capre valle aosta

“Ormai andiamo di moda, vengono in continuazione a fotografarci”.

Siamo in Valle d’Aosta e nel 2017 decidere di allevare un certo tipo di capra o ricominciare a farlo non è più solo una scelta di vita e non si tratta di una questione solo economica, culturale, biologica o alimentare. Diventa una decisione politica in senso ampio, che incide profondamente sul gruppo di riferimento e non solo.

Roberta Lazzoni Ruben Lazzoni

È stato questo il cammino intrapreso da Roberta e Ruben Lazzoni che nel 2003, avevano vent’anni e da Aosta si sono trasferiti nella Valle Saint Marcel, a Champremier, circa 55 abitanti: lui, lei, oggi i loro tre figli, una quarantina di capre e poi cani, pecore, galline, tre pezzate rosse e due asini.
Questa è la valle delle merenderie, dei matti e milanesi.

Monte Bianco e Cervino

Si attraversa all’insù, lungo la Via del Prosciutto, un percorso segnato da cinque merenderie dove far rifornimento energetico con una semplice merenda a base di pane e prosciutto, anche se nel tempo si sono quasi trasformate in osterie; poi c’è il villaggio di sotto, che è stato interamente comprato dai milanesi che ci vengono in villeggiatura e in questa valle sono tutti un po’ pazzi, anche quel tizio lì con la barba che va veloce in macchina e che si è ricostruito da solo tutte le case del villaggio.

Castagni secolari in mezzo a betulle, meli antichi ed eccoci a Seissogne, uno dei paesi più belli e antichi di tutta Italia, dove fanno ancora l’olio a dispetto di chi crede che in montagna non si possa fare così buono.

Si continua a salire e frassini e betulli lasciano spazio ai larici e pian piano il bosco si prende tutto, poi la strada ritorna sterrata per infilarsi nei buchi delle antiche miniere di rame, per ridiscendere infine alle acque verdi o salire su fino agli alpeggi del Vallone.

È questa anche l’unica valle con un immenso vallone da cui si vedono insieme Monte Bianco, Rosa e Cervino.

capra camosciata alpinaazienda agricola la chevre heureusegrotta formaggi chevre heureuse

Una valle così, che domina Aosta ma senza soffocarla, non poteva non essere il luogo eletto da Ruben e Roberta per la loro azienda.

E qui, a La Chevre Heureuse, le loro capre di razza camosciata alpina sono davvero felici e si vede dai formaggi che producono. Non solo sanno davvero di capra, ma affinano in un antica cantina naturale ricavata nello spazio tra il terreno ed un grosso masso caduto dalla montagna.

Infatti il loro obiettivo non era solo una scelta alternativa e un’azienda agricola, ma era soprattutto la produzione di alta qualità: volevano che il loro formaggio di capra fosse il più buono di tutta la Valle e ci sono riusciti.

formaggi di capra

Insofferenti ai comandamenti dell’agricoltura industriale, queste capre ci regalano formaggi come dovrebbero sempre essere, figli delle erbe infinite di prati, montagna, aria libera. E poi in generale la capra è la capra, il suo latte è scritto nel nostro Dna: basti pensare che se gli intolleranti al latte vaccino sono in aumento di giorno in giorno, quelli al latte di capra sono praticamente inesistenti.

capra camosciata alpina chevre heureuse

È stato il secondo animale addomesticato dopo il cane, è una compagna di lavoro dell’uomo, simbolo dell’ecoagricoltura. Eh sì perchè le capre amano gli orizzonti aperti, anche a costo di arrampicarsi e saltabeccare su rocce impervie; non vanno d’accordo con gli allevamenti intensivi, con l’alimentazione industriale e la produzione forzata. Hanno i loro tempi, il loro carattere e aspettano ogni mattina l’arrivo dei loro titolari. Infatti Ruben è già sveglio per mungere a mano alle sei, quando passano i vari pullmini che portano i bambini a scuola, e Roberta ovviamente anche, insieme.

formaggio di capra

Forse è vero, la loro vita va di moda oggi: ci piace osservarla, fotografarla, scriverla, ma non sapremmo probabilmente viverla tutti i giorni, in quella sfiancante quotidianietà. La via da seguire non è però quella di museificare queste colture, ma far sì che la valorizzazione di questi patrimoni sia l’occasione per pensare ad uno sviluppo rurale sostenibile che possa arginare lo spopolamento dei paesi interni, specie quelli montani, e frenare l’abbandono dei mestieri legati alla terra e ai suoi prodotti.

La speranza è proprio che non rimangano sulla carta, o meglio sul web, ma si traducano in una strategia operativa, in una politica di aiuto che vada oltre un approccio metodologico, magari collegando queste realtà a percorsi turistici di qualità, nella valle delle merenderie, dei matti e dei milanesi.

Non siete d’accordo che questa sia un altro meraviglioso capitolo di Storie di Gusto?

La Chèvre Heureuse. Località Champremier 19, Saint Marcel (AO). Tel. +39 3478201258

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