Qualche giorno fa lo avevamo anticipato, che era in arrivo un codice di autoregolamentazione a tutela dei consumatori (o meglio dei social-media-cliccatori) dalle possibili ambiguità della pubblicità occulta. Lo aveva implicitamente auspicato Bernardo Iovene nel servizio di Report dedicato a blogger instagramer influencer, che vi abbiamo riassunto qui; ed è stato uno dei temi centrali del convegno organizzato qualche giorno fa da Valerio Massimo Visintin sotto l’insegna Doof – assieme alla critica gastronomica, alle mafie alimentari, al food sociale e al mondo delle cucine stellate. E da qualche tempo se ne parla anche all’estero: è delle scorse settimane un’iniziativa simile negli Stati Uniti, da parte delle associazioni di agenzie pubblicitarie mi sembra.

E finalmente è arrivato: il Codice Etico per i Digital Content Creator redatto dall’Associazione Igersitalia.

Il codice, voluto e redatto dal Comitato Scientifico dell’Associazione nazionale, intende rappresentare e tutelare la professione emergente dei Digital Content Creator, indicando norme generali di comportamento e di rapporto con la committenza. Prevista anche la costituzione di un elenco nazionale dei professionisti del settore e la redazione di un disegno di legge da presentare in Parlamento.

Il Comitato ha elaborato il documento in poco meno di tre mesi; ne fanno parte professori, avvocati, influencer e agenzie – tra gli altri, Mirko Pallera, Luca Della Dora, Giovanni Boccia Artieri, Vatenee Suvimol (avvocato e blogger, diciamolo), Marco Massarotto, Giulia Mentore, Francesca Marchelli, Giuliano Ambrosio, Marianna Lovagnini, Claudio Rascio, Alessandro Ghioni, Nicola Carmignani, Nicola Pasianot, Gianpiero Riva, Ilaria Barbotti, Antonio Ficai, Orazio Spoto, Francesco Montefusco, Raffaele Monaco, Alessandra Polo.

Si tratta di un primo passo, significativo, che si unisce a quello fatto dall’Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria (ne ha parlato a Doof Monica Davò). Oltre al Codice, ha commentato Ilaria Barbotti, presidente di Igersitalia,

stiamo lavorando alla realizzazione di altri strumenti, come ad esempio la costituzione, entro l’anno, di un elenco nazionale al quale i Content Creator, professionisti o aspiranti tali, potranno iscriversi dopo aver aderito a Igersitalia e completato un percorso formativo abilitante. E poi la redazione di un disegno di legge da presentare in Parlamento con l’obiettivo di dare al settore un sistema di regole condivise e universalmente riconosciute.

Quindi, un’iniziativa che parte da Instagram, uno dei social media più importanti per i Digital Content Creator, etichetta che potrebbe raccogliere figure come i blogger, gli influencer, gli instagrammer, i giornalisti freelance uffici stampa, e così via.

E che dovrebbe fare piazza pulita di tutte quelle ambiguità, di tutti quei dubbi che potevano assalire gli utenti dei social più sprovveduti di fronte ad entusiastiche affermazioni iperboliche sulla bontà dei cardi in scatola De Cardis [scusate se riprendo uno stilema caro all’amico Visintin, letto anche in alcuni post di Luca Iaccarino – ma del resto vecchio come il cucco], sull’ampiezza delle padelle Pentolì, sulla salubrità del cibo per gatti Scat-Kat (che il mio micio, Gateau, mi assicura essere ottimo – nel caso qualche mangimificio lo voglia sponsorizzare). Se infatti è vero che un qualsiasi post con due o più aggettivi entusiastici dovrebbe quantomeno mettere in sospetto il lettore, è anche vero che il web è pieno di gente che crede alle scie chimiche, ai vaccini di Big Pharma, e così via.

Ma cosa dice in sostanza questo codice – che per ora ha valore per Instagram, ma di cui si auspica un’adozione – volontaria – diffusa fra i DCC? Riportiamo qualche passo dal comunicato stampa:

Secondo i primi punti del codice, nell’espletamento di incarichi professionali il Digital Content Creator (DCC) rende esplicita e chiara la natura promozionale dei contenuti pubblicati attraverso i propri canali utilizzando diciture condivise, eventualmente rielaborandole e contestualizzandole a seconda dell’iniziativa a cui prende parte – “contenuto realizzato in collaborazione con”, “sponsored by” – oppure tramite l’inserimento di hashtag quali #ad e #sponsored. Una indicazione improntata alla trasparenza e che rende chiara fin da subito la natura “consulenziale” del DCC, figura che “assume carattere professionale nel momento in cui è regolamentata da un contratto/accordo e ha come contropartita un compenso economico.”
Serietà, riservatezza, coerenza, rispetto della privacy, dell’immagine della committenza e della professionalità dei colleghi; contratti/accordi di collaborazione, realizzazione di mediakit professionale; copertura assicurativa e certificazioni; divieto di compravendita follower, gestione dei contenuti pubblicati in adempimento agli impegni contrattuali, compensi; questi solo alcuni dei temi trattati che vanno a completare il quadro di riferimento espresso nel Codice e che trovano applicazione pratica nelle Guideline.
Un percorso lungo ma necessario, quello intrapreso dal Comitato Scientifico, che intende fornire principi generali e modelli di riferimento a tutti coloro – fotografi, instagramer, videomaker, blogger – che con i propri contenuti e attraverso i propri canali web e social promuovono prodotti, servizi, destinazioni turistiche.

