Milano. 10 motivi al sapore di cioccolato per andare al Salon du Chocolat

cioccolato Domori

Ed ecco i 10 motivi per cui dovreste andare alla seconda edizione milanese del Salon du Chocolat, nato a Parigi più di vent’anni fa.

Salon du chocolat Milano

Nuova location, Al Mi.Co., in Fiera a Milano: l’anno scorso a The Mall gli spazi erano sacrificatissimi, non si riusciva quasi a muoversi (mentre a Taste of Milano, pochi mesi dopo, gli spazi erano ben organizzati e perfettamente fruibili); qui, si sarebbe potuto pattinare da un punto all’altro del salone.

Cioccolata e cioccolato e cacao dappertutto, quindi: e noi proviamo a darvi qualche idea per un primo assaggio. Ma il consiglio è chiudersi dentro la mattina e uscire solo a sera…

1. I cuoricini e e la Chocolate Academy di Davide Comaschi

cuore di cioccolato Martesana

Non è un caso se il Salon cade subito prima di San Valentino: e quindi è tutta una profusione di cuoricini e cuoricioni di cioccolato, come questo della Pasticceria Martesana, di Alessandro Comaschi. E suo fratello, uno dei campioni della pasticceria mondiale, Davide Comaschi ha portato qui in Fiera le sue creazioni, compresa la stampante 3D che utilizza per alcune lavorazioni, E una serie di gelati al cioccolato, creati in collaborazione con il Choco-Gelato Lab e la Chocolate Academy, filiale milanese (in via Morimondo 23, sui Navigli) dell’Accademia di Barry Callebaut, di cui Comaschi è direttore, e che aprirà ad aprile.

Intanto, ho assaggiato una pralina della Sacher di Martesana – nuova ricetta, più strati: andate a provarla.

2. Il gelato di cacao di Domori

Simone De Feo gelatieregelato cioccolato Domori

Il maestro gelatiere Simone De Feo (Capolinea di Reggio Emilia) è partito da otto varietà aromatiche di cacao fine Domori per realizzare altrettanti gusti di gelato – che riproducono i gusti e gli aromi del cacao originale e delle tavolette. Si tratta di sorbetti a base di acqua (a parte il Lattesal, che, come dice il nome, usa latte e sale, di Guerande), ciascuna con un cacao diverso. Fra tutti, il mio preferito è l’Arriba Hacienda Victoria dell’Ecuador, con note di banana e agrumi. Ma bisogna assaggiarli tutti per farsi un’idea precisa.

3. Il Salon du Knam

Ernst KnamErnst Knam sposaErnst Knam scultura cioccolatoErnst Knam Salon du Chocolat

Mattatore di questa edizione, Ernst Knam – chi altri se non il Re del Cioccolato poteva mettere la sua corona su questa manifestazione? Taglio del nastro inaugurale, inaugurazione della scultura di cioccolato simbolo della quattro-giorni cioccolatosa ispirata a un’opera di Fabio Novembre, parole d’amore per la moglie, party allo stand con grande torta e grandi brindisi (e un paio di vassoi di cioccolatini che ho provveduto smaltire), aria severa d’ordinanza (il personaggio rimane quello del severo e burbero, ma neanche tanto, giudice di Bake Off), e via di showcooking e lezioni. Imperdibile.

4. La sfilata degli abiti di cioccolato

Cosa posso dire degli abiti di cioccolato che sono sfilati già ieri sera e saranno visibili anche nei prossimi giorni? Io, posso dire che non li sopporto – anche se poi alcuni sono veramente bellissimi. da far invidia a certe collezioni dell’olimpo degli stilisti. Sarà che la mia idea di vestito di cioccolato prevede un consumo diretto e immediato, a due, nella penombra di una garçonnière…

5. Friis Holm e Aruntam

cioccolato Aruntam

I nomi sono difficili, ma vale la pena imparare a riconoscerli. Aruntam, “coraggio” in una lingua indigena dell’Ecuador, distribuisce una serie di cioccolati da tutto il mondo (e in particolare gli ecuadoregni Pacari, mia passione personale – non che sia importante, ma mi piace dirlo e ripeterlo). E Friis-Holm è il nome di un produttore di cioccolato danese, distribuito appunto da Aruntam. Mikkel Friis-Holm è un bel signore robusto, parla un po’ in italiano e un po’ in inglese (e anche molto in danese, suppongo), dal 2008 produce dei cioccolati bean-to-bar in sintonia con i valori sostenibili: micro ecologia, singole origini di cacao autoctone e un modello di commercio diretto. Le confezioni sono molto eleganti – e il cioccolato dentro ancora di più.

