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Non è da tutti festeggiare 100 anni di attività. È il caso del ristorante Il Falchetto a Roma. Posto tranquillissimo, tra Piazza Colonna e Piazza Venezia, nonostante un’affollata via del Corso proprio dietro l’angolo, dove tuffarsi in un glorioso passato, tra la cucina romana e gli ospiti famosi come Trilussa, Jean Paul Sartre, Sandro Pertini o Giulio Andreotti.

E per celebrare un secolo di tradizioni in cucina, Antonio Donato, patron del locale riconosciuto dal Comune di Roma come “bottega storica”, e il suo figlio Gerry, hanno deciso di creare il menù degustazione per raccontare il percorso lungo 100 anni, e metterlo nella carta per tutto il mese di dicembre.

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Ovunque vogliate stare, in una delle tre eleganti salette, o nella veranda esterna, vi troverete coccolati dal servizio in sala attento e premuroso (e diciamocelo, non succede sempre). Trovo una vera rarità, i camerieri sempre presenti ma non invadenti, sorridenti, pronti ad esaudire ogni richiesta del cliente, anche più bizzarra, senza mostrare disappunto. E Antonio Donato, che  ha un’autentica passione per la sala, lo sa che è proprio questo il vero valore aggiunto del ristorante. Ricordo una discussione di qualche anno fa, con gli chef e i ristoratori, sul tema: se era più appagante un piatto eccellente e un servizio in sala scadente o un piatto mediocre e un servizio impeccabile. Non abbiate fretta di rispondere che è la cucina la più importante, riflettete un attimo. Fatto? Bene, perché sentirsi coccolati e trattati bene fa dimenticare le imperfezioni della cucina.

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Carciofo alla romana, un vero simbolo della cucina tradizionale capitolina a partire dall’Ottocento, da quando il carciofo era arrivato a Roma. Un po’ troppo cotto.

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Capriccio di baccalà in pastella al cognac. Pare che la ricetta provenga dalla cucina ebraica, usata dai cattolici per sostituire la carne nei giorni di “magro”. Saporito, ma cotto troppo poco.

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Zuppa arzilla e broccoli. Piatto povero ma gustoso della cucina romana, preparato di solito il venerdì, il giorno di “magro”, con i rimasugli di pasta e il brodo di arzilla, a cui veniva aggiunto il saporito broccolo romano. Un po’ salata, ma complessivamente buona, anche senza la pasta.

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Pasta e ceci. I legumi, la carne dei poveri, all’epoca sostituivano le proteine animali anche nei giorni di “magro”, ma il piatto è sicuramente anche oggi uno dei più amati dai romani e non solo ( proposito, voi che pasta usate, tubetti o spaghettini spezzati?).

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Filetto ai funghi porcini su crosta di pane. Morbido, saporito, cotto alla perfezione (al sangue!), anche se non è un piatto storico, sicuramente è di stagione, e merita di essere assaggiato.

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Tortino di castagne ripieno di mele flambé, rum e cannella. La castagna era considerata dai Greci e dai Romani “frutto dell’albero del pane”, e la sua farina è in uso fin dalla notte dei tempi. Ottimo esempio del suo utilizzo questo tortino caldo con le mele speziate, abbinato al gelato.

Nel menù degustazione sono anche previsti i tozzetti, i tipici biscotti secchi, preparati con le nocciole, da intingere nel Vin Santo o nel liquore a piacere.

Altri ristoranti con una storia altrettanto lunga da segnalare a Roma?

Ristorante Il Falchetto, via di Montecatini 12, Roma, tel. 06 6791160

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