Firenze. Non dite in giro quanto è buona l’Osteria de l’Ortolano

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D’accordo – sono arrivato presto presto, era venerdì sera, non c’era nessuno – non volevo occupare un tavolo tutto da solo, magari il ristorante si sarebbe riempito, più tardi. E invece dopo di me è arrivata solo una coppia.

Mi hanno detto che funziona così, all’Osteria de l’Ortolano: ci sono serate semideserte, e altre invece affollate. Come del resto accade anche a mezzogiorno (e a Milano, e un po’ dappertutto). Eppure mi è dispiaciuto, anche se sono stato seguito con attenzione e simpatia, e ho avuto tutte le spiegazioni del caso, e ho scambiato anche due parole col cuoco.

Perché quando vai in un posto carino, con una storia alle spalle (l’Osteria nasce come negozio di alimentari), dove si mangia bene, con una serie di menu-degustazione decisamente economici (noi milanesi, si sa, se non spendiamo un sacco di soldi non siamo contenti – però…), e ti trovi non bene, ma benissimo (sarò stato bendisposto, consigliato da Marina Malvezzi e indirettamente da Carla Latini; sarò stato influenzato dalla scarsa affluenza; sarò stato deciso a passare una bella serata, e l’ho passata…), vorresti che lo conoscessero tutti, e ci andassero tutti.

Tre i menù degustazione, a 25 € (tre portate a scelta della cucina; con tre calici di vino birra o distillati, 40 €), a 35 € (cinque portate, con cinque calici 60 €), e a 45 € per sette portate. Tutto a scelta della cucina: e allora lascio che sia Massimo Zetti, lo chef, a decidere le mie sette portate. Mentre lascio a sua moglie, Marta Mezzetti, la proposta del calice di vino con cui accompagnarli.

Marta mi propone un Droppello della Tenuta Fertuna, in Maremma, un Sangiovese vinificato in bianco, che mi ha accompagnato perfettamente lungo tutta la cena.

Come entrata, un piccolo flan di melanzane con salsa al parmigiano.

Si parte con una Tavolozza di mare: gamberi fumati agli arbusti aromatici, verdura e frutta mediterranea (12 €). Un piatto delicato e delizioso.

Al coniglio piacciono i porri?? – domanda senza risposta, visto che il coniglio, al forno, con lardo affumicato, arriva in tavola con i suoi porri brasati con vermouth nero Fertuna (10 €). A me i porri sono piaciuti moltissimo – al coniglio, che mi è piaciuto molto anch’esso, non è dato sapere.

La Crema di lenticchie con brunoise di verdure grigliate, delicata e saporita.

Finalmente ho assaggiato Riso – Castagne – Vin Santo: un risotto con castagne, Vin Santo e Parmigiano Reggiano di Vacche Rosse (11 €). Amo il riso, amo le castagne, amo il Vin Santo (ma forse ne avrei usato qualche goccia di meno).

La quaglia cerca il sanbudello, lo trova e io lo ritrovo nel piatto: quaglia ripiena di salsiccia al finocchietto (il sanbudello) con cipolla di Cannara caramellata (16€). Perfetta. Mentre ho trovato le Polpette di francesina (polpette di bollito con pomodoro giallo, cipollotti e uovo di quaglia, 16 €) appena una punta troppo dolci (il pomodoro giallo, credo).

Mi preparo al dolce con un bicchierino di Losna, un Bianco di Toscana fatto con uve di Vermentino, vendemmia tardiva, della Tenuta Poggiorosso (siamo in Etruria, dalle parti di Populonia). Notevole. Grazie Marta.

Mi arriva una Tarte tatin e raveggiolo: torta di mele, raveggiolo del monte Amiata, muscovado, salsa di mele e calvados (8 €). Buona buona.

Ma io faccio il bis con una Torta San Massimo: riso Carnaroli Riserva San Massimo, crema al sedano, marmellata di kumqat, croccante al sesamo (8 €). Piaciuti: forse un po’ asciutta la San Massimo.

Per finire, scelgo dalla Carta dei Caffè (sì, esattamente) un Nepal: un monorigine 100% Arabica appunto del Nepal, “gusto deciso ma profumato, si fonde in preziosi effluvi di cacao e arancia candita, con retrogusto persistente e pregiate note di zenzero” (4€).

Qualche parola scambiata con Marta, e anche con Massimo Zetti, mi hanno fatto conoscere due persone gentili e alla mano – come la loro cucina. Che sarà fra i miei appuntamenti fissi a Firenze.

Osteria de l’Ortolano. Via degli Alfani, 91R. Firenze. Tel. +39 0552396466.

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