Aveva 107 anni Angelo Eugenio Dorfles, detto Gillo, il rivoluzionario critico d’arte nato a Trieste nel 1910.
Ormai lo credevamo tutti immortale, e invece è volato via all’improvviso. Con un colpo a sorpresa, potremmo dire. Così come quando solo poco tempo fa aveva inaugurato alla Triennale di Milano una sua mostra di dipinti: si badi bene, non una retrospettiva, ma quindici nuove tele realizzate solo lo scorso anno.

Ho sempre nuovi progetti — aveva detto durante l’inaugurazione — se no sarei già morto. Riguardano soprattutto la pittura, la mia grande passione. Anche se è pittura per modo di dire: come artista non posso considerarmi riuscito in maniera assoluta. Come critico no, ma come pittore sono stato sempre un dilettante,”

Il suo è stato sempre un percorso non scontato. Ad esempio, sarà lui il grande sdoganatore di quel kitsch, versione colta del cattivo gusto, di cui molti saranno poi portabandiera.

Dopo la laurea in medicina e la specializzazione in neuropsichiatria, dedicò la sua vita all’attività della critica d’arte.

Solo negli anni ottanta riprende l’attività pittorica precedentemente interrotta, ricevendo numerosissimi riconoscimenti.

La sua casa di Piazzale Lavater a Milano è un vero e proprio racconto di tutte le sue passioni, dalla pittura al design al pianoforte. Con la voglia di scoprire di un giovane. Un giovane di 107 anni con uno stile e un’eleganza, quelli sì, davvero immortali.

La sua curiosità lo aveva portato a cercare nuove ispirazioni per le sue creazioni pittoriche su ceramica diventando un assiduo frequentatore di Paestum, in quanto attratto dal paesaggio, e aggiungiamo noi anche dal buon cibo, che ha accompagnato come una costante tutta la sua vita.
L’incontro con Peppino Pagano, vulcanico patron dell’Azienda Agricola San Salvatore 1988, fu poi galeotto, in quanto dalla loro amicizia nacque l’idea di far disegnare a Dorfles l’etichetta di un nuovo vino, che Pagano ha dedicato proprio all’esimio maestro, Omaggio a Gillo Dorfles. Si tratta di un Aglianico del Cilento biologico, poco più di tremila bottiglie numerate, con i disegni dell’artista triestino. Vino che nel 2016 è entrato nel novero dei migliori vini d’Italia secondo il Touring Club.

Ecco perché oggi siamo tutti un poco più tristi. Oggi ha salutato questa terra non solo un grande e poliedrico artista e studioso, ma anche un amico delle nostre amate terre del Cilento.

[Immagini:mauriziozuccari.net, artemagazine.it, corriere.it]

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