[Immagini: iPhone di Daniela Ferrando, Italiain30giorni, Distretto Turistico Sicilia Occidentale]




Di Daniela Ferrando

Milanese, trent’anni di copywriting e comunicazione aziendale. Le piace che il cibo abbia le parole che merita: è cultura. Parlando molto e mangiando poco, non si applica nel suo caso il “parla come mangi”.