6. Cocchi e la Compagnia del Cioccolato

vermouth Cocchi

C’è poco da dire: abbinare cocktail e cioccolato si può fare, e si fa – ma a volte i risultati sono quelli sperati. Gli abbinamenti studiati da Cocchi con i cioccolatini della Compagnia del Cioccolato invece sono perfetti (o almeno: quelli che ho assaggiato io – ma stasera finisco il tour): lo Storico Vermouth di Torino Cocchi con le praline di Gobino (al vermouth) o del Cioccolato di Bruco (lonzetta di fico), il Cocchi Rosa con la gelatina al mirtillo ricoperta di cioccolato di Gobino, in foto, e così via – andate a scoprilri, ne vale la pena.

Anche perché stasera Cocchi proclamerà il vincitore della “Tavoletta d’Oro” per il miglior cocktail realizzato con cioccolato o cacao fra gli undici bartender arrivati in finale:

“Emotions in Cocconato” Stefano Armiento Stiss
“Sfumature” Francesco Bonazzi – Mag Milano

“Chocolat” Elisa Favaron – Palazzo delle Misture Bassano del Grappa
“Colazione in Italy” Alessandro Impagnatiello – Four Season Hotel Milano
“Cavourino” Carlotta Linzalata – Smile Tree Torino
“Indecisone” Lorenzo Malavasi – Cookies Carpi
“Essence of Chocolate” Luca Rossi – Muà Lounge Restaurant Genova
“Kakawa – L’oro dei Maya” Valerio Sordi
“Cockolato” Valerio Trentani – Mandarin Oriental Hotel Milano
“Barely Legal” Nicola Trespi – Drink and Taste
“Il bicerin al vermouth” Mirko Turconi – Piano 35 Lounge Bar Torino

E ci sarà magari occasione per assaggiarli.

7. La Torta Pistocchi al rum e uvetta

Claudio Pistocchi

Non c’è poi molto da dire sulla Torta Pistocchi, ormai onnipresente, e sempre buonissima, nelle sue varie versioni, fra cui quella al Rum della Martinica e Uvetta, ultima nata ma già pluripremiata.

8. I cioccolati al latte di Sabadì

cioccolato latte sabadi

La novità presentata da Sabadì, ovvero da Simone Sabaini, produttore veronese di cioccolato trapiantato e operante a Modica, è una linea di sei cioccolati biologici al latte, lavorati a freddo, con alte percentuali di cacao. Simone ha dato ai suoi cioccolati della linea “Latte” dei nomi che più familiari non si può:

• MAMMA- Cioccolato fior di sale biologico lavorato a freddo al latte e zucchero da fiori di palma da cocco
• PAPA’ – Cioccolato biologico lavorato a freddo al latte e zucchero da fior di palma da cocco
• TATO – cioccolato biologico lavorato a freddo al latte
• TATA – Cioccolato biologico lavorato a freddo al latte e cardamomo
• NONNO – Cioccolato biologico al latte e caffè lavorato a freddo

Le tavolette da 50 g costano 4€.

Sabadì. Via Resistenza Partigiana 124D, 97015 Modica (Ragusa).

9. Il cioccolato allo zafferano di T’A

cioccolato TA Milano

T’A sono Tancredi e Alberto Alemagna – eredi di una dinastia storica milanese. E milanese è anche lo zafferano. E quindi ecco il cioccolato bianco allo Zafferano: dolce il cioccolato, e intenso – l’aroma di zafferano è forte, ma si accompagna benissimo alla morbidezza del cioccolato.

10. Il cioccolato Amaro di Marco Colzani

cioccolato Amaro Marco Colzani

Il nome scelto da Marco Colzani per il suo laboratorio a Carate Brianza suona effettivamente “strano”: ma provate ad assaggiare il suo Milano Bitter, cioccolato con botaniche delicato ed elegante, “note di fiori bianchi, tè verde, liquirizia, scorza di agrumi”, e l’aggettivo amaro avrà un significato tutto nuovo.

Amaro. Piazza Risorgimento, 1. 20841 Carate Brianza (MB). Tel. +39 0362904107.

E ora tocca a voi. Già liquefatti con tutto questo cioccolato?

[Immagini: siti dei produttori, iPhone Emanuele Bonati, Ioris Premoli (Martesana)]

2 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui