Avocado. I vegani lo vogliono con un anello di matrimonio

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Si, avete letto bene, un anello di fidanzamento nell’avocado, il verde frutto esotico protagonista di guacamole, frullati, e americaneggianti toast.

Definito figo e sexy per la sua consistenza burrosa e morbida e per la sua formosità piuttosto unica (benedetti ‘mmeregani), oggi trova nuova linfa grazie al web e alle sue “stranezze”.

Tutto è iniziato quando Colette Dike, amante dell’avocado, autrice di un libro sullo stesso, fondatrice e capo redattore di Food Deco (verdissimo sito olandese di cibo e decorazioni), ha pubblicato la fotografia di un avocado perfetto e immacolato, trasformato in una scatolina porta anello con un anello di fidanzamento all’interno al posto del nocciolo, postando con hashtag come #avobox #vegan #avocadoproposal, che non lasciavano spazio a dubbi.

Tag someone who should propose like this”, ovvero “Tagga qualcuno che dovrebbe farti la proposta in questo modo”, questa la didascalia della foto, spingendo i suoi follower (soprattutto i vegani) a pensare di sostituire la classica scatoletta di velluto con l’esotico frutto.

E un po’ di australiani e americani (definiteli, se vi piace, la gggente), incredibile ma vero, hanno preso l’invito sul serio e, prendendo spunto dallo scatto, hanno iniziato a usare l’avocado per le loro proposte di nozze. La foto ha quasi 11.000 like, a quanto pare destinati ad aumentare.

Eppure non è un momento felice per il verde frutto. Il boom degli ultimi 5 anni, che ha trasformato un semplice prodotto tropicale, fino a qualche anno fa pure misconosciuto fuori dal Centro America, in un nuovo oggetto del desiderio, ha portato le coltivazioni sull’orlo del collasso.

Già quest’estate dalle autorevoli colonne di Internazionale veniva raccontato di come le coltivazioni in Cile succhiassero tutta l’acqua che c’è, lasciando i residenti delle zone dove ormai la coltivazione è più che intensiva praticamente a secco. Il problema è che per produrre un solo chilo di avocado servono circa duemila litri d’acqua. Quattro volte in più rispetto alla quantità necessaria per un kilo di arance, e addirittura dieci volte in più rispetto a quella che serve per un kilo di pomodori.

Tant’è che in Australia è stata annunciata nel 2018 la prima “Great Avocado Depression”, con i ristoranti del Queeensland costretti a razionare il frutto, i prezzi duplicati, gli hipster in depressione, e gli scienziati che cercano metodologie alternative per velocizzare la produzione del frutto verde.

Insomma non un bel quadro, a cui strampalati utilizzi come questo dell’astuccio non fanno sicuramente bene.

Per favore, ditemi che l’idea fare la proposta di matrimonio con un anello in un avocado non vi piace per niente, lasciamo stare l’avocado.

[Crediti: vanityfair; internazionale; immagini: lecreuset.nl, instagram, internazionale.it]

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