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Era naturale e prevedibile l’evoluzione culinaria del locale di due campioni dell’enocritica nazionale ed internazionale, ora riconosciuta anche dalle guide di settore con un nuovo inserimento in quella curata da Enzo Vizzari.

Il Blend4, ad Azzate in provincia di Varese, ha pian piano salutato una cucina con impronta decisamente toscana per puntare su una vena gourmet, necessaria per fare il salto di qualità.

Quindi ricette e contrasti più nobili e materie prime di riconosciuto valore pur mantenendo una vena da “c aspirata” per accompagnare i vini di una delle cantine più ricche di spunti della provincia.

Inutile dire che chi ha presenziato fino ad oggi in sala – e continua a farlo – era già quanto di meglio offriva il panorama enologico italiano, in grado di raccontarvi in ogni particolare vita e miracoli dei vini in carta.

Si tratta di Ivano Antonini, miglior sommelier d’Italia AIS 2008 e di Luca Martini, miglior sommelier del mondo Ais Wsa 2013, insomma due ragazzi con una certa esperienza.

Ma è stato probabilmente la convocazione in squadra di Filippo Scapecchi, classe ’82, chef con esperienze in Nuova Zelanda, New York e Svizzera e in Italia da Bracali, Arnolfo, Il Mosaico, Trussardi la Scala e da ultimo presso il Relais & Chateau Palazzo Seneca di Norcia, il segnale di voler cambiare veste al locale e di puntare a traguardi più ambiziosi.

Ed ora che tutto passerà nelle mani del suo secondo, Davide Gambitta, classe ’86 e partecipante del concorso INALPI Saranno Famosi 2016, siamo certi che verrà mantenuto questo livello qualitativo. Intanto vediamo cosa i due hanno creato insieme.

Chi ci attende con il solito educato sorriso è Ivano, un oste d’altri tempi con quel tocco di eleganza da sommelier navigato seppur in abiti meno impettiti.

L’ambiente punta molto sui toni chiari e, seppur ben curato e studiato nel dettaglio, non riesce a farmi entrare in perfetta sintonia con esso. La comodità delle sedute non è nota sufficiente a donarmi il necessario calore. Detto questo, non tengo molto conto dell’ambiente che normalmente non inficia il mio giudizio.

Il menu offre antipasti da 10 a 15 €, primi a 13/14 €, secondi da 19 a 25 €, fiorentina da 5 a 7 € all’etto in base ai giorni di frollatura, rispettivamente 20, 30 e 40 giorni, dolci a 5 e 8 €.

La carta dei vini è in continuo movimento, e alle versioni più “giovani”, ossia le ultime annate presenti sul mercato, si aggiungono etichette con una lunga sosta in cantina, recuperate e selezionate dal team Blend, sempre disponibile e consultabile sul di questi sito.

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Partiamo con un calice di Franciacorta brut Az. Agr. 1701 (6 €) del quale nutrivo un ricordo non particolarmente entusiasmante e che invece ha saputo convincermi del contrario grazie ad una bollicina di buona finezza e persistenza ed una buona sapidità. Ci viene servito con una ben saporosa focaccia con prosciutto toscano tagliato al coltello.

La Palamita sott’olio, crema di fagioli zolfini, cipolla e orzo è il benvenuto della cucina ed una piccola anticipazione di alcuni ingredienti del primo. Risulta un’apprezzata éntrèe soprattutto per la delicata lavorazione delle carni della palamita che regala buona freschezza al piatto.

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Per allietare la nostra serata non possiamo farci scappare una chicca, il Carema 1978 Cantina dei produttori di Carema (45 €). Un vino supera l’ostacolo dell’emozione quando è in grado di raccontarti una storia, la sua storia. Cenere, nota fumè, tabacco, ruggine, ferro, poi fiori passiti, frutto ancora integro, la mia passione fatta vino.

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Ravioli di stinco di vitello, fagioli zolfini, cipolla rossa, lardo di colonnata (13 €). Ad una portata molto buona e gourmand manca solo un tocco per raggiungere la vetta del piacere assoluto, smorzando la nota dolce generosamente dispensata con un qualcosa di acido e fresco, sezione pelo nell’uovo.

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Piccione in due cotture, purè di patate affumicato e lamponi (25 €). Piatto della serata per l’apparente e spiazzante semplicità degli elementi che si integrano tra loro, il lampone entra in campo sconquassando la difesa del piccione manco fosse Mertens nei finali di partita partenopei.

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Petto d’anatra, pan brioche, albicocche e terrina di foie gras (22 €). Gran bella terrina sorretta da un’ottima vena acida, perfetto il pan brioche per fragranza, tendenza ferrosa del piatto che prevede ahimè una masticazione eccessiva della parte carnivora del pennuto.

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Cioccolato biondo, caramello salato, pistacchio e frutto della passione (8 €). Dolce non dolce come piace a me, picchi salati, acidi, tutto calibrato. Dovrete essere davvero innamorati per condividerlo con il/la vostro/a amato/a.

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Bianco Campociesa 1981 Masi – vino da tavola del veronese da uve bianche. E’ passito, è vino da meditazione, è amaro, è digestivo, è figo.

Mancavo da qualche tempo e si è notata una differenza di approccio, sembra che si stia percorrendo, senza affanno, una via ora ben tracciata. Il tempo c’è e saremmo lieti di poterne seguire i passi.

Blend4. Via Piave, 118. Azzate (Varese). Tel. +39 0332 457632

4 Commenti

  1. Capisco la volontà di evolvere o la voglia di “salire di livello”. Mi resta il dubbio che un ottimo ristorante di Azzate, con una buona visibilità mediatica 2.0 e ovviamente un’ottima carta dei vini, grazie a Antonini/Martini, debba subire una contaminazione toscana. La toscana è sinonimo e garanzia di “traguardi più ambiziosi”?

    • Andrea è il contrario, il blend4 era un locale con una decisa impronta toscana ed ora punta a diventare gourmet. In carta rimangono molte materie prime del centro Italia ma sono spariti alcuni piatti da osteria e c’è più cura nella presentazione e nei contrasti.

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