Ricercando #sponsoredby su Instagram troviamo poco più di 23.400 post, mentre quelli con #ad sono circa 4 milioni.

Tutto abbastanza semplice e lineare, utile appunto a risolvere gli eventuali dubbi sul fatto che se io Bonati magnifico gli assorbenti Libera&Bella, lo faccio per soldi. Ma non eliminerà, temo, i commenti comunque negativi e astiosi nei confronti di chi, ingenuo, fotograferà la tazzina di caffè e la brioche prese nel bar sotto casa: “Ma a te, chi ti paga?”

Il Codice Etico per i Digital Content Creator

• L’attività del Digital Content Creator (di seguito anche DCC) assume carattere professionale nel momento in cui è regolamentata da un contratto/accordo e ha come contropartita un compenso economico.
• Il DCC opera sempre a seguito di un incarico formale secondo le forme contrattuali previste dal tavolo di concertazione con le Agenzie aderenti. Nell’espletamento dell’incarico si attiene scrupolosamente alle indicazioni concordate con il Cliente e formalizzate all’interno del contratto.
• Nell’espletamento di incarichi professionali rende esplicita e chiara la natura promozionale dei contenuti pubblicati attraverso i propri canali utilizzando tali diciture, eventualmente rielaborandole e contestualizzandole a seconda dell’iniziativa a cui prende parte – “contenuto realizzato in collaborazione con”, “sponsored by” – oppure tramite l’inserimento di hashtag quali #ad e #sponsored.
• Si impegna a tenere nei confronti del Cliente un comportamento improntato a professionalità, serietà, coerenza. Nell’espletamento dell’incarico opera sempre al meglio delle proprie capacità senza dare al cliente preventive garanzie di successo, usando sempre la massima riservatezza a tutela del know-how della Committenza e nel rispetto della privacy secondo le normative vigenti. Non lede in alcun modo l’immagine del Cliente anche successivamente all’incarico portato a termine.
• Rispetta i propri colleghi astenendosi dall’esprimere apprezzamenti sull’attività professionale altrui. Le dinamiche concorrenziali di mercato non devono in alcun modo cagionare danni ai propri colleghi.
• Si impegna a favorire lo spirito associativo e a non far mancare la propria personale disponibilità a favore dell’Associazione rispettando e richiedendo l’applicazione del Codice in ogni situazione da esso contemplata.
• Nell’esecuzione degli incarichi fa sempre riferimento alle Guidelines operative che integrano il Codice Etico.
Guidelines

Generali

• Si impegna a creare un proprio media kit che raccoglie il proprio portfolio e una sintesi del cv da condividere con le aziende e le agenzie interessate al suo profilo. Il Media Kit deve essere compilato seguendo le linee guida di cui al capitolo 2 del presente documento.
• Rispetta i tempi concordati in sede contrattuale mettendo sempre al corrente la Committenza, con largo anticipo, di eventuali impedimenti che possano compromettere il rispetto degli accordi.
• Si impegna ad adeguare i propri collaboratori alle norme del Codice etico, e pertanto è responsabile del loro operato nei confronti della Committenza.
• Non rimuove mai dai propri profili social o dal proprio blog/sito web i contenuti pubblicati in adempimento agli impegni contrattuali.
• È in possesso di tutte le eventuali autorizzazioni e le abilitazioni necessarie per svolgere gli incarichi conferiti dalla Committenza (es. certificazione drone, etc.).
• Non ricorre a piattaforme di compravendita follower / like per far crescere i propri profili o quelli dei propri clienti.
• A tutela dell’immagine della Committenza è buona norma dotarsi di idonea copertura assicurativa di responsabilità civile per i danni che dovesse causare nell’esercizio dell’attività professionale.

