La prima volta che si varca la porta di Yum, di recente apertura in viale Coni Zugna a Milano, tutto sembra fuorché un ristorante filippino. L’ambiente minimal rimanda infatti più a uno stile nordico o newyorkese: poche decorazioni, lampadari a spiovere su ogni tavolo e sottopiatti di legno pronti ad accogliere il piatto di portata.

Le Filippine, però, non tardano a palesarsi: il personale è interamente asiatico e sempre con il sorriso, timido, forse troppo, ma anche molto cordiale, tratto tipico della cultura orientale, meno dei camerieri milanesi.

Poi, occhio al menu, i piatti filippini come pansit, sisig o kare-kare sono tanto intriganti quanto sconosciuti ai più, ma per i meno pratici sono accompagnati da una chiara spiegazione direttamente sulla carta.

Decidiamo dunque di optare per due antipasti dalla sezione verdure e due yum, uno col salmone e uno col maiale, il tutto sorseggiando un’ottima birra locale.

Dopo qualche minuto di attesa ci vengono serviti un crispy in yellow, verdure miste pastellate, e un fresh lumpia, foglia di riso ripiena di verdure miste e trita di maiale, entrambi accompagnati da una deliziosa salsina alle arachidi. Due buoni piatti: la pastella del fritto tende a staccarsi un po’ troppo dalle verdure, che di contro sono invece croccanti, salate al punto giusto e per niente unte. Ergo proprio niente male.

Come portata principale abbiamo appunto scelto lo Yum, una ciotola di riso ben condito su cui poggia una giusta dose di pesce, o carne, crudi che mi ha ricordato molto il chirashi che servono, sempre a Milano, da Poporoya, anche se con qualche sostanziale differenza.

Le dimensioni, ad esempio, non sono paragonabili: è stato quando abbiamo visto servire lo yum al tavolo di fianco, infatti, che abbiamo, praticamente all’unisono, deciso di ordinare anche un antipasto per saziarci a dovere.

Altra differenza sono i condimenti, in questa preparazione più numerosi tanto che questo mix fra il dolce, l’aspro e l’amaro di ananas e pompelmo, il soffice e il salato del maiale o del salmone e il croccante della frutta secca è una grande sorpresa; nonostante il riso, contrariamente a quanto indicato sul menu, sia condito allo stesso identico modo e con gli stessi ingredienti  in entrambi gli yum, la ciotolina si rivela un turbinio di colori e consistenze che non aspetta altro che essere assaporato.

Abbiamo concluso la cena dividendo un dolce, il turon, involtini di pasta fillo croccanti e glassati con diversi ripieni. Una maniera semplice e in linea col resto della cena per concludere un pasto con il dolce in bocca, mi si passi il termine.

Conto finale: 41,50 €, prezzo più che corretto per due antipasti, due portate principali per quanto piccole, un dolce, un’acqua e una birra. Il tutto in centro a Milano.

Consiglio questo ristorante a chi davvero vuole fare un’esperienza filippina, ambiente a parte, con tutti i suoi pro e contro, ma comunque autentica; anche perché il rapporto qualità prezzo è davvero ottimo, raro nel panorama milanese.

Yum. Viale Coni Zugna, 44. Milano. Tel. +39 329 611 4760

[Testo e Immagini: Andrea Vignali]

1 commento

  1. Di minimal ci vedo principalmente la distanza fra i tavoli. Se uno si dovesse alzare per andare alla toilette mi intinge il fondoschiena (o la parte opposta…) nel piatto. Mi attendo gli strali di VMV!
    Battute a parte, il minimal ha rotto un po’ le scatole. Non si tratta di difendere il folklore che spesso scade nel kitsch o nel banale, è che questi posti “minimal” (etnici o italici) sono tutti uguali fra loro. Sono terribilmente anonimi e senz’anima. Come certe case arredate dall’interior designer di turno: non male eh, ma che ci abiti lui in quel senso di vuoto.
    Comunque bella segnalazione, i piatti sembrano invitanti e i prezzi encomiabili!

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