Agognata, sognata, inseguita da chef e ristoratori di mezzo mondo. È la stella Michelin che quando arriva è una festa per i fatturati. Gli addetti ai lavori bisbigliano che una stella Michelin vale di colpo un tondo + 40%.

In pratica, un ristorante che veleggiava dignitosamente su un’attività normale si trova ad avere un turbo.

E se qualcuno avesse ancora un dubbio, ci ha pensato la stessa guida Michelin a confermarlo.

In modo del tutto involontario.

Sì perché la settimana scorsa, all’uscita dell’edizione regina cioè quella dedicata alla Francia, ha commesso un errore.

Ha assegnato la prima stella Michelin a una modesta brasserie di Bourges, nel cuore del Paese che ospita il quartier generale della guida.

E così, la Bouche à Oreille – il cui nome significa passaparola – si è ritrovata con la sua formule buffet à volonté, cioè il nostro anglicizzato you can all eat che farebbe drizzare i capelli a qualsiasi gastrofissato del globo, sulle mappe dei gourmet a caccia di nuove emozioni. E molti sono andati alla scoperta.

Apriti cielo. In men che non si dica il passaparola generato dall’assegnazione del macaron della Michelin ha mandato alle stelle la piccola brasserie con il suo menu pensato per la pausa pranzo: 12 € per il buffet, il piatto del giorno, un dessert. Tra i lavoratori del quartiere il ristorante è conosciuto per l’apertura a mezzogiorno, le tovaglie a pois, per la cucina rapida, un boeuf bourguignone cioè lo stufato di manzo al vino rosso non indimenticabile, le cozze fritte e la cortesia della proprietaria “Véro” Veronique Jacquet. Non certo per essere un ristorante che merita una tappa secondo la legenda della Rossa.

Nonostante la notorietà dovuta all’errore Véronique ha spiegato che non ha nessuna intenzione di cambiare modo di lavorare in cucina. Con grande sollievo dei suoi clienti come José, artigiano: Vengo qui ogni volta che ho un lavoro nelle vicinanze. Véro accoglie i suoi clienti con calore”. Uguali considerazioni per un entusiasta Manuel: “Se veniamo qui è per una buona ragione. È molto gentile”.

E alla domanda se fosse possibile confrontare il cibo offerto con quello di un ristorante stellato, il muratore fuga ogni dubbio guardando il piatto di lasagne che ha davanti: “C’è differenza tra un ristorante stellato e uno di cucina tradizionale per operai”, sintetizza.

E allora, come è potuto accadere che la guida Michelin abbia elevato la brasserie di quartiere nell’olimpo dei ristoranti francesi?

Semplicemente perché Bouche à Oreille è un nome di ristorante diffusissimo in Francia e l’errore non è nella guida cartacea ma nelle mappe di geolocalizzazione. Il vero ristorante Bouche à Oreille che ha guadagnato la stella Michelin nel 2015 si trova 200 chilometri più a nord, nel paese di Boutervilliers, vicino Parigi. Qui ci sono moquette, tovaglie di lino e un menu base a 48 € con piatti raffinati come il flan di aragosta, il cervello di vitello e il croccante di pere e cioccolato.

La (s)fortuna ha voluto che entrambi i locali si trovassero in rue e in route de la Chapelle, come dire in un’altra delle ennemila strade che portano questo nome nel Paese transalpino.

Tutto chiarito, quindi, e se Véro ha vissuto una settimana di intensa gloria, il vero chef stellato Aymeric Dreux con il suo ristorante nell’Esson non ne ha avuto a male sottolineando che “è stata una stupidaggine che non ha causato danni ed è già stata corretta”. Nel giro di una settimana l’errore è sparito dal sito. “Ho chiamato la proprietaria del ristorante a Bourges e ci siamo fatti una risata”, ha aggiunto.

Ne ha ben ragione. In fondo il suo +40% era già in dispensa.

[Link. Huffington Post Francia, France Bleu. Immagini: Restaurants des ChefsUS News & World Report, Stéphanie Para/Le Berry Republicain]

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