Media Kit

Il media Kit professionale deve contenere:
• Presentazione del professionista con indicazione dei titoli che gli competono, senza abusi o false dichiarazioni. Nella presentazione tra i titoli va indicato anche quello di Digital Content Creator aderente al Codice Etico Igersitalia indicando il link all’elenco pubblico per facilitare la verifica in tal senso.
• Indicazioni anagrafiche
• Località in cui opera ed eventuale disponibilità a trasferte
• Contatti (indirizzo, telefono, email)
• Link ai profili Social
• Collaborazioni passate e in corso con link a esempi di contenuti prodotti (foto, video, blog post, etc.)
• Statistiche traffico generato attraverso il profilo Instagram (visualizzazioni, copertura, interazioni) e altri profili Social (numero di Like e Commenti/ numero di RT e Mi piace)
• Statistiche sito web o blog (Numero di visualizzazioni articolo, numero di visite sul sito/blog con screenshot visibili)
• Strumenti utilizzati per la produzione di contenuti (device, software di post produzione, etc.).

Il contratto / Accordo di collaborazione

Elementi del contratto
• Compenso, tempi e modalità di pagamento
• Quantità di contenuti da produrre
• Termini e hashtag da utilizzare
• Canali di pubblicazione dei contenuti (blog, social, etc.)
• Definizione eventuale patto di non concorrenza nell’ambito dello stesso settore del Committente e sua durata (indicativamente da 15 gg. a 3 mesi, comunque variabile in base agli accordi tra le parti).
• Esigenze della committenza in termini di reporting finale.

I compensi

Di seguito i principali criteri da seguire da ambo le parti ai fini della determinazione del compenso.

Tipologia e quantità di contenuti richiesti:
• Foto per archivio del Cliente (no post su canali del professionista):
• Quotazione per foto in base alla qualità del servizio offerto (strumentazione utilizzata, curriculum del fotografo, etc.)
• Foto e relativa didascalia post pubblicata sui canali del professionista: quotazione per post in base alla qualità del servizio offerto (strumentazione utilizzata, curriculum del fotografo, etc.) e alla copertura stimata attraverso i suoi canali
• Realizzazione di Illustrazioni/Infografiche per archivio del Cliente (no post su canali del professionista): quotazione per illustrazione/infografica in base alla qualità del servizio offerto (strumentazione utilizzata, curriculum, etc.)
• Video (riprese + montaggio) per archivio del Cliente (no post su canali del professionista) quotazione per video in base alla qualità del servizio offerto (strumentazione utilizzata, curriculum del videomaker, etc.)
• Video (riprese + montaggio) e relativa didascalia post pubblicata sui canali del professionista: quotazione per video in base alla qualità del servizio offerto ( strumentazione utilizzata, curriculum del videomaker, ect.) e alla copertura stimata attraverso i suoi canali.
• Articoli/Blog Post: quotazione in base al numero di visite del blog e di visualizzazioni per post blog.

5 Commenti

  1. Ottimo, una sorta di ennesimo albo? Ne sentivamo la mancanza….ora servono pure dei corsi per fare gli instagrammer e gli influencer…ridicoli

  2. Sull’albo professionale nutro anch’io moltissimi dubbi. Specie se si dovesse rifare agli albi esistenti. Sui corsi, potremmo parlarne.
    Ma che sia necessaria una minima regolamentazione – quello sì. Magari attraverso un associazionismo che garantisca clienti e lettori.

  3. Alcune figure professionali del comitato promotore fanno da anni marketing e markette sul WEB 2.0
    Vogliono soltanto…l’esclusiva.

  4. Qualche perplessità, in effetti, sovviene.
    A partire dal già citato albo professionale, e per proseguire con i corsi di formazione, il cui mondo è ben noto a chi lo pratica.
    Ma la ciccia è interessante: un’associazione , pardon COMMUNITY volontaria, stilerebbe un codice valido PER CHI? Nei confronti di chi?
    E lo fa proponendo strumenti (albo e corsi) da fine novecento, per gestire l’accesso e i contenuti di un social-coso in continua evoluzione, che detta da se medesimo regole, condizioni d’accesso e pubblicazione, fissa i diritti e le privative.
    Qui assomiglia un poco alla vendita del Colosseo…
    Che poi si finisca con: ” Articoli/Blog Post: quotazione in base al numero di visite del blog e di visualizzazioni per post blog” è cosa decisamente… sorprendente. diciamo “sorprendente” per non usare altri termini meno educati?
    Come se i proponenti ignorassero il grande mercato dei follower e la quotazione a mazzi di mille alla volta. Che mica sta nascosto nel dark web: è alla luce del sole, ed è il carburante della carriera di molti.
    Si, decisamente sono perpluto, e mi permetto di continuare ad avere dubbi

  5. “Regolamentare..tutelare…rappresentare…legge da presentare in Parlamento..” sì buonanotte, ciao core !

    Paolo, intelligentemente, paragona questa iniziativa alla vendita del Colosseo.. io -per ormai lunga esperienza- mi limito a ricordare il film di Totò intitolato “La patente”. Assolutamente da vedere o rivedere.

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