Chi scrive non aveva mai avuto molti dubbi sull’identità del vincitore della prima edizione di TopChef Italia: Matteo Fronduti. Anche se pensavo che l’altro Matteo, Torretta, sarebbe stato un concorrente temibile, come poi è avvenuto – mentre degli altri avevo troppo poche conoscenze (avrei magari scommesso qualcosa su Federico D’Amato, nato e cresciuto al Rigoletto col padre Gianni, e con la madre Fulvia).

Matteo è comunque, senza dubbio, un personaggio – un incrocio fra un orco, un biker e un geniale scorbutico, impiattato su un letto di rustica tenerezza.

Qualsiasi cosa io abbia voluto dire (non voglio saperlo), sta di fatto che la sua cucina è un po’ tutto questo, tenuto assieme da una mente lucida e “intellettuale” – che non è solo il nome, spesso geniale e spesso “allitterato”, delle portate…

Scusate per il richiamo dell’idillio che mi ha preso – lo stesso probabilmente che lega Fronduti ai suoi clienti, come dimostrano le conversazioni che di tanto in tanto sppaiono sulla sua pagina facebook:

DRRRRRRINNNNNN
-“Manna ristorante, buongiorno.”
-“Si, buongiorno. Volevo prenotare un tavolo da quattro per domenica prossima a pranzo.”
-“Mi dispiace, signora. Ma domenica è il nostro giorno di riposo, saremo chiusi.”
-“Non è vero.”
-“Purtroppo devo contraddirla, sono otto anni che riposiamo di domenica.”
-“Non è vero, su TripAdvisor c’è scritto che siete chiusi il martedì.”
-“Che è oggi. Infatti non le sto rispondendo al telefono.”
-“Non ho capito!”
-“Immaginavo. Comunque, lei legge TripAdvisor ?”
-“Certamente, ci scrivo anche!”
-“Perfetto. Domenica per che ora?”

E una carezza a te.

OK – continuo a perdermi via. E allora, come esempio di poesia e intellettualità, e di carattere, oltre che di perizia cuciniera, ecco la cena, fatta coi colleghi di CibVs qualche tempo fa, da Manna, il suo ristorante. C’eravamo già stati, tempo fa – e ce ne eravamo innamorati già solo leggendo il menù.

Il menù primaverile prevede una quindicina di portate fra antipasti, primi, secondi e dolci; peccato non aver preso l’altro menù, quello dell’Ignoranza o Della Cucina Volgare (65 €), ma sarei stato l’unico del tavolo, e avrei dovuto far assaggiare tutto a tutti, e allora io avrei avuto poco da mangiare, e insomma niente da fare.

Me vediamo il menù “normale” – o magari “colto”…

Antipasti

SENZA ALCUN DUBBIO (16,00 €) – Battuta di ombrina, mandarino e sedano – un bell’insieme, e buono, anche

BULLI (14,00 €) – Melone bianco, menta, pepe lungo e murici. I murici (o garusoli) sono dei molluschi. Il piatto, è molto buono.

PISELLO (13,00 €) – Piselli, germogli di piselli, spinaci nuovi e chutney di rabarbaro

IN BIANCO E NERO. E VIOLA (15,00 €) – Patata viola al cartoccio, fonduta di toma della rocca e tartufo nero

Primi

MINESTRONE  (14,00 €) – Zuppa di scoglio e miso rosso, crudo di pesce, molluschi, erbe e verdure primaverili. Ti arriva come una composizione astratta, a cui non associeresti mai l’idea di minestra: ma viene subito allagata da un brodetto di pesce, e ritrovi il senso sella zuppa, e il gioco della scomposizione

PLAGIO (13,00 €) – Spaghetti, pane, burro e acciughe

FUMA E BRUCIA (15,00 €) – Riso mantecato, stracciatella leggermente affumicata e ‘nduja. Come spingere il piccante della ‘nduja fin dove si può, mantenendo la piacevolezza.

PASTA ALL’UOVO (12,00 €) – Paccheri, ortiche, pecorino e tuorlo d’uovo

Secondi

RIASSUNTO DI POLLO (21,00 €) – Coscia confit, petto bbq, aletta molto piccante, fegato, patate e cicorino. Mi si saranno alterate le papille gustative, ma il piccante mi è sembrato giusto; e se anche non fosse stato riassunto, ma completo, beh – lo avrei apprezzato ancora di più.

CON LA TESTA E CON I PIEDI (22,00 €) – Calamari arrosto, passata di ceci e bottarga

HAI DETTO ASPARAGO? (19,00 €) – Asparagi bianchi, mandorle e limone

KATZ’S DELI (20,00 €) – Pastrami, pomodoro verde, pane nero e sottaceti. Ho – felicemente – scoperto il pastrami fuori dal panino.

Dolci

VAI VIA DOTTORE (9,00 €) – Tarte tatin, gelato alla vaniglia

MOLTO PISTACCHIO (9,00 €) – Gelato di pistacchio e barbajada tiepida. Oh, la barbajada – siamo proprio a Milano, Milano vecchia (è una bevanda di cioccolata, latte, caffè e zucchero, inventata a inizio 800 mi sembra da Barbaja, mitico impresario del Teatro alla Scala).

MA OLIO E SALE NEL DOLCE?! (8,00 €) – Carote dolci, sorbetto di ananas, zenzero, olio e sale grezzo

CHARLES M. SCHULTZ (9,00 €) – Cioccolato fondente, arachidi, caffè e caramello salato. Non avevo voglia di prndere un dolce al cioccolato. E me lo sono mangiato lo stesso.

Ah – concedetemi un’ultima digressione milanese: Manna si trova in Piazza del Governo Provvisorio, un angolo delizioso della vecchia Milano, quella dei paesini che la circondavano: qui, a Turro, c’era una trattoria in cui si riunivano gli esponenti del governo provvisorio che reggeva Milano durante le Cinque Giornate. E mi sembra bello e significativo che Matteo se ne stia qui, nel quartiere dove è nato, in questa piazza raccolta e silenziosa.

Ricordo infine che ci sono anche le mezze porzioni, di tutto quanto, a mezzo prezzo più 1 €, per gli appetiti più parchi; di solito non le considero, ma ho realizzato intanto che scrivevo queste note che se andassi e mangiassi solo mezze porzioni potrei assaggiare l’intero menù… cercansi volontari. Il coperto, e il servizio, particolarmente cortese, non si pagano.

Manna. Piazzale Governo Provvisorio, 6. Milano. Tel. +39 0226809153

[Immagini: iPhone Emanuele Bonati; Bruno Cordioli br1dotcom; Delizialy]

2 Commenti

  1. Le mezze porzioni sono una scelta da plauso. Consentono di percorrere il menu in modo diverso. Stranamente, non molti hanno il coraggio, che Manna ha, di offrirle.

  2. conosco Matteo e Manna ormai da diversi anni e si può dire che siamo nel tempo diventati amici. Credo, senza timore di essere smentito, che Manna sia uno dei migliori ristoranti di Milano per il rapporto qualità prezzo. I risotti sono pazzeschi (quello con la nduja poi..) e ogni tanto, Matteo si ingegna a sperimentare ricette solo per il gusto di provarle lui. Poi le propone ai suoi amici/clienti. Mi ricordo un paio di anni fa che preparò in house una porchetta che, credetemi, non aveva nulla da invidiare a quella di Ariccia. Una favola. mai più ripetuta…..me la sogno ancora

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