Una scodella di latte e un pezzo di fogassa. Questa era la colazione con cui le famiglie più povere del Garda un tempo iniziavano la loro giornata, per finirla con un altro pezzo di fogassa ma intinto nel vino.

Solo Cavaion Veronese, però, ha valorizzato al massimo questa antichissima ricetta tradizionale, rendendola un simbolo (e una sagra) del paese, dove ormai si trova in ogni bar tutte le mattine.

Infatti, ahimè, oggi viene preparata sempre meno a casa; a maggior ragione, riveste un’importanza tutta speciale l’attività del gruppo “Danzando sotto le stelle”: un gruppo di donne, chiamate in giro qua e là, tra una festa e l’altra, per cucinare la Fogassa de Cavaion all’antica, come una volta, sù la gradela, cioè sulla graticola, infatti il suo nome completo è Fogassa sulla gradela, ovvero focaccia alla griglia. Il ricavato di questa associazione va tutto in missione nelle Filippine; ma attenzione, non ci va da solo: quando le donne del gruppo hanno cucinato abbastanza fogasse, partono tutte insieme e volano a seguire i lavori di costruzione finanziati direttamente nella Repubblica del sud-est asiatico.

Quest’anno è stata nominata anche la Regina della Fogassa: Gianfranca Merigo, nata e cresciuta a Cavaion, pensionata e casalinga, oggi anche nonna.

La Fogassa dè Cavaion è arrivata anche all’Expo con il suo marchio DeCo, Denominazione Comunale di Origine, in quanto parte integrante della promozione del territorio di Verona, che passa prima di tutto attraverso i suoi prodotti. Dalla scorso marzo la Fogassa ha anche i suoi primi rivenditori certificati secondo il Disciplinare DeCo, che la propongono insieme al suo ingrediente principale: l’Olio del Garda DOP. Esiste anche un’ode dedicata alla Fogassa:

“Dolce rustico locale gradevole e speciale, La Fogassa è una miscela che vien cotta sù la gradela, antichissima ricetta, dal buon vino benedetta, è un dolcetto Cavaionese senza neanche tante spese! Squisitezza popolare sulle “brose” del focolare brustolà finchè la scotta, su due lati là vien cotta. Nelle sere al caminetto mentre il cappo conta schietto el “saor” dè la cottura col profumo fa giuntura. Ecco qui è presto detta semplicissima ricetta, della mitica “fogassa” che di certo non ingrassa. Del buon latte una tazzina, qualche etto di farina d’olio extra un mestolino e del sale un pizzichino, mezzo lievito in bustina, e del zucchero in terrina. Finchè è liscio quanto basta tutto quanto poi si impasta, quasi tondo che par un mantello lo distende il mattarello. Guai, usare la padella ma sia messa sulla gradella, quando è cotta è eccezzionale con un gusto senza eguale, la Fogassa de Cavaion, che sè piaccia nel vino è bon!”

E ora ecco la ricetta che vi copio incollo di questo dolce di una semplicità assoluta, a base di farina e olio di oliva del Garda DOP, da cuocere sulla griglia sulla brace anziché nel forno come la maggior parte dei dolci.

Prima si faceva solo sul fuoco, sulle braci del camino, mentre oggi il focolare non è più d’obbligo.

La ricetta autentica della Fogassa de Cavaion

Ingredienti

250 g di farina 00
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1/2 bicchiere di latte
4 cucchiai di zucchero
un pizzico di sale
1 cucchiaino di lievito per dolci (in alternativa: mezzo cucchiaino di bicarbonato)
Limone grattugiato

Procedimento

Impastare tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Ricavare dall’impasto due pezzi di pasta, riporli su un piano infarinato e stenderli con un mattarello fino a uno spessore di 1 cm circa. Riporre i due pezzi di pasta ottenuti e cuocerli su una griglia elettrica, o sulla brace sul camino facendo attenzione a non bruciare il dolce con una fiamma troppo viva.

Far cuocere per 15 minuti, girando 2-3 volte circa per ogni lato.

Infine, ricorda che la ricetta della Fogassa è stata tramandata negli anni solo oralmente, dunque ne esistono diverse versioni, tanto che possiamo dire che ci sono tante fogasse quante sono le donne sul Garda.

E la tua, qual è?

1 commento

  1. La FOGASSA, la GRADELA, il bicarbonao, il mattarello e 2 deliri-modaioli gastronomici.
    Cosa mi piace di questa ricetta della tradizione?
    1
    L’uso di una farina che non fa parrte del delirio-modaiolo che imperversa nella gastronomia italiana(l’integralismo gastronomico).
    E’ la stessa tipologia di farina con cui si fa(ceva) la pizza napoletana classica.
    Bastano 30-35 gr di fibra al giorno per stare bene: lo dice OMS e la scienza nutrizionale.
    Ma le fibre(contenute anche nella crusca) sono state investite da una propaganda mediatica gigantesca fondata sulla paura di ammalarsi e sulla convinzione di aver trovato il toccasana contro tutti i mali(diabete, cancro eccc…)
    E allora fibra(e anche crusca) a volontà e sempre, incominciando al mattino con i cornetti…integrali.
    2
    L’uso del bicarbonato: così, questa semplice ricetta si allontana dall’altro delirio-modaiolo degli ultimi anni: quello del LM.
    3
    L’uso del mattarello: anch’esso snobbato(stendere la fogassa con il matterello fa inorridire i “benpensanti”)
    4
    L’uso della gradela.E’ veramente “poetico” e fuori dai soliti schemi mentali del “gastrofighettismo”.
    .
    W la FOGASSA.
    E complimenti a Giulia Ubaldi.

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