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Il Negramaro è un vitigno a bacca nera coltivato in tutta la Puglia, soprattutto al sud della regione.

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Lo amo molto perché il solo berlo mi rimanda ai paesaggi assolati e ricchi di gusti forti e decisi di una delle regioni più gettonate in estate.

Ma io vi consiglio di perdervi nelle campagne del Salento in questo periodo. Una giornata di sole vi restituirà i toni del verde di una terra umida di pioggia e profumata.

Curioso il suo nome, Negroamaro, che vede più di una ipotesi sulle proprie origine.

La prima è che “negro” si riferisce al colore molto scuro delle bacche e del vino stesso, e “amaro” indicherebbe una forte presenza di tannini.

La seconda ipotesi, linguistica, è la più accreditata: si tratta della fusione di due parole, una greca “mavros” e un’altra latina “niger” che entrambe significano “nero”.

Qualunque siano le origini del nome, è accertato che è un vitigno tra i più antichi in Italia, che questa uva è estremamente versatile, e si presta molto bene alla vinificazione non solo in rosé, ma anche in bianco, ed io voglio raccontarvi tutti i colori di Negroamaro.

1. Piccolebolle (Duca Carlo Guarini)

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Piccolebolle è il primo spumante interamente prodotto nel Salento dalle uve Negroamaro vinificate in bianco. Prodotto con il metodo Martinotti, è un vino color chiaro paglierino, dal perlage fine e persistente. Fresco, fruttato al naso, con chiare note di agrumi e fiori bianchi, sapido e minerale in bocca. Una bollicina capace di sostenere antipasti di verdure e formaggi freschi, ma anche le torte rustiche.

2. Five Roses (Leone de Castris)  

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Negroamaro 100%, Metodo Classico, 30 mesi sui lieviti. Colore brillante buccia di cipolla, intenso profumo di frutti rossi e di rose, in bocca avvolgente ed elegante, con un richiamo alla rosa, dal perlage finissimo e persistente. Questo è un esempio di quello che il Negroamaro può diventare in mani sapienti. Piacevole come aperitivo, ottimo per accompagnare la cena a base di pesce, insuperabile con le pettole tarantine (di cui avete la ricetta).

3. Rohesia Brut Rosé (Cantele) 

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Questo Brut Rosé Metodo Classico è un’assoluta new entry, assaggiata durante una cena a base di pesce. Bollicina fresca, quasi pungente, rinfrescante, addirittura spigolosa. Non ha la rotondità dei classici della Franciacorta, ma la sua freschezza è talmente attraente e spontanea che fa innamorare all’istante. Vino perfetto con gli spaghetti ai ricci.

4. Brut Rosé (Santi Dimitri)

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Spumante Classico Brut Rosé della famiglia Vallone si occupa dell’agricoltura e della viticoltura dal 1690, anche se l’azienda moderna, Santi Dimitri, è stata fondata “solo” nel 2014 con l’obiettivo di preservare l’eredità culturale e imprenditoriale della famiglia.  Il Brut Rosé, Negramaro al 100%, è l’ultimo arrivato che viene spumantizzato con metodo Marinotti, rimanendo su lieviti per 120 giorni. Colore rosa delicato e luminoso, finissimo perlage. Elegante al naso, con i sentori di frutta fresca, al palato è setoso e carezzevole. Sicuramente da abbinare ai crostacei.

5. Alberelli de la Santa (Hisotelaray)

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Questa è una storia triste e bella nello stesso tempo. Hiso Telaray era un giovane ragazzo albanese, ucciso nel ’99 a soli 22 anni dalla mafia perché si era ribellato ai ricatti. Oggi ha dato il nome all’attività vitivinicola di Libera Terra Puglia che opera sui terreni confiscati alla criminalità pugliese. Alberelli de la Santa è un rosato proveniente da un nobile vitigno della tradizione, dedicato a due ragazzi baresi uccisi per mano mafiosa. E’ un vino di ottima beva, sapido e appagante in bocca. Bello anche da vedere: rosa carico brillante. Frutti rossi e rosa canina al naso, ma anche note minerali. Perfetto con la zuppetta di fave e cicoria.

6. Santi Medici rosato (Castel di Salve)

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Un altro Negroamaro sorprendente. Rosa-arancio molto intenso, dai netti profumi di frutta rossa matura. All’assaggio è un vino molto fresco e sapido, con evidenti note di menta e di salvia. Sfizioso per accompagnare i formaggi di media stagionatura e taralli.

7.  Elfo (Apollonio)

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E’ un rosato dai profumi freschi e fragranti, come frutti di bosco e ciliegia, e dal gusto fruttato e floreale, equilibrato in bocca, di ottima acidità. Vino perfetto per tutti i momenti di convivialità, a partire dall’aperitivo. Accompagna bene sia i piatti di pesce sia i taglieri di salumi, ma anche le pietanze come ceci neri con le cotiche e il pesto di finocchietto selvatico.

8. Metiusco rosato (Palamà)

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Tradotto dal greco, “Metiusco” significa “io mi inebrio”. Questo rosato di facile beva, Negroamaro 100%, fruttato, fresco, piacevole e armonico, ha parecchi riconoscimenti, nazionali ed internazionali, ed ha fatto da “apripista” anche per altri vini dell’azienda. Vino molto democratico, definito dal produttore “perfetto per tutti i piatti”, anche se rende sicuramente il massimo abbinato alle olive verdi saporite.

9. Fine (Menhir)

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Di questo vino prima di tutto colpisce l’etichetta. Chi potrebbe mai resistere ad una bella bocca rossa? Rossa rubino come il colore del vino stesso, Negroamaro 100%, dai profondi riflessi violacei. Al naso arrivano tanti profumi carichi di spezie, di frutti rossi, di cacao e di tabacco. In bocca è possente e avvolgente, coccola e stuzzica il palato nello stesso tempo. Indispensabile per accompagnare i piatti della selvaggina e i formaggi erborinati.

10.  Le Pitre (Mottura)

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Mottura, una storica azienda vitivinicola del Salento, vola alto, portando i suoi migliori vini nella business class di Alitalia da settembre 2016, e non c’è da stupirsi. Le Pitre è un progetto nato nel 2005 che mira ad esaltare le potenzialità delle uve autoctone del Salento, in particolare di Negroamaro. Un prezioso rosso rubino nel bicchiere, sentori di legno, note balsamiche e frutta matura macerata al naso. In bocca è morbido, dal tannino equilibrato, con i sentori di prugna fresca e spezie. Vino (quasi) da meditazione, ma non solo. E’ sublime con un tagliere di formaggi stagionati e di salumi ricchi e sontuosi.

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Se avete voglia di Negroamaro, io vi dò un consiglio.

Cercate queste bottiglie o tante altre etichette che preferite su Trovino, il portale da cui spesso mi rifornisco e che ha sponsorizzato questo post.

Anzi, avete altri Negroamaro da suggerirmi per i prossimi assaggi di vino?

[Giulia Nekorkina]

5 Commenti

  1. Suggerisco, sempre di Càntele, il Negroamaro I.G.T.; qui il vitigno trova la sua massima espressione, soprattutto con abbinamenti forti e decisi.

  2. Ricordo di aver bevuto con grande soddisfazione Roccamora e Masserei di Schola Sarmenti oltre al rosato per eccellenza che è il Five Roseis di Leone de Castris.

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