Melegatti riprende la produzione. Sarà tutto (pand)oro quel che luccica?

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Canditi o non canditi? Al naturale o coperto di zucchero a velo? E l’inzuppo? Insomma, pandoro (Melegatti) o panettone? Sono le domande che da sempre regalano discussioni fra gli appassionati dell’uno o dell’altro dolce natalizio.

Per fortuna anche quest’anno potrò difendere il mio favorito. Melegatti è salva: il fondo maltese Abalone ha deciso investire nella storica azienda veronese. Ma partiamo dall’inizio.

La Melegatti fu fondata nel 1894 da Domenico Melegatti che inventò il pandoro. Nei successivi 123 anni l’azienda cresce fino a diventare, nel 2016, una compagnia da 70 milioni di euro di fatturato. Purtroppo, però, non è tutto (pand)oro quel che luccica.

I 10 milioni investiti dall’azienda per aprire il secondo stabilimento a San Martino Buon Albergo e aumentare la produzione dei cosiddetti prodotti “continuativi”, non legati alle festività, non sortisce gli effetti sperati. Se all’investimento si unisce il costo crescente delle materie prime e la volontà dei distributori di pagare prezzi sempre più bassi per l’acquisto del pandoro, la frittata, mi si passi il termine poco natalizio, è presto fatta.

Pandoro Melegatti valerio Scanu

Senza contare che una certa tendenza al suicidio l’avevamo registrata un paio di Natali or sono.

La Melegatti non paga gli stipendi da agosto e la manifestazione dei dipendenti al municipio di San Giovanni Lupatoto ai primi di ottobre diventano i segnali che l’azienda non mangerà il panettone.

Il Corriere fornisce le cifre: “12 milioni di crediti verso i fornitori e 10,5 verso le banche. A cui bisogna aggiungere 5 milioni di stipendi e contributi non pagati.”

Il polverone sollevato dalla protesta ha messo sotto la luce dei riflettori la compagnia e, probabilmente, ha contribuito a portare Emanuele Felice, AD di Advam Sgr, e Alessandro De Luca, partner di Financial Innovations, a finanziare il rilancio dell’azienda con il contributo del fondo maltese Abalone. 16 milioni l’investimento complessivo, 6 destinati nell’immediato ad avviare la produzione di un milione 750 pandori per il periodo natalizio, dieci da concentrare sulla colomba pasquale.

La produzione è ripartita e vedremo se l’operazione riuscirà a salvare la storica azienda italiana.

Il panettone, ops, il pandoro è salvo. Per la colomba pasquale lo scopriremo solo vivendo, o mangiando.

[Testo: Andrea Vignali. Link: Corriere. Immagini: Facebook]